Andrea Parodi, in viaggio con la musica (americana)

Il cantautore e promoter comasco è il motore del Light of Day, del Buscadero Day e del Townes Van Zandt Day

Andrea Parodi alle spalle di Bruce Springsteen

Andrea Parodi ha l'America nel cuore. Cantautore e promoter, Andrea è nato a Cantù, la città più yankee d'Italia, grazie a una "green card" ottenuta per merito soprattutto del live club  All'1&35circa, un rifugio di appassionati che si è costruito una reputazione intoccabile proprio in virtù alla sua solida proposta di buona musica americana in cui spesso c'è lo zampino di Parodi, un po' figlio di quel Carlo Carlini a cui tutti gli amanti dei viaggiatori musicali delle strade blu d'America hanno voluto bene. Andrea è un vulcano di idee, basti pensare a Storie di Cortile e tutte quelle rassegne che negli anni hanno portato la Brianza al centro del mondo come il Light of Day, il Buscadero Day eil Townes Van Zandy Day. Di vecchi e nuovi progetti ne abbiamo parlato a lungo con Andrea, che oggi vive a Figino con la moglie Elena e i figli Woody e Geordie, due nomi non certo scelti a caso. Come succede sempre con chi è mosso dal fuoco della passione più genuina, il viaggio è lungo, mettetevi comodi. 

Ci sono tantissime cose che bollono in pentola e il 9 dicembre c’è l’attesissimo appuntamento comasco del Light of Day. A quale edizione siamo arrivati quest’anno che vede il ritorno di Davide Van De Sfroos come special guest?

Hai fatto bene a sottolineare che è un appuntamento comasco. Il Light of Day è un super evento fortemente voluto da Bruce Springsteen che porta in giro per il mondo un messaggio importante a favore della ricerca contro il morbo di Parkinson. Fa tappa nelle principali città europee e in Italia si sviluppa in tre date, una di queste nel nord d’Italia, in Lombardia e tradizionalmente in provincia di Como, a Figino Serenza. Davide Van De Sfroos è un gradito ritorno, qualche anno fa ci regalò una bellissima jam con gli storici musicisti di Springsteen su una sua traduzione di The Ghost of Tom Joad. Lui ci va a nozze con gli americani sul palco, sia per il suo spirito da trascinatore, sia perché questa musica fa parte del suo DNA. Quest’anno ritroverà sul palco Vini “Mad Dog” Lopez, il primo batterista della E Street Band e ci sarà davvero da divertirsi. Gli ospiti italiani del Light of Day sono sempre stati di altissimo livello. Oltre a Davide in questi anni si sono uniti alla carovana del Light of Day Vinicio Capossela, Baccini, Eugenio Finardi, Bobo Rondelli, Massimo Priviero. Il Light of Day è cominciato diciannove anni fa per volontà di Bob Benjamin, storico promoter del New Jersey, affetto dal morbo di Parkinson. Nel 2000 fu organizzato un unico concerto nel club leggendario Stone Poney di Asbury Park; anno dopo anno l’iniziativa è cresciuta fino a diventare un festival itinerante che ha raccolto più di 5 milioni di dollari per la ricerca. Canada, Australia, Inghilterra, Galles, Svezia, Belgio, Norvegia, Danimarca, Svizzera, Germania, Spagna e naturalmente Italia, sono gli Stati che ospitano il Light of Day prima della straordinaria maratona finale di Asbury Park. Sono 10 anni che il Light of Day fa tappa in Italia e la data comasca è da sempre una delle più attese anche da parte dei musicisti perché finito il concerto, si cena tutti insieme, col pubblico. Per prenotarsi bisogna scrivere a lightofdaylombardia@gmail.com

È vero che in quella che hai chiamato maratona finale di Asbury Park molto spesso arriva Bruce Springsteen a suonare?

