Il mistero dei tamponi: "A mio marito ne hanno fatti due, a me nessuno e viviamo insieme: che senso ha?"

E.B., 64 anni, ci racconta la storia della sua famiglia dove solo suo marito ha fatto i tamponi, il resto della famiglia, benché sintomatica no

foto da Monza Today

La nostra lettrice, E.B, 64 anni, vive in un paesino in provincia di Como, insieme al marito P.E. che di anni ne ha 68. Cominciamo subito col dire che, nonostante P.E. abbia contratto il Covid-19 e sia stato ricoverato a Gravedona per 12 giorni, fortunatamente ora sta bene. E così tutta la famiglia. Quindi ci interessa questa testimonianza per comprendere, o almeno tentare di farlo, come siano stati gestiti i tamponi e perchè ad alcune persone sono stati fatti e ad altre no.

La febbre e il ricovero

Il lockdown non era ancora iniziato, non totale. Era la prima settimana di marzo quando E.B., tornando a casa dal lavoro comincia a sentire brividi sulla schiena. A casa prova la temperatura: 39. «Ho provato una sensazione di stanchezza atroce, non potevo parlare e facevo fatica a camminare. Dopo qualche giorno si ammala anche mio marito. Lui, ad onor di vero, aveva già un pò di tosse ma dopo gli è salita la febbre alta. Il dottore è venuto a visitarci a casa (ndr. teniamo conto del fatto che non c'era ancora il lockdown e molte modalità operative sono state decise solo successivamente)».

Il dottore prescrive ad entrambi antibiotici e tachipirina ma se E.B. migliora, il marito non ha giovamenti da questa "cura". «Siccome mio marito ha anche problemi cardiaci, dopo aver insistito un bel pò lo hanno mandato a fare i raggi a Menaggio. Lo ha portato lì mia figlia, che abita sotto di noi col marito e due figli».

«Dato che le lastre evidenziavano chiaramente una polmonite da coronavirus hanno subito deciso di ricoverarlo. Ma siccome non c'era nessuna ambulanza disponibile, e dal momento che comunque era stata mia figlia a portarlo a Menaggio, lo ha portato lei anche all'ospedale di Gravedona dove, di fatto, è stato ricoverato 12 giorni poichè contagiato da coronavirus».

La doppia quarantena

«Nel frattempo, continua E.B., io miglioravo un pochino anche se non avevo voglia di mangiare. Dopo 12 giorni mio marito è tornato a casa. Io ho avvisato il sindaco e tutte le autorità e ci hanno rimesso, giustamente, in quarantena». Fin qui, sembrerebbe (più o meno) tutto nella norma. Il bello avviene quando, il marito viene chiamato per fare il primo tampone. Esito dopo una settimana: negativo. Viene quindi chiamato per fare il secondo tampone: ancora negativo.

«Nel mentre però, spiega E.B., aveva necessità di fare dei prelievi del sangue  per monitorare la circolazione a causa dei suoi porblemi cardiaci.  Lui aveva tutti i valori sballati. Ma ci dicevano che non poteva uscire, neanche dopo il primo negativo. Chiamo per prelievo, chiedo se un' infermiera  può venire a casa ma no, non la mandano. Nessuno voleva fare niente, non so quante telefonate ho fatto, un giorno ho detto: cosa faccio spezzo una gamba a mio marito così lo posso portare al pronto soccorso per le analisi?

Alla fine una vicina che anche lei è infermiera che lavorava a turni gli ha fatto prelievo. Insomma: uscire per il tampone sì, per il prelievo no?». Perchè, per il tampone, oltretutto, lo ha portato la figlia, in macchina (lui seduto dietro). 

Concludendo: moglie e marito vivono insieme e contraggono il Covid. A lui fanno due tamponi, a lei nessuno. Così come non sono stati considerati "degni di tampone" nemmeno la figlia (che lo ha portato più volte in ospedale e che seppur leggero, ha avuto qualche sintomo) e il cognato. Con quale criterio vengano fatti i tamponi, francamente, noi non l'abbiamo capito. In questo caso tutto è andato bene ma il marito poteva tornare a casa e ricontagiare la moglie, oppure tornare lui a contatto col virus. Quindi se non vengono considerati fattori importanti per fare il tampone come la convivenza, i sintomi, l'età, quali sono quelli che contano? 

E.B., poichè una persona con un buon senso civico, ha avvisato il sindaco ed ha fatto non una, ma ben 2 volte la quarantena. Non sempre le cose sono andate così...

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