Centro storico Via Maestri Comacini

Il divieto in Duomo a Como: "Stop ai turisti"

Mentre il turismo vola, il cartello poco accogliente fa discutere

stop turisti

Tutti sognano una casa sul Lago di Como, tutti voglio sposarsi sul Lario, in città ogni mese si registra il sorgere di una nuova struttura alberghiera. In altre parole il motore turismo - pur con tutte le contraddizioni che si registrano in città, non ultima quella del trasferimento dell'info point in piazza Gobetti - è il settore che più di altri sta trascinando il nostro territorio in quella che almeno da questo punto di vista sembra davvero una stagione d'oro.
In questo contesto, il cartello posto all'esterno del Duomo di Como, lato via Magistri Comacini, risulta quanto meno discutibile. A riportare attenzione sulla questione, non nuova per la verità, è stato l'ex assessore Lorenzo Spallino con un lungo articolo sul suo blog Medium, dove tra l'altro scrive: " Cosa mi comunica il cartello? Che se sono un turista non posso entrare. Per sempre? Sì. E perché? Boh. E se fossi un turista che vuole pregare?". 

Immaginiamo quale scalpore farebbe un cartello di stop ai turisti appeso sul Duomo di Milano o su quello di Firenze. Ma si sa che a Como la "smart city" è ancora un'utopia. D'altronde piazza Grimoldi liberata dalle auto, diventata parte integrante di un'area pedonale strategica anche per il turismo, non è stata certo merito della curia di Como, che ancora guarda con un certo timore ai peccatori con lo zainetto in spalla. 
Il divieto, non solo brutto da vedere ma anche brutto da leggere, sembra infatti perentorio, certamente incapace di fare distinzioni. Vero è che il turista più attento dovrebbe avere l'educazione di non entrare quando è in corso una funzione e magari semza brandire tra le mani un cono gelato, ma detto questo lo "stop" sembra assoluto, come se proprio l'accesso alla cattedrale, che come tale resta una dei luoghi d'arte più visitati in tutte le città, non fosse consentito se non per il culto cittadino. Perché altrimenti dovresti avere la divina certezza di sapere che nessun turista entra mai per pregare. Fa comunque sorridere che un divieto di questo tipo arrivi dalla chiesa, le cui porte dovrebbero essere sempre aperte per mostrare a tutti i suoi sacri tesori, architettoni, pittorici, scultorici. E chissà quando a fianco del Duomo ci penserà imvece il Broletto a servire le eccellenze profane del territorio. 

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