Lago di Como, gli inquietanti misteri di Fiumelatte

Un luogo leggendario che fu raccontato anche da Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico

Fiumelatte

Se vi siete appassionati leggendo la storia del Ponte del Diavolo a Lezzeno o quella di Villa Pliniana a Torno, c'è un'altro luogo pieno di fascino e leggenda. Ci troviamo ancora sul lago di Como ma sulla sponda che costeggia il ramo lecchese, per la precisione quel breve tratto appena prima Varenna, quell'incantevole paesino che guarda Bellagio senza invidia. Ed è qui che troviamo il corso d'acqua fortunatamente denominato "ll fiume più breve d’Italia", vale a dire Fiumelatte, diventato ormai una meta turistica per tutti gli amanti delle leggende di lago.

La storia di Fiumematte

Il fiume nasce da una grotta nascosta nella fitta vegetazione e prima di tuffarsi nel Lario percorre una distanza di soli 250 metri , magari non così pochi per meritarsi il titolo nazionale (che pare appartenere a un torrente del Garda) ma abbastanza per fare del sano marketing territoriale. Anche perché non è la brevità a far la fortuna di Fiumelatte. Ben più interessante e misterioso è invece il fatto che nonostante le ripetute spedizioni di geologi, nessuno sia ancora riuscito ad individuarne la sorgente e quindi a spiegarne l’intermittenza. Si dice che Fiumelatte inizi a scorrere il 25 marzo di ogni anno e smetta il 7 ottobre, segnatevi la data. In altre parole, e da qui il suo fascino, appare e scompare come un fantasma.

Imprevedibile e impetuoso, Fiumelatte deve il suo nome evocativo proprio al percorso ripido e scosceso che trasforma le sue acque in schiuma bianca. Fra i suoi primi esploratori, probabilmente attratto dalle sue caratteristiche alquanto singolari, troviamo addirittura Leonardo da Vinci. Nel suo Codice Atlantico, il genio dei geni, scriveva così: “A riscontro a Bellagio è il Fiumelaccio, il quale cade da alto più che braccia 100 dalla vena donde nasce, a piombo sul lago, con inistimabile strepitio e romore. Questa vena versa solamente ad agosto e settembre“. Anche Plinio il Vecchio, il famoso ammiraglio della flotta romana che corse in soccorso di Pompei durante l’eruzione del Vesuvio, ebbe ad interessarsi a questa piccola meraviglia della natura. Scrive invece Antoine Claude Pasqui, detto Valery, scrittore francese dell'800: "Il torrente ‘il fiume latte’, che sfocia nel lago e da il none al villaggio situato ai suoi piedi, mi ricorda la cascata di Pissevache, presso Martigny. Il confronto di queste due metafore popolari, per rendere lo stesso effetto, mostra tutta la differenza del genio italiano e, se posso dirlo, di quello svizzero. Anche le parole possono qualche volta servire allo studio dei costumi e dello spirito delle nazioni". 

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Le leggende

Quasi inevitabile che un corso d'acqua che ha suscitato nel tempo tanto interesse abbia favorito la nascita di leggende che negli anni si sono tramandate per generazioni. La più nota racconta di una splendida fanciulla dagli occhi azzurri e dai capelli biondi circondata di spasimanti che promise il suo cuore a chi le avesse rivelato l’origine del Fiumelatte. I giovani entrati nella grotta però ne uscirono dopo molto tempo ma invecchiati precocemente; due raccontarono di suggestive avventure tra sfarzi, meraviglie, splendide fanciulle e dolci melodie che cessarono di colpo lasciandoli soli e vecchi a vagare nelle anguste cavità della grotta.il terzo invece rimase muto paralizzato da chissà quale visione.

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Morti. Leggende, suggestioni, storie di paese che negli anni hanno contribuito a far lievitare il fascino misterioso di questo luogo che proprio nel mese di settmbre merita una visita. Nel frattempo le spedizioni di geologi addentratesi nella grotta sono riuscite ad arrivare fino a un certo punto. Perchè i grandi misteri sanno come custodirsi anche quando sono minacciati dal progresso. 

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