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Nata alla 23a settimana: pesava 460 grammi, ora 2,5 kg

Sarebbe dovuta nascere la prossima settimana, il 26 aprile, ma è dovuta venire al mondo la notte di capodanno ad appena 23 settimane. Michela, questo il nome della piccola, pesava appena 460 grammi (il peso è poi sceso a 400 per il calo...

Sarebbe dovuta nascere la prossima settimana, il 26 aprile, ma è dovuta venire al mondo la notte di capodanno ad appena 23 settimane. Michela, questo il nome della piccola, pesava appena 460 grammi (il peso è poi sceso a 400 per il calo fisiologico).

È la bimba più piccola mai nata all’ospedale Sant’Anna (e probabilmente in tutta Europa) ed è sopravvissuta senza problemi di salute. Si tratta di un caso rarissimo (il limite di sopravvivenza registrato è di 22 settimane di gestazione) quello affrontato dai medici dell’azienda ospedaliera comasca: Mario Landriscina, direttore del 118, Renato Maggi, primario di Ostetricia e Ginecologia e Mario Barbarini, primario di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.

Michela, nata con parto cesareo, è stata dimessa l’11 aprile dopo 101 giorni di ricovero: torna a casa felice e ben pasciuta perché ora pesa ben 2 chili e 470 grammi. Al settimo cielo la mamma e il papà della piccola, Rosetta Guarascio (39 anni) e Domenico Pisano (49), sposati da appena un anno, entrambi operai e residenti a Olgiate Comasco. “Sono stati mesi pesanti ma belli perché sapevamo che Michela era in ottime mani”, ha confidato la mamma. La bimba, che ha preso il nome della nonna paterna, è stata considerata fuori pericolo trascorse tre settimane dalla nascita. Ora gode di ottima salute e verrà tenuta sotto controllo da un équipe di professionisti, coordinati dal neonatologo, fino all’età scolare.

“È una storia davvero rara – ha spiegato Barbarini – la letteratura riporta solo di alcuni bambini giapponesi nati alla 22esima settimana. Nei casi come quello di Michela solo un bimbo su 10 sopravvive e solo lo 0,4% non ha complicazioni cliniche”. La storia di Michela può davvero essere considerato un miracolo medico. “Non è stato facile decidere di far nascere Michela – ha spiegato Maggi, visibilmente emozionato – Questo è un messaggio di speranza per tutti i genitori che si trovano in una fase di gravidanza a rischio”.

I medici hanno voluto sottolineare il ruolo determinante delle infermiere, considerate “le zie dei bambini”, durante il periodo di permanenza dei neonati in terapia intensiva. “Cerchiamo di stare vicino ai genitori per aiutarli a rapportarsi con un bambino così piccolo – spiega Anna Maria Alessi, caposala della Tin – I genitori di Michela sono stati davvero molto bravi”. Una bella storia a lieto fine, quella della piccola Michela, e di buona sanità per non dire ottima.

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