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Monte Verità: la storia della prima comunità "hippy"

"Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo"

La cultura hippy, quella nota a tutti per essere stata tradotta in "figli dei fiori, è un movimento di controcultura giovanile che ha avuto inizio negli Stati Uniti d'America nel corso degli anni Sessanta del XX secolo, ereditando i valori sottoculturali della Beat Generation, creando una controcultura con proprie comunità che ascoltavano rock psichedelico, abbracciavano la rivoluzione sessuale e l'uso di alcuni specifici stupefacenti. 

Ben prima del rock, di Woodstock, della guerra del Vietnam, in Canton Ticino, il monte Monescia (oggi Monte Verità) sopra Ascona, a inizio '900 diventò un polo di attrazione per chi cercava una vita "alternativa". Questi riformatori, i quali cercavano una terza via tra il blocco capitalista e quello comunista, finirono col trovare casa nella regione, per fondare una comunità eterogenea di persone accomunate da aspirazioni e ideali utopisti, vegetariani, naturisti, teosofici, anarchici.

I fondatori giunsero da ogni dove: Henry Oedenkoven da Anversa, la pianista Ida Hofmann dal Montenegro, l’artista Gusto Gräser e il fratello Karl Gräser dalla Transilvania. Uniti da un ideale comune, si insediarono sul Monte Monescia, che ribattezzarono Monte Verità. Vestiti con gli indumenti "della riforma" e con i capelli lunghi, lavorarono giardini e campi, costruirono spartane capanne in legno rilassandosi con l’euritmia e bagni di sole integrali, esponendo i loro corpi a luce, aria, sole e acqua. La loro dieta escludeva cibi di origine animale e si basava interamente su piante, verdura e frutta. Adoravano la natura, predicandone la purezza e interpretandola simbolicamente come l’opera d’arte ultima. "Il prato di Parsifal", "La rocca di Valchiria" e "Il salto di Harras" erano nomi simbolici che con il tempo furono adottati addirittura dalla popolazione di Ascona, la quale inizialmente aveva guardaato alla comunità con sospetto. La loro organizzazione sociale si basava su un sistema cooperativo, attraverso il quale si impegnavano a ottenere l’emancipazione della donna, a sviluppare l’autocritica, a trovare nuovi modi di coltivare la mente e lo spirito così come l’unità di corpo e anima; può essere definita come una comunità cristiano-comunista.

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L’intensità di ogni singolo ideale vissuto in questa colonia era tale che la voce si sparse in tutta l’Europa e persino oltremare, mentre negli anni la comunità diventò progressivamente un sanatorio frequentato da teosofi, riformatori, anarchici, comunisti, socialdemocratici, psicoanalisti, seguiti da personalità letterarie, scrittori, poeti, artisti e alla fine emigrati di entrambe le guerre mondiali. Nel 1920, dopo che i fondatori emigrarono in Brasile, al Monte Verità seguì un breve periodo bohémien, che durò finché il complesso venne acquistato come residenza dal Barone von der Heydt, banchiere dell’ex imperatore Guglielmo II e uno dei maggiore collezionisti di arte contemporanea ed extraeuropea. La vita bohémienne si propagò da allora in poi nel borgo e nelle valli del Locarnese.

L’ideologia dei primi insediatori richiedeva delle spartane abitazioni in legno (in stile chalet) con molta luce, aria e scarse comodità. Poco dopo il 1900 vennero costruiti diversi edifici, oggi in parte demoliti e trasformati. Henry Oedenkoven costruì Casa Anatta (concetto buddhista del non sè) come residenza e luogo di rappresentanza in stile teosofico con angoli arrotondati ovunque, doppi muri in legno, porte scorrevoli, soffitti a volta e enormi finestre con vista sul paesaggio come suprema opera d’arte; era dotata altresì di un ampio tetto piatto e una terrazza per bagni di sole. Nel locale principale di questo edificio Mary Wigman danzò, Bebel, Kautsky e Martin Buber discussero, Ida Hofmann suonò Wagner e la comunità tenne le sue riunioni.  Nel 1926 il Barone von der Heydt trasformò Casa Anatta in una residenza privata e la decorò con la sua collezione di arte africana, indiana e cinese, ora al Museo Rietberg, e con una collezione di maschere di carnevale svizzere, ora a Washington. Dopo la morte del Barone, avvenuta nel 1964,

Casa Anatta, descritta dal teorico dell’architettura Siegfried Giedion nel 1929 come un perfetto esempio di "abitazione liberata", cadde in disuso e in rovina. Nel 1978 fu riaperta per ospitare la mostra "Monte Verità. Le mammelle della verità" di Harald Szeemann e dal 1981 è sede del museo storico del Monte Verità (aperto al pubblico da aprile a ottobre). Nel 1909 l’architetto torinese Anselmo Secondo costruì la Villa Semiramis come casa degli ospiti e albergo. La villa, aggrappata alla montagna, presenta molte caratteristiche architettoniche dello "Jugendstil" piemontese, di cui le persiane triangolari sono l’esempio più evidente. Nel 1970 la villa venne modernizzata nel rispetto dello stile originale dall’architetto ticinese Livio Vacchini.

L’arrivo del Barone sulla collina segnò l’avvento dell’architettura moderna in Ticino. Il mandato originario per la costruzione di un albergo nel caratteristico stile razionale e funzionale del Bauhaus fu attribuito a Mies van der Rohe e fu poi eseguito da Emil Fahrenkamp, costruttore dell’edificio Shell a Berlino e successivamente progettista dell’acciaieria Rhein. Come Casa Anatta, l’albergo è costruito contro la parete rocciosa, con elementi semplici, chiaramente riconoscibili e suites con mobilio Bauhaus, salotti e corridoi ariosi e ben congegnati, manufatti in metallo pensati fin nel minimo dettaglio. Grazie alla costruzione dell’albergo, maestri del Bauhaus come Gropius, Albers, Bayer, Breuer, Feiniger, Schlemmer, Schawinksy e Moholy-Nagy visitarono Ascona e il Monte Verità e scoprirono quanto Ise Gropius formulò in questo modo nel 1978: "Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…".

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