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Razionalismo

Lo Stadio Sinigaglia dalla terrazza del capolavoro razionalista: il Novocomum

Magiche visioni d'altri tempi

L'ultimo appuntamento di Bellezze Interiori, con  il concerto di Jesper Lindell, ha permesso a molti di salire per la prima volta sulla terrazza del Novocomum, nella porzione messa a disposizione dalla famiglia Roda, da dove si gode di una vista incredibile sul lago di Como e in particolare sullo Stadio Sinigaglia e il Monumento ai Caduti.  Salendo attraverso la bellissima scala che porta all'ultimo piano dell'edificio, la manifestazione ha così aperto le porte a un altro capolavoro razionalista della città di Como all'interno di un'area assolutamente da tutelare, anche proteggendola con la ztl. 

novocomum foto mp

Negli anni venti del XX secolo, la città di Como aveva iniziato ad espandersi nell'area della foce del torrente Cosia, immediatamente ad ovest del centro storico, che era rimasta fino ad allora inedificata. In un lotto posto di fronte allo stadio Sinigaglia, e separato da questo dal lago, nel 1927 la società immobiliare Novocomum commissionò all'architetto Giuseppe Terragni, appena ventitreenne, l'erezione di un grande edificio ad appartamenti.

Terragni progettò un edificio d'impianto tradizionale, secondo schemi funzionali ancora legati all'edilizia intensiva d'inizi Novecento, ma rivestendolo di una veste architettonica del tutto nuova, ispirata ai modello dell'avanguardia internazionale, con elementi ripresi dal razionalismo e dall'espressionismo tedeschi, e dal costruttivismo sovietico (ad esempio il circolo operaio "S. M. Zuev" a Mosca, di Golosov).

Novocomum foto lorenza ceruti 2

All'inizio del 1928 il progetto venne presentato al Comune per ottenere la licenza edilizia; temendo che esso potesse venire rifiutato per la sua architettura d'avanguardia, Terragni, d'accordo con l'impresario, presentò delle tavole non corrispondenti al progetto, che rappresentavano un edificio con facciate neoclassiche. Quando la costruzione venne terminata e le impalcature rimosse, scoppiò uno scandalo, e l'ufficio tecnico nominò una commissione di esperti, presieduta dall'architetto Portaluppi, per decidere il da farsi; questa, nonostante le polemiche, stabilì che l'edificio non recava danno al decoro del luogo.

scala novocomum foto lorenza ceruti

Ottenuta questa prima vittoria, il Novocomum entrò di diritto nella storia dell'architettura italiana; nel 1930 fu recensito in termini entusiastici da Giuseppe Pagano sulla rivista La Casa Bella, assurgendo a simbolo della nascente architettura razionalista. 

La struttura

L'edificio insiste su un lotto quadrangolare, avente il lato principale lungo viale Sinigaglia (di fronte all'omonimo stadio) e due lati brevi lungo le vie Vacchi e Vittorio Veneto. Esso è costruito in forma di "C" rovesciata lungo i fili stradali, e pertanto delimita un cortile interno, nel quale si protendono due ulteriori corpi di fabbrica minori. La struttura portante è a pilastri di calcestruzzo armato. L'ingresso principale è posto al centro del fronte principale, lungo 63,50 metri, e la configurazione dell'intero edificio è simmetrica; vi sono tre corpi-scala, uno centrale in corrispondenza dell'ingresso, e due negli angoli, dove la loro presenza è evidenziata da corpi cilindrici interamente in vetro.

Novocomum foto lorenza ceruti

Il Novocomum conta cinque piani fuori terra, di cui il terreno è in parte adibito a uffici, e i restanti ad appartamenti (due al terreno, otto per ogni piano dal primo al quarto). È concluso da un tetto piano adibito a terrazza. Le piante interne sono convenzionali, e riprendono gli schemi tipici dell'edilizia intensiva degli inizi del Novecento: si hanno così lunghi corridoi interni che collegano le diverse stanze e cavedi d'aerazione, senza attenzione ad una distribuzione razionale degli ambienti né al loro orientamento, contrariamente a quanto avveniva nelle esperienze coeve del Nordeuropa.

Ciò che rende il Novocomum così importante è invece la veste architettonica esterna, costituita da volumi puri e semplici compenetrati fra loro, ed evidenziati dal diverso trattamento materico e cromatico; oltre ai corpi-scala angolari, interamente vetrati, si leggeva un contrasto fra l'intonaco delle facciate, in color nocciola, e quello delle parti sezionate, in arancione vivo. Tale gioco cromatico andò perduto in seguito ad un restauro dell'immediato dopoguerra da parte di Luigi Zuccoli, quando tutte le pareti esterne furono ricoperte da un mosaico di tesserine bianche. Attualmente l'edificio si ripresenta con le cromie originali.