Si, è una vera e propria maratona, un festival nel festival perché si sviluppa su più giorni nella leggendaria Asbury Park. Ci sono concerti allo Stone Poney, al Watermark e soprattutto al Paramount. Ci sono stato per due volte a suonare come ospite italiano e in entrambi i casi si è materializzato sul palco Springsteen che non si limita a cantare un paio di canzoni, ma stravolge l’intero programma della serata improvvisando un vero e proprio concerto e chiamando poi tutti i musicisti sul palco con lui per il gran finale. E così per due anni di fila mi sono ritrovato sul palco col Boss, nella sua Asbury Park, a cantare Thunder Road.

Quali sono i nomi degli altri ospiti della prossima edizione del Light of Day?

Il bluesman Guy Davis, candidato lo scorso anno ai grammy nella categoria blues insieme ai Rolling Stones, Anthony D’Amato, Jeffrey Gaines, che scalò le vette delle classifiche americane con una personale rivisitazione chitarra e voce del brano In your Eyes di Peter Gabriel. E poi ovviamente ci sarà Joe D’Urso, rocker del New Jersey, cuore e anima del Light of Day. Ma ci saranno altre sorprese straordinarie.

Perché a Figino Serenza e non a Como?

In passato lo abbiamo portato a Como, ma queste manifestazioni hanno bisogno di continuità e dedizione per crescere. Così come a Figino Serenza il Light of Day e il Festival dedicato a Townes Van Zandt hanno trovato una casa, la stessa cosa è avvenuta a Pusiano per il Buscadero Day. Per gli americani è come essere a Como e questo è il messaggio che stiamo cercando di promuovere. Si lavora su tutto il territorio e si favoriscono occasioni importanti per il turismo e per la Cultura. Per gli americani atterrare a Malpensa o a Bergamo significa atterrare a Milano. Como è anche la provincia e questi piccoli paesi che da anni lavorano con continuità e passione per promuovere la Cultura rappresentano una grande ricchezza. Questo non significa che non mi piacerebbe molto fare qualcosa a Como città.

In realtà a Como stai organizzando qualcosa. Sabato 1 dicembre ci sarà un grosso evento allo Spazio Gloria.

Abbiamo in calendario due bellissimi appuntamenti al Gloria. Sabato 1 dicembre la serata sarà interamente dedicata ai Balcani con la partecipazione di Radio Popolare, Bobo Rondelli e due fisarmonicisti, Jovica Jovic dalla Serbia e Radoslav Lorkovic dalla Croazia. E con loro ci saranno musicisti importanti come Raffaele Kohler alla tromba e Archelao Macrillò alla batteria. Sullo schermo verranno proiettati spezzoni di film di Kusturica e altri registi slavi. Sarà uno spettacolo surreale, unico, ironico e drammatico, dal titolo “Balkanijada – faccende dai Balcani”. Bobo Rondelli avrà un ruolo fondamentale in questo incontro musicale e i giornalisti di Raio Popolare detteranno tempi e storie, oltre a predisporre uno scatenato dj set finale. Il secondo appuntamento sarà venerdì 21 dicembre con una serata dal titolo “Gli Zingari Felici”, dedicata all’immenso Claudio Lolli che ci ha lasciati lo scorso agosto.

Claudio Lolli a cui tu eri molto legato e che spesso hai portato da queste parti a suonare.

Claudio Lolli è da sempre uno dei miei preferiti. Ho consumato il vinile con le cinquemila lire in copertina (che costava 3.500 lire, ndr) quando ero un ragazzino. Ho organizzato tanti suoi concerti qui, alla Festa de l’Unità di Cantù, all’Arci di Mirabello, All’una&35circa e anche al Gloria dove andrà in scena questo super tributo che vedrà la partecipazione del suo storico chitarrista Paolo Capodacqua, ma anche di Bruno Mariani che ha lavorato una vita al fianco di Lucio Dalla e ha prodotto i primi dischi di Lolli. Poi ci saranno i Gang, Peppe Voltarelli, Alessio Lega, Alessandro Sipolo, Paolo Pasi, Carlo Pestelli, Marco Rovelli, Gianfilippo Boni e i Sulutumana.  La serara sarà presentata da Antonio Silva del Club Tenco.

