Da lago di Como a quello di Lugano: quando si viaggiava in treno da Menaggio a Porlezza

Dal 1884 fino al 1939 un binario ha unito il Lario al Ceresio

La ferrovia in una cartolina dell'epoca

Cera un tempo in cui si viaggiava in treno dal lago di Como a quello di Lugano. In pochissimi ricorderanno ancora questa linea ferroviaria a scartamento ridotto, in parte diventata oggi un percorso ciclabile, collegava il paese di Menaggio con quello di Porlezza: inaugurato nel 1884, l'esercizio fu sospeso nel 1939 e la linea soppressa nel 1966. Anche se fino all'ultimo si cercò di tenerla in vita. Una storia d'altri tempi che vede protagonista soprattutto all'inizio la Svizzera. 

Nella seconda metà dell'Ottocento, in concomitanza con il rapido sviluppo del trasporto ferroviario, si aprì la prospettiva di collegare le regioni dell'Europa centrale con la regione dei laghi lombardi, sfruttando il traforo del San Gottardo: l'obiettivo era quello di poter garantire alla regione un moderno servizio di trasporti, che sostituisse quello ancora svolto dalle vetture celeri trainate da cavalli. Risale al 1872 il progetto di collegare con tracciati ferroviari e linee di battelli il Lario, il Ceresio e il Verbano, in maniera tale da poter unire gli importanti paesi di Menaggio e Luino con la città di Lugano, nella Svizzera italiana.

Nel quadro di questi progetti venne evidenziata la necessità di un collegamento ferroviario tra la stessa Menaggio e Porlezza, comune che sorge all'estremità orientale del Ceresio; da Porlezza un servizio di battelli avrebbe garantito il collegamento con Lugano. Il tratto di ferrovia avrebbe dovuto coprire un tratto relativamente breve, poco più di dodici chilometri, ma caratterizzato da un notevole dislivello: la differenza di quota tra i due laghi è infatti superiore ai settanta metri. Inoltre, tra i due paesi esiste un terzo bacino, il lago di Piano, che la ferrovia avrebbe quindi dovuto aggirare.

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La realizzazione
Gli studi di fattibilità e quindi i lavori di realizzazione, per iniziativa di istituzioni sia pubbliche che private, italiane e svizzere (in modo particolare della Banca della Svizzera Italiana con sede a Lugano), terminarono nell'estate del 1884 a cura dell'ingegner Emilio Olivieri. Il costo di costruzione della rete compreso l'armamento della ferrovia ammontava a poco più di 1 milione di franchi, equivalenti a 1,2 milioni di lire. Il Regio decreto del 24 marzo 1881 autorizzava la Banca della Svizzera Italiana ad operare in Italia e si costitu così la Società di Navigazione e Ferrovie pel lago di Lugano (SNF), con sede a Lugano, a cui fu affidato l'esercizio della ferrovia che fu inaugurata mercoledì 8 ottobre 1884 e aprì al servizio pubblico il lunedì 17 novembre dello stesso anno.

Il periodo d'oro della ferrovia terminò con lo scoppio della prima guerra mondiale: vennero infatti a mancare i turisti ed il traffico merci e i prezzi salirono enormemente; perciò il consiglio d'amministrazione decise di iniziare le trattative per la vendita della Menaggio-Porlezza e dell'altra linea di proprietà, la Ponte Tresa-Luino, non più redditizie. Le trattative si conclusero nel luglio del 1918. Dopo la vendita, la società mutò ragione sociale in SNL (Società Navigazione Lago di Lugano). La concessione e la gestione delle ferrovie passarono ad una società appositamente costituita, la Società Prealpina Trasporti (SPT), con sede a Varese, il cui capitale era compartecipato dalla Società Varesina Imprese Elettriche (SVIE), dalle Ferrovie Nord Milano (FNM) e dalla Banca Commerciale Italiana (BCI).

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Le difficoltà e lo stop
Ben presto sorsero altri problemi di ordine economico: iniziava soprattutto a farsi sentire la concorrenza dei primi autobus, che in servizio parallelo costavano meno ed erano più veloci. Nel frattempo, la Ponte Tresa-Luino fu modificata nello scartamento ed elettrificata nel maggio del 1924; il relativo materiale rotabile venne in tale occasione spostato sulla Menaggio-Porlezza, che si trovò pertanto con una sovrabbondanza di mezzi inutilizzati, visto il crollo d'ogni genere di traffico.

Negli anni Venti lo Stato concedeva ancora delle sovvenzioni, ma in seguito venne a mancare anche questa entrata: quegli anni furono duri e travagliati per la ferrovia ormai agonizzante. Ad aggravare la situazione già disastrosa ci pensò la politica autarchica in vigore negli anni trenta, che imponeva l'alimentazione delle locomotive con la torba in sostituzione del carbone, comportando un ulteriore aumento dei prezzi. Le cronache dell'epoca riportano diversi incidenti ai treni a causa dell'inesistente manutenzione. Così, con autorizzazione ministeriale, il giorno 31 ottobre 1939 cessava l'esercizio sulla ferrovia Menaggio-Porlezza.

menaggio stazione-2

I tentativi di riavvio
Al termine della seconda guerra mondiale la SPT, affidata al commissario Vittorio Lorenzo Forzani, provò a rilanciarsi: il 14 marzo 1946 venne revocato lo stato di liquidazione e la sede legale fu trasferita da Varese a Menaggio. La ragione sociale mutò in Prealpina di Trasporti (PT) s.p.a.: il 25 luglio seguente il capitale iniziale di 2 milioni di lire venne elevato a 25 milioni, previa emissione di azioni da 100 lire l'una. Alla presidenza venne confermato lo stesso Forzani.

Il 17 maggio 1947 l'assemblea dei soci della PT, alla presenza delle autorità politiche territoriali, delibera per il ripristino dell'esercizio ferroviario, giudicato meno costoso dell'impianto ex novo di una filovia, per giunta su una strada tortuosa e assai trafficata come quella suggerita. Nel 1948 partirono dunque i lavori di adeguamento del sedime ferroviario: per un costo di circa 7 milioni di lire la galleria Croce venne allargata ed elevata (con ribassamento del piano del ferro) al fine di accogliere carrozze più ingombranti e la linea aerea di contatto.

Il 15 gennaio 1954 il progetto di riattivazione fu presentato al Ministero dei Trasporti, a firma dei soci della PT Lorenzo Vittorio Forzani, Giuseppe Ferrazzini, Vincenzo Forzani e Rosetta Vignola. In attesa dell'approvazione, nel 1955 la società iniziò a rimuovere quanto non sarebbe servito alla ricostruzione della linea; nel 1960 il Ministero dei Trasporti comunicò però di non ritenere opportuna la riattivazione della piccola ferrovia. La battuta d'arresto fu definitiva: la PT passò al commercialista Giovanni Ferlosio, che la mise in liquidazione nel 1961. A partire dal 1964 e fino al 31 luglio 1966 si provvide a vendere i fabbricati delle stazioni, dei caselli e delle fermate lungo la linea.

La soppressione

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Il 29 novembre 1966 venne presentata istanza per la definitiva soppressione della linea e la cancellazione della società esercente dal registro delle ditte. Oltre al costo dei lavori eseguiti inutilmente, la società bruciò risorse aggiuntive per oltre 7 milioni di lire. La linea venne progressivamente disarmata: alcuni tronchi vennero in seguito riadattati a pista ciclabile, altri invece scomparvero a seguito dell'edificazione di nuovi immobili. Le fermate di San Pietro, Piano e Bene-Grona vennero invece trasformate in abitazioni private.

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