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Senzatetto all'ex Chiesa San Francesco, Paola Re di Miniartextil: "Così si scredita il lavoro di un anno"

La soluzione alternativa? Il padiglione ex grossiti del Mercato Coperto di Como

La provocazione di Como senza frontiere era inevitabilmente destinata a far discutere. L'idea di lasciare lo spazio dell'ex Chiesa di San Francesco ai senzatetto, che già da tempo ne occupano l'atrio, e trasferire le mostre altrove, secondo i rappresentanti dell'associazione potrebbe essere la soluzione ideale per tamponare l'emergenza, venutasi a creare soprattutto dopo la chiusura delle altre strutture che davano ospitalità ai senza casa, italiani e stranieri, nel periodo invernale. 
Chi ha lanciato la proposta però dimentica - così come la politica dimentica di trovare soluzioni adeguate e definitive, facendo finta che il problema non esista - che dietro l'organizzazione di una mostra c'è un lavoro enorme che può durare anche un anno intero. È il caso, ad esempio, di Miniartextil, che ha fatto proprio di San Francesco la sua casa, configurando su di essa la seclta delle opere, soprattutto quelle di grande dimensione, che vengono poi installate: "Ospitare i senzatetto a San Francesco - dice Paola Re di Arte & Arte - non è una soluzione. Si sottovalutano e si screditano le fatiche di chi lavora per dodici mesi all'organizzazione di un evento come Miniartextil. Siamo molto sensibili alle questioni sociali ma non si fa politica sacrificando la cultura. Tra l'altro quello spazio avrebbe bisogno da anni di manutenzione, soprattutto nella parte che riguarda i suoi servizi in buona parte inagibili. Ci sono passata davanti proprio questa mattina e lo spettacolo non è certo edificante, mi chiedo come faremo ogni mattina quando a fine settembre verrà inaugurata la mostra. Occorre trovare una soluzione definitiva che tuteli tutti".

Dello stesso avviso il consigliere di Svolta Civica per Como Barbara Minghetti: "Personalmente sono stata sempre vicina alle istanze di Como Senza Frontiere ma non si può non tenere conto del lavoro di chi organizza le mostre. Non è quello lo spazio dove fare accoglienza, nè tantomeno il luogo dove organizzare spettacoli volti all'integrazione. Mi auguro che questa sia solo una boutade per sensibilizzare l'amministrazione su un probema che non può essere sottovalutato, occorre trovare subito soluzioni definitive per i senzatetto". 

Sacrificare uno dei pochi luoghi disponibili in città per le mostre, vista l'indisponibiità di Villa Olmo, sarebbe un vero azzardo. Piuttosto, viene da pensare, e nemmeno tanto provocatoriamente, perché non usare temporaneamente quel "gioiello", con un futuro ancora tutto da capire, del padiglione ex grossisti del  Mercato Coperto? È vuoto, spazioso e al momento del tutto inutile. Se non ci sono soluzioni definitive, quella cattadrale nel deserto potrebbe essere un'idea tampone che non  andrebbe a compromettere il lavoro di chi già tra mille fatiche cerca di fare cultura a Como. 

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