Tu che canzone farai?

Suonerò Michel accompagnato da Paolo Ercoli alla pedal steel e da Alex Kid Gariazzo alla chitarra e poi la mia Per non sentirsi soli che avevo registrato sul disco Soldati insieme a Claudio Lolli. Questa collaborazione è stata una delle emozioni più forti di tutta la mia vita, umana e artistica.

Continui a organizzare concerti All’una&35circa?

Certo, è il locale con cui collaboro più di ogni altro. Una realtà bellissima che resiste da quasi 30 anni. Sono felice e orgoglioso di aver contribuito a scrivere la storia di questo locale che è un esempio raro in tutto il panorama italiano.

Puoi darci qualche anticipazione sui prossimi arrivi?

Il 10 dicembre All’una&35circa ci sarà Malcolm Holcombe. Malcolm è mostruoso, uno di quei tesori nascosti che solo l’America è in grado di produrre. Ha uno stile chitarristico unico, una voce allo stesso tempo ruvida e soffusa. Sul palco dondola sulla sedia come se fosse una rockin chair sul portico di casa e con il suo sguardo magnetico fissa il pubblico sul filo della follia, ma sempre lucido e presente. Chi lo ha già visto in concerto sicuramente ritornerà a sentirlo e chi invece ancora non lo conosce non se lo lasci scappare per nessun motivo, è davvero uno dei più grandi! Il concerto è il giorno dopo il Light of Day in modo da dare a chi viene da fuori la possibilità di fermarsi più giorni con un’offerta musicale di altissimo livello.

E poi chi arriverà?

Lunedì 4 febbraio ci sarà Steve Forbert. Nei mesi successivi James Maddock con Brian Mitchell, fisarmonicista e pianista che ha lavorato con Bob Dylan, The Band, BB King… torneranno sicuramente Thom Chacon con Violante Placido, Bocephus King, Alejandro Escovedo con Don Antonio, Larry Campbell e Teresa Williams, probabilmente insieme a David Bromberg, David Grissom con la band e poi Martin Sexton, che si è esibito pochi giorni fa a Cantù davanti a un pubblico non abbastanza numeroso. Il suo concerto è stato sorprendente e sono sicuro che la prossima volta ci saranno almeno il doppio delle persone ad ascoltarlo.

Poi in un attimo arriva l’estate e con lei il Buscadero Day.

Si e quest’anno siamo partiti con molto anticipo e abbiamo già le date che saranno 20 e 21 luglio. Era un impegno preso quello di comunicare le date per tempo, considerato che in molti programmano le vacanze in funzione del Buscadero Day. Per il terzo anno consecutivo abbiamo un main sponsor, Utility Line, che non si limita a dare un contributo economico ma partecipa a tutte le fasi di costruzione e promozione del festival e questo è molto stimolante. Quest’anno poi c’è stato un prestigioso riconoscimento anche da parte della Camera di Commercio. Ci sono tutte le premesse per alzare ulteriormente l’asticella del Festival che in questi anni ha raggiunto traguardi davvero pazzeschi. Era nato tutto per gioco, con un unico concerto in Cava, il 4 luglio del 2008. Sicuramente la partenza fu molto fortunata perché Ryan Bingham, che non era sicuramente un nome nazional popolare, da lì a poco vinse l’Oscar partecipando alla colonna sonora del pluripremiato film Crazy Heart con Jeff Bridges. Il festival è cresciuto anno dopo anno e sono arrivati a Pusiano personaggi del calibro di Suzanne Vega, Vinicio Capossela, Joe Ely, Dave Alvin, Tom Russell, Steve Earle, Lucinda Williams, Garland Jeffreys e la scorsa estate addirittura Paul Young, con un progetto divertentissimo ispirato al confine tra Stati Uniti e Messico.

