La gallery dello storico Carnevale di Schignano

Giornalisti e fotografi da tutto il mondo per una festa dal sapore antico

Le maschere del Carnevale di Schignano (Foto e Gallery m/p)

A Schignano si dice che ci sono Pasqua, Natale e il Santo Carnevale. Basterebbe questo detto popolare per far capire di quanta passione rituale e spirituale sia sempre circondata questa festa, vissuta dai suoi “attori” in preda a una sorta di euforia collettiva inspiegabile, che contagia tutti con quel suo fascino oscuro e per certi versi persino tribale. Oggi, sabato 10 febbraio, martedì 13 il bis serale, a Schignano sono accorsi giornalisti e fotografi da ogni parte del mondo per testimoniare un carnevale davvero unico per la sua storia, i suoi costumi, la sua fisicità e i suoi colori dal sapore antico.

Le maschere lignee dei Bej e dei Brüt sono certamente la faccia più rappresentativa di un Carnevale letteralmente scolpito dai suoi abili mascherai. Sapori antichi, passioni sanguigne che legano mani e scalpello per farsi un soloattrezzo. Da un ceppo di noce scelto con grande cura, poi stagionato e intagliato dai maestri artigiani, piano piano prendono forma i volti: colpo dopo colpo, ecco accendersi i sorrisi dei belli e le sofferenze dei brutti.

Le maschere ricordano povertà e sacrifici, gioie e dolori. Le miserie dei Brüt, che tornavano in paese dovendo trascinare il fardello della sconfitta, si contrappongono alla felicità dei Bej, che lontano da casa avevano invece trovato un po’ di fortuna da mettere in tasca. Le maschere, insieme con i costumi, cuciti con lo stesso amore, ci raccontano tutto questo con i loro sguardi persi o sicuri, con occhi accesi o spenti, con i loro colori.

A Schignano, durante il Carnevale, insieme con la fiera vanità del ricco – mostrata con la sfarzosità delle sue fogge, con l’incedere sicuro, con l’opulenza fisica – sfila la mestizia del povero, manifestata dai suoi decori posticci, dai passi insicuri, dai gesti scoordinati e ridondanti.

Dietro una maschera e sotto un costume vive una festa antica capace di impossessarsi dei suoi fedeli interpreti moderni. Non si spiegherebbero diversamente una figura come la Ciocia e la capacità di chi la interpreta oggi di entrare totalmente nella parte. Nella figura delle donne che un tempo vivevano in condizioni servili, mogli-schiave dei Mascherun (i Bej) che le tenevano legate a sé con l’odioso ardire di un ricco padrone ottocentesco.

I Sapeur, la Sigurtà, il Carlisepp sono le altre maschere che ci ricordano, senza isogno di parole, uno spaccato di vita che scorre lento e inesorabile come un iume in inverno. Il Carnevale di Schignano è il suo letto naturale. Il Carnevale non è solo un corteo, ogni finestra, ogni angolo di Schignano, mette a nudo la propria storia senza bugie. Chi racconta la verità sa di poter conservare dignità e integrità anche quando la goliardia prende il sopravvento fino alla notte del fuoco, l’ultimo atto del Carnevale.

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