Il primario del Sant'Anna: “Non ho mai visto così tante persone soffrire e morire insieme"

Parlano gli eroi del Pronto Soccorso

Nella foto di gruppo Roberto Pusinelli insieme (alla sua sinistra) al coordinatore infermieristico Manuela Soncin e personale del Ps del Sant'Anna

Numeri e parole che raccontano una tragedia mai vista prima. Oltre 500 pazienti dai primi di marzo ad oggi sono transitati dal Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Anna. Tutti pazienti con sintomi riconducibili al Coronavirus, febbre e tosse, soprattutto. “Ci sono stati giorni in cui abbiamo avuto fino a 60 accessi - spiega Roberto Pusinelli, primario dell’unità operativa di Pronto Soccorso e Osservazione Breve e Medicina per Acuti dell'ospedale Sant'Anna nonchè direttore del Dipartimento Emergenza, Rianimazione e Anestesia di Asst Lariana - Da subito, oltre al tampone, abbiamo sottoposto tutti i pazienti fortemente sospetti a radiografia e tac del torace. Tutti i casi di polmonite interstiziale - tra le principali conseguenze provocate dal virus - venivano così evidenziati e senza aspettare il risultato del tampone si poteva iniziare a prestare le prime cure”.

Laghée da generazioni, Pusinelli, che è nato a Nesso nel 1960, si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Pavia, si è specializzato nello stesso ateneo in Chirurgia d'Urgenza e di Pronto Soccorso e da sempre lavora al Sant’Anna. “Non ho mai visto così tanta gente soffrire e morire insieme - osserva il primario - Per molti pazienti arrivati da noi ormai non c’era più nulla da fare. L’aspetto più doloroso, poi, è stato l’allontanamento dei parenti”.

L’emergenza al Sant’Anna è iniziata a fine febbraio con il primo invio di pazienti arrivati dal Lodigiano e successivamente dalla Bergamasca e in questa prima fase ha interessato soprattutto il reparto di Malattie Infettive e quello di Terapia intensiva. Già ai primi di marzo, tuttavia, i pazienti del territorio hanno cominciato a crescere. “Abbiamo dovuto riorganizzare gli spazi - prosegue Pusinelli - ed aumentare le aree del Pronto Soccorso dove accogliere le persone. A parole sembra semplice ma la realtà non è mai così. L’organizzazione che ci siamo dati e la pianificazione della gestione della crisi definita con la direzione ha funzionato per la professionalità e il senso del dovere del personale, medico ed infermieristico”. Da 24 posti letto, nell’area del Pronto Soccorso si è arrivati a 59 posti letto. All’aumentare dei casi di Coronavirus è corrisposta la “scomparsa” degli altri accessi, in particolare dei cosiddetti codici minori, consentendo così al personale di potersi concentrare sull’emergenza.

Problema nel problema, quattro dei medici che lavorano in Ps, nonostante siano stati sempre adeguamente muniti dei dispositivi di sicurezza, hanno contratto il virus e uno di loro è stato ricoverato anche in Rianimazione. “Ora fortunatamente il collega sta meglio - conclude Pusinelli - e il peggio sembra essere passato. Direi che in generale sembra vedersi una luce, uno spiraglio ma l’attenzione deve rimanere ancora alta e si devono continuare a rispettare i divieti per evitare di ripiombare nell’emergenza”.

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