E per quest’estate ci puoi già dare qualche anticipazione?

Sui nomi stiamo ancora lavorando, ma ci saranno sicuramente grandissime sorprese. Sono però felice di anticiparvi che quest’anno la porzione di strada tra il parco e il lago sarà chiusa al traffico e diventerà l’area ristoro del Festival con una dimensione di street food che nelle nostre intenzioni verrà gestita però a km zero dai ristoratori di Pusiano. Magari integreremo con qualche truck meno convenzionale di cucina messicana o cajun, ma la precedenza andrà assolutamente alle attività locali e abbiamo già raccolto adesioni e segnali positivi in questo senso. Il ristorante Negri ad esempio nel proprio stand proporrà frittura di pesce, sia di mare sia ovviamente di lago. Il Buscadero è diventato uno dei festival più importanti d’Italia e sicuramente sarebbe bello riuscire a coinvolgere anche la città di Como in futuro. Arriva pubblico da ogni parte d’Italia e anche dall’estero e ampliando l’offerta e legandola a possibili itinerari turistici si potrebbero raggiungere obiettivi ambiziosi in questa direzione. 

Più facile ancora dovrebbe essere coinvolgere Como nel progetto Storie di Cortile.

Sulla carta sicuramente sì, e da parte mia c’è tutta la volontà di farlo. Storie di Cortile è un progetto che ha dato grandi soddisfazioni. Il format è piaciuto tantissimo al pubblico che è cresciuto concerto dopo concerto, acquisendo una sua identità ben precisa. C’era l’urgenza di fare qualcosa per promuovere le corti e i cortile di paese, luoghi carichi di significati che come le cascine e le case di ringhiera hanno svolto un ruolo sociale e culturale di aggregazione. Nel Centro Italia questo ruolo è svolto dalle piazze ma qui da noi molte piazze si sono trasformate in rotatorie, parcheggi, centri commerciali. Storie di Cortile comincerà a maggio e si svilupperà per tutta l’Estate nelle corti di Cantù, Figino Serenza, Novedrate, Cucciago, Verano Brianza. Ci saranno nuove adesioni come Seveso, Inverigo, Cermenate e speriamo anche Como.

Sei impegnatissimo. C’è spazio per la tua musica?

Poco in effetti, anche se non ho smesso di scrivere canzoni. Ho lavorato per un periodo con un giornalista sportivo di Sky, Fabio Tavelli, che mi ha dato la spinta per scrivere canzoni ispirate a storie e personaggi epici dello sport. Ho scritto un paio di canzoni su Muhammad Alì, sul ciclismo e su Carlos e Smith, le pantere nere di Mexico 68. In realtà la canzone parla soprattutto di Peter Norman, il bianco che era sul podio con loro e che fu radiato dalla nazionale australiana per aver aderito, seppure in modo pacifico e silenzioso alla protesta nera. Quella foto la conoscete tutti e il pugno di Norman non è alzato al cielo, le braccia sono distese lungo i fianchi ma lo sguardo è dritto e fiero come quello di chi si è appena classificato al secondo posto alle olimpiadi sui duecento metri e con un tempo che è ancora il record nazionale in Australia. E non deve abbassare gli occhi a terra in segno di vergogna per quello che sta succedendo intorno a lui, sul petto porta una piccola coccarda contro il razzismo. L’Australia e il mondo dello Sport si dimenticarono presto di lui e quando morì, al suo funerale, c’erano Carlos e Smith a portare a braccio la sua bara. Mi emozionano molto queste storie ed è meraviglioso trasformale in canzoni.

Stai pensando di registrarle?

Avevo cominciato e praticamente finito un disco nuovo quattro anni fa in Texas. È un disco molto bello prodotto da Joel Guzman che negli ultimi anni ha suonato con Paul Simon. Al violino c’era Carrie Rodriguez, Glen Fukunaga al basso e alle chitarre David Pulkingham e David Immergluck dei Counting Crows. Abbiamo registrato una dozzina di canzoni tra cui Brasile, Gabriela y Chava Moreno, E’ solo un fore, Buon anno fratello e una nuova versione di Dove Corrono i Cavalli, la storia di Billy The Kid dei Barnetti Bros Band e che in questa nuova versione sarà cantata in inglese da cinque ospiti speciali.

