Fine lockdown, ma c'è chi ha paura ad uscire: è la sindrome della capanna

Inizialmente può essere una reazione normale ma se si protrae per più di tre settimane, dicono gli esperti, potrebbe diventare depressione: in Italia ha colpito oltre 1 milione di persone

La fase 2 sta riportando tutti, lentamente, ad una normalità. Ritorno al lavoro per alcuni, prime uscite al parco e visite ai congiunti per altri dopo mesi di lockdown. Per molti, però, questo ritorno alla normalità è tutt'altro che semplice e piacevole.

A dirlo, come riporta Adnkronos, è la Società italiana di psichiatria (Sip), secondo la quale sarebbero oltre un milione gli italiani colpiti dalla cosiddetta "sindrome della capanna" o del prigioniero. Quella paura di uscire da casa che, "in individui predisposti - come sottolineano gli esperti - aumenta il rischio di sviluppare psicopatologie e disturbi dell’adattamento".

Per qualcuno, insomma uscire di casa dopo tanti mesi rappresenta un grande disagio psiologico che sfocia in ansia, tristezza, paura e depressione reattiva. Se da un lato c'è chi prova a fare come nulla fosse o peggio, noncurante delle norme si da alla pazza gioia, dall'altro c'è chi rielabora il trauma con la paura di uscire. Sono due reazioni opposte che evidenziano lo stesso disagio dovuto al trauma della pandemia, del lockdown, delle incertezze in tutti i sensi (economiche, affettive, ecc...). Contribuiscono a  fomentare questa sindrome vari fattori tra cui come si è vissuta la "chiusura", se vi sono stati lutti legati alla pandemia e anche, chiaramente, la condizione economica di partenza.

Sindrome della capanna, cos'è

Si tratta di una reazione del tutto normale e comune, come precisano Di Giannantonio e Zanalda, anche in caso di persone equilibrate psichicamente, conseguente all’eccezionalità della situazione, come già avvenuto dopo il crollo delle Torri Gemelle. "Ma se il disagio si protrae per più di tre settimane - aggiungono i presidenti Sip - ed è acuito dall’incertezza verso il futuro, dalla preoccupazione per la situazione economica e per la precarietà del lavoro, in un caso su tre aumenta il rischio di sviluppare nel tempo veri e propri disturbi mentali, come la depressione maggiore, gli attacchi di panico e disturbi dell’adattamento".

Come Di Giannantonio e Zanalda sottolineano dunque, è molto importante non sottovalutare la situazione e affrontare per tempo le proprie paure, rivolgendosi ad uno specialista se ansia, frustrazione, insonnia e irascibilità non sono temporanee. "Si tratta di disturbi noti per i quali esistono trattamenti concreti e di comprovata efficacia che possono migliorare la qualità di vita, la forza di ripresa e la capacità di tornare a scommettere su sé stessi".

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