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Sognando Nuvolari sulla pista delle paratie. Como e il nuovo sindaco che verrà

Lo ha scritto bene ieri Paolo Moretti sulle pagine del quotidiano La Provincia: 15 anni di governo comasco non hanno risolto nessuno dei grandi problemi della città. Ottimo il restyling avviato da Mario Lucini ma Lungolago e Ticosa rimangono...

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Lo ha scritto bene ieri Paolo Moretti sulle pagine del quotidiano La Provincia: 15 anni di governo comasco non hanno risolto nessuno dei grandi problemi della città. Ottimo il restyling avviato da Mario Lucini ma Lungolago e Ticosa rimangono macigni enormi, che ancora condizioneranno il futuro della città per diversi anni. E, inevitabilmente, anche l'ormai imminente campagna elettorale per l'elezione del nuovo sindaco.

Se difficilmente Lucini cambierà idea, resta da capire quali nomi si faranno avanti nell'area che, fallendo senza appelli il primo e fondamentale obiettivo di risolvere l'incredibile vicenda del cantiere delle paratie, ha guidato la città negli ultimi 5 anni. Se il PD - magari dopo aver rivisto i rapporti sempre più traballanti con i propri alleati di governo - ritroverà un minimo di lucidità politica e un leader in grado di sostenere una campagna elettorale che si annuncia asprissima, allora avrà ancora qualche carta da giocare. Senza dimenticare che Lorenzo Spallino e Daniela Gerosa, il duo più sinergico e attivo dell'era Lucini, forse qualche ambizione da supremo scranno ancora la conservano. Poi c'è "l'Amura Band", che nel quinquennio in corso si è ritagliata un moderno ruolo politico e che potrebbe avere un peso non indifferente nella scelta o nel sostegno di un candidato di quest'area che oramai a fatica si pensa ancora a sinistra.

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Altro tema al centro del dibattito è poi quello che investe l'onnipresente e potente associazione degli Amici di Como; difficile sostenere il contrario soprattutto dopo la recente acquisizione (per la cronaca non ancora conclusa secondo voci attendibili) da parte di alcuni loro soci di Espansione Tv, emittente che vede oggi sulla poltrona più alta Daniele Brunati. Gli investimenti degli Amici di Como, pensiamo alla recente operazione Libeskind ma anche al Noir Film Festival voluto dagli albergatori, non potranno non avere un peso sulle dinamiche che porteranno alla candidatura del nuovo primo cittadino. La suggestione Alessio Butti, anche se l'interessato da vecchia volpe della politica per ora rimane assolutamente in ombra, è sempre nell'aria, ma non è detto che alla fine possa emergere anche un altro candidato.

Se infatti nel centro destra si è già speso il nome di Mario Landriscina e in qualche modo anche quello più potente di Paolo De Santis, i giochi sono tutt'altro che chiusi. Forza Italia e Fratelli d'Italia, forse in attesa di una folgorazione o di una mossa della controparte, sono forze difficilmente misurabili se non nel rispettivo impegno di Anna Veronelli e Marco Butti, sempre attivi nei loro ruoli di battaglieri oppositori in consiglio comunale.

In questo nebuloso e incerto orizzonte, considerando anche la storica pochezza della Lega a Como e l'apparente debolezza dei 5 Stelle, un ruolo determinante, piaccia o meno, potrebbe giocarlo - sempre che l'ottima Ada Mantovani riesca a filtrarne alcune esasperazioni - Alessandro Rapinese, una sorta di terza via verso la tortuosa strada che conduce alla presa di Palazzo Cernezzi. Un (meritato) schiaffo dei cittadini all'impalpabile politica comasca che non sappiamo però dove porterebbe e con quali risultati. Fantascienza? Forse, ma in tutto questo sbando, Rapinese, giuste o sbagliate che siano le sue istanze, è uno dei pochi ad avere idee chiare.

Ci sono poi i nomi che piacciono a tutti - come quello di Barbara Minghetti - che resteranno quasi certamente solo un sogno. Ma tra tante ipotesi suggestive, realistiche o ipotetiche, resta il fatto che a breve ci sarà da costruire una squadra vincente e convincente, non solo dal punto di vista elettorale: chiunque sarà chiamato sa che non potrà fallire ancora. Occorre un team, magari affiancato da dirigenti veramente capaci, in grado di pianificare lo sviluppo della città, anche e soprattutto in chiave turistica, senza dimenticare che il problema immigrazione non si potrà gestire sempre e solo in emergenza.

Viste le premesse, la cornice entro la quale si disegnerà nei prossimi mesi il destino del capoluogo non è al momento dei più confortanti. Le paure, i piccoli giochi di potere, la mancanza di riferimenti concreti non aiutano a dipingere un quadro rassicurante. Da troppi anni Como è in cerca di un'identità, anche culturale, che ha bisogno di una guida da campione, delle ali del Nuvolari che cantava Lucio Dalla. Senza l'alibi di chi lo ha preceduto al volante sulla parabolica delle paratie.

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