Cosa aspetti a fare uscire questo disco?

Lo devo finire prima. Ora è in un cassetto, in tutti i sensi. Le tracce sono su un hard disk in un cassetto che non apro da anni. Mi spaventa l’idea di finire questo disco perché poi significa promuoverlo e ricominciare un’attività live che in questo momento tra lavoro e famiglia non potrei permettermi. Però non voglio nemmeno che questo diventi un alibi. Sono cambiate tante cose negli ultimi anni e mi riconosco poco nel mondo dei social network, soprattutto nelle campagne crowfounding e di promozione della propria musica. Mi mancano i negozi di dischi, le locandine appese sui lampioni e tutto un mondo che sta scomparendo troppo velocemente. Però vorrei impiegare questo tempo della mia vita a scrivere canzoni nuove e a registrarle. Non ci saranno necessariamente concerti, qualcuno sì, ma per il piacere di farlo, per gli amici e non per promuovere necessariamente un prodotto da vendere. Sono felice di essere uscito da questo meccanismo soprattutto in questo momento storico. Scrivo e canto per il gusto di farlo.

Però con questo meccanismo ti devi confrontare ogni giorno perché tra le mille cose che fai sei anche il direttore artistico della storica etichetta discografica Appaloosa.

Si è vero, ma sono fortunato perché la direzione dell’etichetta è molto in linea con tutto il resto. Poche produzioni all’anno, seguite con tanta dedizione e passione. Pubblichiamo quello che veramente ci piace con una specializzazione sui songwriter americani e nel booklet inseriamo tutte le traduzioni dei testi in italiano. Tutto questo è una mission più che un’etichetta discografica e come tale quest’anno ci siamo dedicati a progetti davvero speciali. Su tutti “Yayla – Musiche Ospitali”, un doppio cd di 30 canzoni che nasce dalla visione di un giovane prete di Scampia, Claudia Zonta, sul tema dell’immigrazione. Un progetto a cui hanno partecipato 130 musicisti e al quale Appaloosa ha dato tutto il supporto incondizionato. Al disco partecipano personaggi del calibro di Antonella Ruggiero, Edoardo Bennato, Erri de Luca, Donatella Finocchiaro, Valerio Mastandrea, The Gang, Jono Manson, Bocephus King, Saba Anglana, Takadum Orchestra, Thom Chacon con Violante Placido e tantissimi altri. Sono poi felicissimo poi di aver partecipato al disco anche come autore. Sono volato a Palermo per registrare la voce di Neri Marcorè e Giua che hanno cantato Perché ci hai messo tanto, una canzone che parla dell’attesa di chi resta durante il viaggio di un emigrante e vede la partecipazione di Mario Arcari ai fiati, Ellade Bandini alla batteria, Guido Guglielminetti al basso, Alex Kid Giariazzo alle chitarre, Flaviano Braga alla fisarmonica e poi ci sono due straordinari musicisti curdi, uno turco, Ozan Dizman e uno siriano, Ashti Abdo, al saz e alla cura. Poi c’è un altro mio brano, Rosamarina, interpretato dalla cantante cilentana Alfina Scorza. È un tango, scritto insieme a Flaviano Braga che evoca la nostalgia del proprio paese e i ricordi d’infanzia.

E non è l’unico doppio cd al quale hai lavorato quest’anno.

