10 vinili da mettere sotto l'albero di Natale

Il fascino del giradischi sta vivendo una nuova incredibile stagione

Vinili 2019

Arriva Natale e i dischi sono ancora uno dei regali più graditi da trovare sotto l'albero. Soprattutto dopo il ritorno del vecchio vinile, che proprio quest'anno, per la prima volta, ha superato nelle vendite il cd. Un risultato insperato fino a qualche anni fa ma certamente significativo del fatto che anche i più giovani, quando scelgono la musica fisica invece di quella liquida, preferiscono spendere i loro soldi per il vecchio padellone. Un oggetto mai dimenticato dai vecchi collezionisti e ora tornato nelle case di molti senza perdere il suo inimitabile fascino. Ecco allora qualche personalissimo consiglio tra le uscite del 2019. Le offerte su Amazon non mancano ma anche nei negozi cittadini, soprattutto da Alta Fedeltà

1 - Michael Kiwanuka
Kiwanuka

Per chi scrive il nuovo album di Michael Kiwanuka, semplicemente intitolato Kiwanuka, è il più bel disco del 2019. Dopo lo splendido Love & Hate del 2016, l’artista inglese si è superato con una raccolta di canzoni strepitose in cui rilegge il soul con una modernità disarmante. Dotato di un bellissima voce, calda e profonda, Kiwanuka colpisce per la sua maturità, per la semplicità con cui scrive e canta canzoni come Hero. Un doppio vinile che non ha un solo momento di cedimento. Tra le tante perle anche una sublime Piano Joint (This Kind of Love). Un autentico diamante nero. 

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2 - Leonard Cohen
Thanks for the Dance

Il sigillo a una carriera incredibile. Leonard Cohen, scomparso il 7 novembre del 2016, un mese dopo aver dato alle stampe l'immenso You Want it Darker, è uno dei più grandi artisti del '900. Quest'ultimo disco, ricamato con l'amore del figlio Adam è una promessa mantenuta, ma soprattutto l'unico disco postumo che vedrà la luce, non ce ne saranno altri. Una testimonianza cristallina di un uomo che ha fatto dell'arte la sua vita. Anche qui, in quest'ultimo respiro di vita e musica, Cohen mostra tutta la sua classe immensa, prendendoci ancora una volta per mano. Un disco da tenere stretto.

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3 - Nick Cave
Ghosteen

Una messa in cui si celebra la vita passando attraverso la morte. Un passaggio necessario per ritrovare la luce e ricominciare a camminare senza un figlio. Una risurrezione per la quale Nick Cave non offre sconti. Non ci sono compromessi lirici e nemmeno musicali: Cave mette a nudo tutto il suo dolore. Chi avrà la forza di condividerlo, troverà questo doppio album una meravigliosa occasione per abbracciare l'uomo ancor prima dell'artista. Accompagnarlo anche in questo passaggio così personale non è un dovere ma una scelta. Chi conosce le sue strade, già lo sa. Un disco indispensabile come l'alba dopo la notte.

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4 - Bob Dylan
Travelin' Thru: Featuring Johnny Cash - Bootleg Series 15

Metti insieme sua maestà Dylan con quel gigante di Cash e il quindicesimo capitolo delle Bootleg Series potrebbe essere concluso così. E invece qui, oltre a ritrovare due vinili con tutte le sessioni di Bob Dylan al Johnny Cash Show, troviamo ancora molto altro. Il patrimonio artistico di Dylan è talmente vasto da regalare un altro disco, il primo del cofanetto, con le versione alternative delle tracce di John Wesley Harding e Nashville Skyline. Un lavoro che per quanto possa sembrare complementare, risulta invece testimone imprescindibile per comprendere appieno l'opera infinita di Dylan. Una miniera di canzoni.

