Cantù, ginecologia a rischio chiusura: il Comune pensa al referendum cittadino

Il reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Cantù potrebbe davvero chiudere. Ad annunciarlo, il consigliere comunale di Lavori in Corso, Michele Ramella, che tra le proposte per sensibilizzare la cittadinanza pensa anche a un...

Il reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Cantù potrebbe davvero chiudere. Ad annunciarlo, il consigliere comunale di Lavori in Corso, Michele Ramella, che tra le proposte per sensibilizzare la cittadinanza pensa anche a un referendum cittadino da sottoporre ai canturini. Una doccia fredda che nessuno si aspettava, nonostante la notizia di una possibile chiusura circolasse già da tempo, sempre smentita dai vertici aziendali. Durante la conferenza stampa d’urgenza convocata dal sindaco Claudio Bizzozero e da Ramella, si è appreso, dunque, di questa possibilità: lunedì infatti, ci sarà un incontro fra l’amministrazione e il dirigente dell’azienda ospedaliera Marco Onofri. Ramella, medico psichiatra, è al momento consigliere comunale, ma Bizzozero intende conferirgli a breve le deleghe per la sanità locale, essendo competente in materia. Questo perché gli enti locali, pur non potendo intervenire direttamente sulle scelte strategiche delle aziende ospedaliere, possono certamente dare un contributo in maniera diversa, in termini di proposte e idee.

Le cause

I motivi che stanno alla base di questo progressivo depotenziamento dell’ospedale di Cantù, secondo Ramella sono principalmente tre: una mancata strategia operativa, una mancata riassunzione del personale perso durante gli anni per pensionamento o allontanamento e il fatto che l’ospedale di Cantù non è stato adeguatamente valorizzato. Secondo Ramella, infatti, la decadenza è iniziata da circa dieci anni e il dottor Onofri si è ritrovato a gestire una situazione obiettivamente difficile. La scelta di chiudere, qualora fosse confermata, secondo Ramella tiene conto soltanto della “logica statistica”, ovvero quella del mero risparmio e non della “logica temporale”che nel tempo ha portato alla perdita di alcuni medici che operavano a Cantù, o per pensionamento o per allontanamento (Ramella fa nomi e cognomi: Di Matteo, Cirincione, Porro, Eli-Colombo, Codella, Saccà, Parenti, Borsani, Ersettig), mai rimpiazzati a tempo indeterminato. “Non ci sono state scelte strategiche per il reintegro di queste figure. C’è stato solo un progressivo calo. A Cantù, in questi anni, si è andato avanti con le risorse di Como, avendo assunto persone soltanto in modo parziale”. Ramella, dunque, sostiene che: “Le scelte aziendali che potrebbero essere intraprese ci appaiono prive di logica se le logica seguita è quella meramente statistica, ovvero in termini di bacino d’utenza”. Qualora il reparto chiudesse, significherebbe depotenziare l’ospedale di circa il 25% delle sue forze e ciò chiaramente costringerebbe le partorienti a rivolgersi agli ospedali di Carate, Erba, Como Valduce o San Fermo della Battaglia.

Le proposte

Se il reparto venisse chiuso è innegabile che ciò arrecherebbe una perdita al territorio, per questo Ramella propone alcune idee: presentare una mozione in consiglio comunale per integrare tutte le forze politiche su questo delicato argomento; ripartire dal territorio, con un tavolo politico insieme ai rappresentanti di tutti i comuni limitrofi; costituire un comitato di garanti per collaborare con i vertici aziendali; se queste prime soluzioni non portassero a buon fine, si è disposti a fare anche un referendum popolare per sensibilizzare la cittadinanza su questo problema. L’auspicio è che ovviamente il reparto non chiuda e che l’ospedale di Cantù possa avere una visibilità centrale all’interno del territorio e non essere una sorta di dependace da Como. Ramella si augura che Onofri prenda atto di queste proposte e che eviti di far chiudere il reparto.

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