Tu in smart working e loro a casa da scuola: essere mamma al tempo del coronavirus

L'isolamento e il bisogno di immaginare la luce in fondo al tunnel, ecco come va

Anche noi di QuiComo ci troviamo ad affrontare piccole difficoltà e rinunce legate all'emergenza coronavirus. Tutti in smart working fin dal primo momento, ci muoviamo tra il bisogno di condurre una vita il più normale possibile e l'altalena fra ottimismo e momenti di sconforto. Prendete casa mia per esempio, io che lavoro da PC e a zonzo fra le stanze due bambini senza scuola, uno di 4 anni che pensa solo a quale libreria tentare di scalare nelle prossime ore e una di 8 che deve studiare. Perché, diciamolo, a lato pratico, la più grande difficoltà è la didattica alternativa, perché noi non siamo maestri, non abbiamo la stessa competenza e soprattutto la stessa pazienza...

Secondo punto del diario di bordo è la minaccia noia. Come molti, anche qui ci inventiamo mille cose da far fare ai bambini – musei virtuali, gare di atletica tra le librerie, tornei di ogni genere, lavoretti - loro si divertono un sacco ma tu la sera sei stremato, molto peggio di quando la vita era normale. Sì, “vita normale”, perché ognuno di noi sta sperimentando la sensazione di un prima e un dopo. Prima era la normalità adesso l'assurdità. E in questa assurdità c’è anche il fatto che non puoi fare affidamento sui nonni al 100%, perché sei pieno di paure e loro sono anziani, non si sa mai, ecc. ecc.

Come stanno facendo molti lombardi, anche noi leggiamo le notizie in modo quasi ossessivo e facciamo la conta dei contagi e dei guariti almeno una decina di volte al giorno, come se tenere il conto ti permettesse di avere un minimo di potere sul correre degli eventi e invece l’unica cosa che puoi fare è, ironia della sorte, startene a casa.

Quindi ti resta poco altro che concentrarti sui piccoli aspetti positivi e godere di quelli: i ritmi si sono sicuramente ammorbiditi, primo fra tutti quello del mattino, quelle due ore terrificanti tra le 7 e le 9 che ogni genitore lavoratore sperimenta e che sono una delle principali cause di stress. Non avere la campanella che incombe e la cartella o il set pappa della materna da avere sempre pronti e puliti alleggerisce la vita. Le attività pomeridiane non ci sono o sono fatte via Skype, il che ci rende più genitori e meno autisti.
La quantità di tempo passata con i piccoli: mai, da quando sei mamma o papà hai avuto così tanto di loro a disposizione. Perché non solo non c’è la scuola, ma ci siete solo voi, sono tutti per te e tu sei tutta per loro (perché, direttore non legga!, ma con i figli a casa con una mano si lavora, con l’altra si allaccia una scarpa, si asciuga una lacrima, si prepara uno spuntino).

E poi il silenzio, figli permettendo. O sì, il silenzio, perché in una strada mediamente trafficata, che porta al centro, trascorrono diverse decine di minuti senza che passi un'auto. Così è nata anche questa bella, nuova abitudine al saluto: sono tanto sporadiche le persone che camminano in strada, tutte sole, quasi tutte con il cane, che viene istintivo dalla finestra alzare la mano in segno di vicinanza.

Questo momento passera e chissà quanti libri e sceneggiature verranno ambientati all'epoca del covid19. Perché resta la sensazione fortissima che sia qualcosa di talmente strano e di talmente drammatico a livello sociale che per tanto, tanto tempo il suo ricordo ci condizionerà.

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