Mercoledì, 28 Luglio 2021
Coronavirus

Filippo, Riccardo, Lorenzo e David: 4 ragazzi comaschi bloccati a Malta per un test rapido positivo

"Siamo stati abbandonati a noi stessi, ma per fortuna è intervenuto Tufano"

Filippo Ferrario, 20 anni di Carate Urio, Riccardo Mariangeloni, 20 anni di Cernobbio, Lorenzo Granturco, 19 anni di Cernobbio, David Gigliotti, 20 anni Laglio: tutti vaccinati con la prima dose di Pfizer. Adesso sono bloccati (e non si sa esattamente fini a quando) a Malta.
Il 14 luglio dovevano prendere l'areo per tornare a casa dopo una settimana di vacanza e così il giorno prima, il 13 luglio, si sono sottoposti al test rapido in una farmacia maltese. Il risultato, purtroppo, per uno di loro è stato positivo. E' iniziato, così, il tentativo disperato di capire che cosa avrebbero dovuto fare. "Ogni numero chiamavamo o era sempre occupato - raccontano i quattro amici - o ci rimbalzava a un altro numero. Una cosa era certa, non potevamo partire e siamo stati costretti a prorogare il nostro soggiorno per la quarantena. La cosa però preoccupante - continuano - è che abbiamo da subito capito di essere stati abbandonati a noi stessi. Nessuno ci sapeva fornire indicazioni precise su cosa avremmo dovuto fare. Abbiamo chiesto un tampone molecolare per essere sicuri che fosse confermata la positività del test rapido. Abbiamo chiesto di essere separati per fare la quarantena, in modo che se gli altri tre non fossero risultati positivi avrebbero potuto evitare il rischio di contrarre il coronavirus, ma nulla da fare. Inoltre eravamo senza cibo né acqua e anche senza medicinali nonostante qualcuno di noi abbia tosse e raffreddori. Abbiamo anche chiesto un termometro ma nessuno ci è venuto incontro".

E' a questo punto che i ragazzi hanno chiesto aiuto non a Malta ma in Italia. Antonio Tufano, consigliere comunale di Fratelli d'Italia, si è interessato al loro caso e con l'aiuto del senatore Alessio Butti è riuscito finalmente a prestare aiuto ai ragazzi. "Tufano ci ha messo in contatto con un console italiano - raccontano i ragazzi - e finalmente anche l'ambasciata, che inizialmente non ci aveva aiutato, si è interessata bene al nostro caso e finalmente siamo riusciti ad avare cibo, acqua, medicinali e termometro". 
Ma resta ancora il grosso punto interrogativo sulla data di ritorno a casa: "Abbiamo perso il volo di rientro ovviamente e ancora non sappiamo quando riusciremo a tornare. Non ci hanno ancora comunicato esattamente quali procedure dobbiamo seguire e i nostri genitori cominciano a essere seriamente preoccupati per noi".

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