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Il segreto per visitare il lago di Como senza folla? Ce lo spiega il Times

Per il quotidiano britannico "basta andare più a Nord". Il commento di Luca Michelini, tra dimenticanze e luoghi comuni sul Lario

Il turismo sul lago di Como fa discutere, la fa in Italia e in tutto il mondo. Dopo Napoli ora tocca a Como: un articolo di un autorevole quotidiano inglese, il Times, anche se non è stato certamente l'unico a occuparsi del Lario in questo senso, riesce a scrivere che l’eccesso di turisti “ostacola sempre più” la fruizione delle “delizie delle zone meridionali del lago, le più conosciute”. Bellagio, che dunque è Sud (Meridione inoltrato), sarebbe “sgradevolmente affollata”. L’ospitalità italiana sarebbe poi messa a rischio dalle truffe, come dimostrerebbe il celebre caso del toast diviso a metà

Luca Michelini, saggista e professore ordinario di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa, comasco molto attento alle dinamiche del nostro territorio, commenta così l'articolo di Edward Lucas: "Secondo il Times più a Nord il turista alla ricerca del pittoresco può trovare la vera autenticità del luogo. A differenza di Como, Gravedona è adatta, pare, per coloro che non usano l’auto. Poi si scopre Dongo e le testimonianze della fine di Mussolini: forse per omaggiare l’Italia di un tempo e di oggi, l’autore riesce a scrivere che i partigiani comunisti ignorarono le suppliche locali affinché il dittatore fascista ricevesse un processo adeguato e rubarono il suo oro per i fondi del partito". 

"Poi - prosegue Michelini - riecco un bucolico e tranquillo ex villaggio di pescatori, dove ripidi vicoli scendono verso un porticciolo incantevole. Poi riecco il glicine che abbraccia il sambuco, l’eco di storie lontane: ecco una passeggiata panoramica di mezz’ora lungo il lago, che ancora conserva l’iscrizione Il regime fascista trae energia dal passato e dal presente per balzare nel futuro: pare che i simpatizzanti locali ne abbiano impedito la rimozione. Poi come non ricordare il panorama punteggiato da numerose chiesette affrescate: ma l’Italia trascura i suoi tesori culturali e infatti molte sono chiuse e trascurate. E poi ancora ecco i pittoreschi  battelli a vapore e i labirintici percorsi tra i boschi, dove si rischia di perdersi perché i sentieri non sono segnati, così che percorsi di spettacolare bellezza, che in altri luoghi sarebbero pieni di vita, sono praticamente deserti, anche se i fantasmi dei combattenti della resistenza bellica, che contrabbandavano ebrei e altri fuggitivi verso la Svizzera neutrale, possono fornire un po’ di compagnia”.

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"Mentre a Napoli i francesi rimpiangono i quartieri malfamati, purtroppo sostituiti da Bed&Breakfast e da tutto quel turismo di massa che farebbe perdere qualsivoglia autenticità e identità, a Como si scopre un angolo di pittoresco autentico, certificato da vestigia del passato da cui il popolo lacustre non vuole distaccarsi: quello in camicia nera. Ora vedremo frotte di turisti accorrere alle celebrazioni della morte di Mussolini proposte dai reduci e si staccheranno biglietti per assistere allo scontro di piazza, sempre a Dongo, davanti al Museo della Resistenza, tra i reduci del comunismo – ché la Resistenza la fecero solo loro, è noto: infatti la nostra Costituzione è comunista –  e i novelli promotori (generali di corpi militari speciali in testa) della “stirpe” italica (stirpe, perché di razza nemmeno l’ombra: l’Italia è patria del “razzismo spirituale”, come noto). Ecco trovato il nuovo Palio lariano, che verrà trasmesso in diretta tv, come quello di Siena! I Rossi, i Neri, i Bianchi, e poi gli Americani e altrettante Contrade a cui ci si potrà iscrivere, questa la novità!, da ogni parte del mondo: con regole ferree e finali festeggiamenti pantagruelici". 

"Curiosamente - commenta ancora Michelini - l’autore dell’articolo nemmeno ricorda quanta ricchezza artistica racchiude Como, vestigia del Ventennio comprese: azzardo a dire che da sola la città racchiuda tesori artistici che valgono quelle di un Paese intero come gli Usa e almeno la metà di quelli inglesi, potendo andare da Roma (Roma, il primo Impero”! ora vedremo il Terzo, quello del Piano Mattei: perché non ricordarlo ai lettori inglesi?!) fino al Novecento inoltrato, con Terragni, i pittori razionalisti e tanto altro ancora.  Peccato che nel programma culturale dell’attuale governo non vi sia la creazione del museo del razionalismo presso la Casa del Fascio. Forse ancora non si riesce a storicizzare il passato, a guardarlo con distacco e quindi a raccontarlo per quello che è stato, in ogni suo aspetto. Forse non si è in grado di affrontare becere polemiche. Credo tuttavia che questi mesi di governo daranno un potente contributo a relativizzare, forse financo ad annullare, come è accaduto per i comunisti i socialisti i democratici cristiani italiani, la nostalgia per il passato. Il pittoresco, la brandizzazione del passato, potrebbe forse dare il suo, inconsapevole, contributo: non tutto il becerume viene per nuocere". 

"Spero che il turismo - conclude Michelini - che poi è fatto di persone in carne e ossa, si confermi molto più intelligente e preparato dei suoi promotori e dei suoi critici. Trovando le panchine e comunque affacciandosi ai numerosi Bed&Breakfast che fortunatamente hanno ripopolato il centro storico, spero che i turisti rimangano ore ed ore ad ammirare e a studiare con gli occhi i tanti monumenti disseminati anzitutto in città e poi sul lago. Monumenti che hanno la particolarità di essere circondati da una natura sempre presente (là dove non assurdamente oscurata, vedi Dadoni e viale Masia, dall’occultamento dell’orizzonte urbano) che annuncia quella meravigliosa e impetuosa del Lario: e c’è da domandarsi come mai non si magnifichi agli inglesi, amanti del romantico, le tempeste del nostro lago! Quello cittadino, di Lario, i turisti indicano, spesso in modo spericolato e incosciente, avere una vocazione precisa (ovviamente da governare e organizzare): quella della balneazione, in ogni caso dell’osmosi tra acqua e città, assurdamente impedita dalle recenti opere di sbarramento. La narrazione delle vicende di queste opere, tuttavia, pare che ancora non rientri nel pittoresco e nel folklorico e tanto meno nell’autentico. La storia, tuttavia, lasciamola scrivere a quelli che la masticano almeno un po’: come diceva Croce, scriverla è forse un’opera d’arte e potrebbe costituire una delle tante attrazioni del nostro territorio". 

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