Guido Rovi: "Troppi progetti del Comune bloccati dall'inerzia"

Lo sconforto del consigliere a poche settimane dal suo ritorno a Palazzo Cernezzi

Comune di como

Le difficoltà del Comune di Como sono sotto gli occhi di tutti. Se la piscina di Muggiò è solo uno degli ultimi scandali in città, una delle tante opere vinta per ora dell'inpasse amministrativo, non c'è come fare ritorno sui banchi di Palazzo Cernezzi per rimanere  sconcertati. A darne conto è Guido Rovi, consigliere di Civitas subentrato al posto del dimissionario Magatti. Questo lo sfogo sulla sua pagina Facebook.

"La cosa che più mi ha sconcertato - scrive Guido Rovi -dal mio ritorno in consiglio comunale, guardando i vari documenti e ascoltando gli assessori, è l'inerzia. E più di questa inerzia, i progetti bloccati e quei 183 alloggi del comune ancora inagibili. Per troppe cose le lancette sono ferme ancora al 2017. Per non parlare dei milioni e milioni di euro in avanzo non spesi, perché mancano i progetti". 

"Tutti noi, credo, conosciamo almeno una persona con un problema legato alla casa. Affrontare l'emergenza abitativa dovrebbe essere al primo punto di chi ha la sicurezza e la famiglia tra i propri punti fermi. Io mi chiedo se al posto di "monetizzare" gli oneri di urbanizzazione e farci fare marciapiedi e posteggi dove forse non servono granché, non fosse forse possibile garantire l'agibilità a queste case. Non sono un tecnico e quindi do un parere personale, ma guardando all'interesse generale, al di là delle differenti opinioni politiche, credo che questo sia prioritario". 

"Ricordo all'università - prosegue Rovi - come docenti di diversi corsi insistevano sul tema della riflessione sulla domanda progettuale, affinché più la domanda era (uso l'indicativo apposta) meglio articolata ed aderente al bisogno, migliore sarebbe stata la risposta progettuale ed esecutiva poi. Qui alla politica manca l'aver fatto questa riflessione

1) come facciamo a rendere agibili le case che non lo sono? 2) che cosa possiamo fare subito e cosa no? 3) possiamo usare in modo diverso gli oneri che vengono dai privati? Giusto per dire tre domande a cui l'esecutivo della città dovrebbe rispondere. Ma ce ne sono altre.

In questa pandemia quante persone avranno problemi con il lavoro, quante attività commerciali, del turismo e della ristorazione sono in difficoltà? Siamo sicuri che i dipendenti che lavorano in questi settori ce la faranno? E poi ci sono tante altre criticità pregresse; la casa non è forse il primo dei problemi a cui il comune potrebbe dare risposta? Se vogliamo farci trovare pronti a dare una mano concreta a chi si ritroverà in situazioni di incertezza ancora maggiore nell'immediato futuro, è necessario un impegno verso le politiche abitative. Altrimenti faremo un torto a Como e a tutti coloro che sono e saranno in difficoltà". 

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