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Il presepe sul sagrato di Crevenna: i "barinatt" lasciano il segno

Quest'anno niente presepe meccanico, ma non manca una Natività speciale

Quest'anno il presepe a Crevenna si ammira sul sagrato della chiesa di S. Maria Maddalena. A causa dell'emergenza pandemica, infatti, non è stato possibile aprire al pubblico il famoso presepe meccanico. 
La Natività quest'anno è stata realizzata dagli Amici del presepe per lasciare il segno e il messaggio del Natale sul sagrato a Crevenna. 

Il presepe si potrà visitare tutti i giorni dalle 10 alle 18 fino all’Epifania, accedendo alla capanna da un lato e uscendo dall’altro, opportunamente distanziati e indossando la mascherina.
All’esterno della stalla un “paisan” con l’asino che tira il carretto accoglie i visitatori, all’interno lo splendore della Natività: Maria, nella posizione di partoriente, con tenerezza tiene in braccio il bambino, affiancata da Giuseppe. Non mancano bue e asinello, come da tradizione popolare. “Una scena commovente – dice il parroco don Ettore Dubini – che dà il tono a questo Natale in cui abbiamo bisogno di ritrovare soprattutto la famiglia. E questa natività è la sacra famiglia. Mai come in questi tempi le famiglie così provate dalla pandemia, dove i conflitti interni, i rapporti genitori-figli sono in tensione, hanno bisogno di ritrovarsi. Uno viene qui e gli si allarga il cuore, di fronte alla semplicità del bambino, e capisce che è possibile ripartire e ricominciare da qui, dalla famiglia”.
Il lavoro realizzato dagli Amici del presepe non è solo la sacra rappresentazione della Natività che pure è il cuore del mistero del Natale , ma è anche il tentativo di recuperare una tradizione locale, perché negli anni ’30-’40 poco più avanti di dove è collocata la chiesa parrocchiale, tra la chiesetta di San Giorgio e l’eremo di San Salvatore,  c’era un ovile che allevava delle pecore “Karakul”, originarie dall’Asia Centrale, che producevano una lana pregiata che serviva a realizzare pellicce di astrakan. Ecco perché nel presepe ci sono tante pecore, rappresentano gli abitanti di questa frazione di Erba che da allora vengono soprannominati “barinatt” (pecorai).
Il pastore non porta solo il gregge, ma offre un omaggio alla natività suonando il violino. Il pastore é dotato di un meccanismo stupefacente che gli consente di muovere le braccia e le dita delle mani e di suonare per davvero la nenia natalizia. “Ho iniziato a lavorarci durante il primo lockdown – dice Angelo Garofoli, coordinatore dei presepisti – e per metterlo a punto ho impiegato ben sette mesi, con la consulenza del violinista Antonello Molteni.” 
Nel complesso la nuova rappresentazione realizzata dal gruppo crevennese è stato un lavoro meticoloso e difficile, dove fede, arte e tradizione si intrecciano ancora una volta in un’occasione di rara bellezza e di riflessione per tutti quanti verranno a visitarlo. E già sono numerosi gli erbesi che nel primo weekend di apertura si sono recati sul sagrato spinti dalla curiosità di vedere come  Garofoli e i suoi collaboratori hanno interpretato il Natale “diverso” di quest’anno.

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