Lo Stadio Sinigaglia

stadio sinigaglia foto mp

Lo stadio comunale "Giuseppe Sinigaglia" è il principale impianto calcistico della città di Como, è situato in riva al lago ed è compreso tra i giardini del Tempio Voltiano e l'hangar dell'Aero Club Como; in prossimità della tribuna centrale si trova l'edificio Novocomum e di fronte al settore distinti ha sede la Canottieri Lario. È stato realizzato su volere di Benito Mussolini e il progetto è stato curato dell'architetto Giovanni Greppi. Parte della sua costruzione (piscina e palestra) rappresentò uno dei primi esempi di architettura razionalista in Italia; è intitolato al campione di canottaggio Giuseppe Sinigaglia, caduto nella prima guerra mondiale. Lo stadio è di proprietà del Comune di Como, che lo concede in uso alla società calcistica del Como per la disputa delle partite interne.

Poiché la città di Como mancava di uno stadio, si decise di costruirlo in occasione delle Celebrazioni Voltiane del 1927. I lavori cominciarono nell'ottobre del 1926 sul terreno del preesistente campo polisportivo Garibaldi, donato dal podestà Carlo Baragiola, su progetto dell'architetto Giovanni Greppi di Milano. Lo stadio fu dotato di due piste: un velodromo di 500 metri e una per l'atletica di 450 metri, che circondavano il campo per il calcio di circa 7200 metri quadrati: la capienza totale degli spalti era di 6000 persone.

stadio sinigaglia monumento caduti foto mp

Nel luglio 1927 il presidente del CONI Lando Ferretti visitò lo stadio e ne rimase entusiasta: «Non credevo di vedere una cosa così divinamente bella. Meraviglioso lo stadio, meravigliosa la località. La città di Como compiendo quest'opera si è portata all'avanguardia delle città italiane nella magnifica rinascita di opere volute anche nel campo sportivo dal Duce e realizzate dal Fascismo» Lo stadio fu inaugurato il 30 luglio del 1927 e dedicato a Giuseppe Sinigaglia (1884-1916) volontario di guerra decorato al valore, morto sul monte San Michele da eroe. Aveva praticato diverse discipline: era stato campione mondiale di canottaggio, lottatore, podista, saltatore, lanciatore del disco nel Campo Garibaldi.

Il Monumento ai Caduti

Il monumento è ispirato a uno schizzo a matite colorate e acquarello dipinto nel 1914 dal futurista Antonio Sant'Elia, uno dei più illustri caduti comaschi della Grande Guerra appunto ricordati dal monumento. All'inizio vi fu un primo progetto, vincitore dell'apposito concorso, (I grado 1925, II grado 1926) disegnato dagli architetti Asnago e Vender per la parte costruttiva e da Carlo e Luigi Rigola per la parte decorativa, ma fu però respinto dalle autorità. Nel frattempo si fece strada l'ipotesi di costruire il monumento in una localizzazione del lungolago e venne chiesto a Terragni di redigere una proposta. Il progetto presentato da Terragni prevedeva un'impostazione di due lastre verticali traforate e parallele che racchiudevano nell'intercapedine lo spazio celebrativo.

monumento caduti foto lorenza ceruti

In visita a Como, irruppe nel dibattito sul monumento anche il fondatore del movimento futurista Marinetti che propose di realizzare (invece del progetto di Terragni) una trasposizione fattibile del disegno di centrale elettrica (ovvero una Torre faro) del Sant'Elia, ribadito come martire della guerra, comasco e architetto caposcuola del movimento futurista. Nonostante la critica di Persico circa la destinazione a monumento del progetto di una centrale elettrica, il noto pittore futurista Enrico Prampolini nel 1930 si prese l'incarico di tramutare il disegno di Sant'Elia in un'opera architettonica e di seguito fu avviata la costruzione sotto la direzione dell'ingegnere Attilio Terragni, fratello di Giuseppe.

Presto si rivelò però l'insufficienza del progetto a causa della mancanza di elaborati tecnici. Quindi a cantiere aperto fu chiamato Terragni a intervenire. Costretto dagli eventi ad abbandonare la propria proposta, porta a compimento il disegno redatto da Prampolini eliminando le decorazioni retoriche, rifinendo la sagoma dei grandi blocchi, inserendo alla sommità due lanterne (non realizzate) e progettando la cripta e il sacello. Quindi di Giuseppe Terragni sono le decisioni architettoniche, la scelta dei materiali e lo studio degli interni. Il monumento, completamente ultimato nel 1933, venne inaugurato il 4 novembre dello stesso anno e dedicato a tutti i caduti in particolare al Sant'Elia, autore dei disegni da cui il Terragni prese spunto per costruire il futuristico monumento. Le grandi dimensioni del monumento lo rendono visibile anche a distanza trasformandolo in una grande attrazione turistica della città

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