Un altro progetto che mi ha impegnato moltissimo è When the wind blows, un mega tributo a Townes Van Zandt. 32 canzoni interpretate dai migliori songwriter americani come Joe Ely, Terry Allen, Slaid Cleaves, Malcolm Holcombe, Michael McDermott, James Maddock e alcune chicche sorprendenti come Chris Jagger, il fratello del celebre leader dei Rolling Stones. Per questo progetto ho lavorato a quattro mani con Jono Manson che ha allestito delle session nel suo bellissimo studio a Santa Fe in New Mexico. Con Jono c’è un rapporto costante, abbiamo entrambi delle vite pienissime, ma ci piace complicarcele ancor di più mettendo sul tavolo qualche folle progetto da realizzare in tempi strettissimi. Questo doppio disco è stato concepito e realizzato in poche settimane prima del festival che ogni anno dedico a Townes Van Zandt a Figino Serenza. Lo scorso aprile abbiamo festeggiato in modo speciale la quindicesima edizione del festival e questo disco sta portando delle bellissime novità che andranno a rafforzare quello che stiamo cercando di fare su più fronti. L’idea è quella di dare una identità a questo territorio e di creare delle occasioni di promozione turistica. Figino Serenza può essere percepito come un paesino post industriale in mezzo al nulla tra Como e Milano. Oppure puoi iniziare a vederlo in modo diverso. Sei a 30 minuti da Malpensa; sei a pochi km da Como, anzi sei a Como, sul Lago e contemporaneamente sei a Milano. Per rendere questa percezione reale serve un lavoro di rete con Como, Milano e con altre realtà sul territorio che diano consapevolezza ed eco a quello che inevitabilmente sta accadendo con la divulgazione internazionale di questo disco dedicato a Townes Van Zandt. In molti hanno già scritto da Francia, Olanda, Norvegia, Inghilterra, Stati Uniti e Canada per sapere quando sarà la prossima edizione del Festival. E così pensiamo di slittare la data a maggio, di definirla e comunicarla al più presto, come abbiamo fatto per il Buscadero Day e di costruire intorno alla maratona in teatro per Townes altri piccoli eventi che coinvolgano tutto il territorio. Questo è uno dei progetti più ambiziosi del 2019 soprattutto in una chiave di rete e di condivisione di strategie con gli altri festival in cantiere. Townes Van Zandt, Storie di Cortile e Buscadero Day lavoreranno tutti in un’unica e consapevole direzione.

Stavamo parlando del tuo prossimo disco e siamo tornati a parlare dei festival che organizzi. È difficile conciliare così tante cose insieme?