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5 - Wilco
Ode to Joy

Mentre in libreria arriva l'autobiografia di Jeff Tweedy, opera assolutamente godibile, i suoi Wilco pubblicano il successore di Schmilco. Anticipato da un tour che ha toccato anche Milano, Ode to Joy è l'ennesima opera di una delle band americane più importanti degli ultimi 20 anni. Se dal vivo i Wilco sono quanto di meglio si possa ascoltare sotto un palco, le loro nuove canzoni non mutano l'essenza della classe cristallina di cui si cibano. Nuove onde sonore che senza agitare il mare ci accompagnano nuovamente all'interno di un vascello musicale dal quale non vorresti mai scendere. Come il canto di una sirena.

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6 - Davide Van De Sfroos
Quanti Nocc

Un vinile, anzi tre. Quanti nocc è probabilmente il più bel disco live che Davide Van De Sfroos abbia mai pubblicato nella sua lunga carriera piena di successi. Basta ascoltare le versioni di canzoni come Ninna nanna del contrabbandiere, Sciur capitan, La figlia del tenente ma soprattutto una commovente Brèva e Tivàn, qui con un vestito mai così perfetto, per capire lo spessore di questo album. Ritrovare De Sfroos a questo livello fa ben sperare soprattutto per il nuovo disco di inediti atteso per la prossima primavera. Soprattutto quando la sua musica indossa l'abito da sera. Canzoni d'autore di un autentico poeta.

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7 - Glen Hansard
This Wild Willing

Forse il disco più complesso dell'artista irlandese tanto amato in Italia. Meno immediate che in passato, i brani di This Wild Willing hanno bisogno di ascolti approfonditi. Così ricche di stratificazioni sonore, di raffinatezze compositive, le canzoni di questo album sono così intense che si rivelano solo alla distanza. Oppure nel momento in cui siamo disposti a riceverle con tutto il loro carico emotivo. Un doppio vinile che amplia il già ricco patrimonio di un autore spontaneamente generoso con il suo pubblico. Le strade rosse della sua Dublino hanno tracciato un solco profondo e indelebile. Un disco che offre luce alla notte. 

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8 - Nada
È un momento difficile, tesoro​

Nada è la miglior cantautrice italiana degli ultimi 20 anni: le sue canzoni non si perdono nel lamento del passato ma vivono di una rabbia quotidiana che è luce per il domani. Nada sembra quasi certificarlo con l'album È un momento difficile, tesoro. I guai di questi giorni sono tanti è hanno obbligato l'artista livornese a guardarsi dentro, una ricerca interiore che ha portato alla consapevolezza che c’è un mondo meraviglioso minacciato ogni giorno dalle sofferenze dei più deboli, dall’ingiustizia, dall’uomo. Ma nella crudezza di questa triste realtà, Nada è ancora capace di vedere una via d’uscita che passa sempre per la stessa porta rossa. Un disco necessario.

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9 - Bruce Springsteen
Western Stars

Diventato anche un film, uscito nelle sale proprio in questi giorni, Western Stars è uno dei dischi che più ha fatto discutere nel 2019. In qualche modo è come se le ballate di Nebraska si fossero trasformate come d'incanto in una raccolta di pop song arricchite dagli archi. Insomma, il Boss meno convenzionale che ci si potesse aspettare ha fatto storcere il naso più ai fan puritani che ai critici. Nei panni di un direttore d'orchestra che dirige la sua musica come fosse un film, Springsteen evoca nuovamente la sua America. Più dolori che gioie ma con ancora la speranza nel cuore. Probabilmente il miglior Springsteen inedito degli ultimi 20 anni.

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10 - Bon Iver
I,I

Quanto sono lontani i tempi del rarefatto esordio For Emma, Forever Ago. Una rivoluzione sonora, quella di Justin Vernon, che se a tratti appare completata, laddoove vira decisamente verso un pop elettronico intriso di suggestioni sonore quasi sempre azzeccate, dall'altra sembra voler rimettere l'accento sulle prime intenzioni folk. In ogni caso, I,I resta probabilmente il miglior tentativo possibile di dare un futuro a colori alla canzone d'autore. Evocativo, intrigante, seppure con qualche azzardo ampiamente contestualizzato, i Bon Iver targati I,I sono piacevolmente ridontanti a dispetto del succinto titolo. Un vecchio cappotto molto cool. 

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