Il misterioso apparecchio subacqueo affondato nel Lago di Como

Una vicenda persa negli anni sotto le acque scure del Lago di Como. Ecco come riscoprirla

Apparecchio in fondo al lago

Nel novembre del 1920 un misterioso apparecchio subacqueo venne calato nelle acque del Lago di Como e qui, purtroppo, andò tragicamente perduto. Questa è la storia di ciò che avvenne allora e dei tentativi di ritrovarne il relitto compiuti molti anni dopo, secondo quanto è stato possibile ricostruire a partire dalle cronache dell’epoca e da quanto emerso in occasione della campagna di addestramento e ricerca avvenuta nel 2011 per opera dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco del Nucleo di Milano. Grazie a Dominioni Editore che pubblica "Il misterioso apparecchio subacqueo affondato nel Lario", un libro scritto da Elisa Denti, la vicenda viene ricostruita, è il caso di dirlo, a fondo. I fatti narrati nel volume e alcuni dei personaggi di questa storia sono quindi reali, mentre altri elementi del racconto sono necessariamente frutto di invenzione. Una rilettura puntuale e scorrevole di un avvenimento curioso per i più e di importanza storica per gli appassionati di subacquea.

Ricostruzioni storiche e delle operazioni di ricerca del misterioso apparecchio subacqueo

Per le ricostruzioni storiche riferite al periodo della Prima guerra mondiale è stato compiuto uno studio sistematico della situazione generale, con approfondimenti sugli eventi relativi alla guerra condotta sui mari e, in particolare, in Adriatico, oltre che a livello locale sul territorio lariano. Più complessa l’indagine storica per quanto riguarda invece la ricostruzione del contesto tecnologico e subacqueo all’epoca dei fatti, che ha avuto per oggetto non soltanto le attrezzature utilizzate dai palombari per i lavori in immersione e la loro evoluzione, ma anche i tentativi di esplorazione del mondo sommerso compiuti attraverso l’utilizzo di mezzi sommergibili che avrebbero portato in seguito alla nascita dei primi sottomarini.

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Le informazioni sono state raccolte attraverso il raffronto e la lettura di testi specifici, pubblicazioni, documenti digitali e cartacei reperiti in archivi, musei, biblioteche e anche online. Un approfondimento ritenuto essenziale per una corretta contestualizzazione dell’invenzione del prototipo andato perduto, per una valutazione della sua importanza storica e dell’interesse che questo oggetto ha poi suscitato. Parte dei risultati di tale studio sono stati sintetizzati in due schede poste a conclusione del racconto.

Infine, la ricostruzione delle operazioni di ricerca del relitto e dei successivi sopralluoghi condotti dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Milano, nonché la descrizione della strumentazione da loro utilizzata, è stata possibile grazie alle informazioni e ai dati raccolti direttamente sul campo attraverso l’attività di giornalista svolta in quegli anni dall’autrice, con interviste ai dirigenti e ai responsabili delle operazioni e ai rappresentanti delle istituzioni e degli enti coinvolti, di volta in volta pubblicate su quotidiani online locali. Tale attività di cronaca ha successivamente contribuito, insieme a quella, parallela, di altre testate comasche e triestine che si interessarono alla vicenda, a richiamare l’attenzione anche delle emittenti televisive e a dare alla storia del misterioso apparecchio subacqueo visibilità nazionale.

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