È un po’ come avere tante finestre e browser aperti contemporaneamente sul computer e in più ci sono Woody che ha cominciato la prima elementare, il calcio, la piscina, le lezioni di pianoforte e Geordie che ha 5 mesi. Qualche finestra ogni tanto va chiusa o il computer poi si impalla. Però penso sia davvero il momento giusto da dedicare a scrivere e registrare nuove canzoni. Ho avuto la fortuna di collaborare in questi mesi con due studi di registrazione molto belli e con persone che hanno capito lo spirito di questi progetti come Guido Tronconi a Pavia e Andrea Trapasso a Cantù. Lo scorso Natale come regalo per i miei familiari e amici ho registrato una canzone inedita che avevo scritto per mio padre un mese prima. Pronti via in studio. Ora vorrei dedicare più tempo a questi progetti speciali come lo sono stati il disco di Townes e Yayla. In cantiere ci sono già un po’ di idee molto interessanti. La musica in questi anni mi ha permesso di fare cose incredibili. Mi sembra ieri che poco più che ventenne partivo per Vancouver per registrare il mio primo disco insieme a Bocephus King. Con lui ora si sono invertiti i ruoli e ora sono io a produrre lui. In realtà ho imparato a lavorare in entrambe le direzioni su questi bellissimi ponti che uniscono mondi lontani e la musica accorcia tutte le distanze. Con Bocephus King stiamo lavorando alle traduzioni in inglese dei grandi songwriter italiani. De Andrè, Tenco, De Gregori, Guccini  Ivan Graziani.. Poi ci sono gli Orphan Brigade, anche con loro ho avuto la fortuna di lavorare a un progetto surreale. Mi trovavo a Recanati perché stavo seguendo un progetto molto ambizioso che riguardava Musica, Cinema e Giacomo Leopardi. Poche settimane prima avevamo musicato e tradotto in inglese L’Infinito di Leopardi e Bocephus King l’aveva suonata per la RAI nella cattedrale di Recanati. Gli Orphan Brigade avevano da poco pubblicato un disco molto particolare, registrato in una casa colonica del Kentucky che era stata teatro della guerra di secessione americana e si dice fosse infestata dai fantasmi. Sapevo che mi avrebbero seguito se gli avessi proposto un progetto altrettanto folle. Così andammo a visitare le grotte di Osimo, coinvolgendo la città e la RAI e da lì partì la decisione di realizzare un disco ispirato, concepito e realizzato in questo mondo sotterraneo a oltre 2000 anni di storia. L’album si chiama The Heart of The Cave, ovviamente è edito da Appaloosa e ci ha dato grandissime soddisfazioni. Alla band è stata conferita la cittadinanza onoraria di Osimo durante la presentazione ufficiale del disco avvenuta nella splendida cornice del Teatro della Fenice, completamente sold out. Ora con gli Orphan Brigade ci sarà da pensare al terzo capitolo della trilogia che probabilmente registreranno in Irlanda anche se col mio caro amico Freddie Del Curatolo ci eravamo già immaginati un progetto di musica e sciamanesimo in Kenya. Ma da quelle parti faremo sicuramente presto qualcosa. Il Kenya mi è entrato nel cuore, ma soprattutto non vedo l’ora di riabbracciare Freddie e lavorare con lui su qualche progetto e visione. Tornando alla tua domanda credo sia nella mia natura quello di tenere aperti tutti questi progetti. Se mi guardo indietro è sempre stato così. Ti ricordi che scrivevo sul Corriere di Como, ero redattore de La Tela, organizzavo concerti, eventi e attraversavo l’oceano per fare dischi. Sono arrivato a picchi di 200 concerti in un anno, in ogni regione d’Italia, in Scozia, in America e anche in quegli anni, quando tutto questo accadeva e salivo sul palco con Springsteen o dormivo a casa di Joe Ely, mi inventavo una trasmissione radiofonica su LifeGate Radio a bordo di una Kia Carnival intervistando su e giù per l’Italia attori, musicisti e calciatori nei luoghi a loro più cari. Spesso si suonava qualche canzone durante il viaggio, gli ospiti portavano i cd da ascoltare e si finiva sempre in qualche trattoria speciale a bere e mangiare. Queste cose continuano ad accadere e ora i miei compagni di viaggio sono soprattutto la mia bellissima famiglia che voglio gustarmi insieme a tutto il resto! Ho sempre pensato di essere capace solo di seminare e non di raccogliere, per natura. Non riesco a stare fermo, a fare una cosa sola alla volta. Ora mi guardo indietro e vedo anche i bellissimi raccolti di questi anni e una semina che non finisce mai. Tre anni fa mi chiama un giorno Capossela al telefono e mi confessa che stava lavorando a un’opera folk, un disco della vita (Le canzoni della Cupa) e quanto fosse importante per lui coinvolgere in questo disco Flaco Jimenez alla fisarmonica. Ci aveva provato in tutti i modi senza riuscirci e poche settimane dopo ho organizzato una session di registrazione a San Antonio in Texas con Vinicio, Flaco e Max Baja. Quell’anno Vinicio venne a suonare al Light of Day e al Buscadero. È così che succedono le magie.

In questo diario pieno di emozioni che vanno da Springsteen a Claudio Lolli ce n’è qualcuna che ricordi con maggiore affetto?

I tour con Greg Trooper, gli avevo promesso che ne avremmo fatto un altro insieme e poi John Trudell a Sanremo per il Premio Tenco. C’era anche mio padre e avevamo scoperto da poco che era malato. Quei giorni con Trudell li ricordo come una poetica lezione di vita.

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