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Revoca dell'assessore Lombardi, il caso non è chiuso: l'interrogazione di Svolta Civica esige risposte chiare

Secondo alcune sentenze del Tar menzionate nel documento le motivazioni date dal sindaco sarebbero insufficienti

Sarebbero numerose le sentenze di tribunali amministrativi regionali che hanno dichiarato irregolari le revoche di assessori non debitamente motivate da un sindaco. A queste sentenze fa riferimento l'interrogazione presentata dal gruppo di minoranza Svolta Civica e rivolta al sindaco di Como, Alessandro Rapinese. Svolta Civica con questo documento torna sul caso della revoca dell'assessore Matteo Lombardi datata al 27 dicembre scorso.

Nell'ambito del dibattito sulla revoca e nell'atto di revoca ufficiale il sindaco Rapinese aveva limitato le motivazioni a un venire meno del rapporto fiduciario spiegando che  "non v’è più convergenza in ordine alle modalità di perseguimento degli indirizzi di governo”. Secondo una sentenza del Tar della Puglia, citata nell'interrogazione, è illegittimo "l’atto di revoca di un assessore comunale che si limiti ad affermare che è venuto meno il rapporto di fiducia, non recando alcuno specifico riferimento alle ragioni per cui il sindaco ha ritenuto di procedere".

Insomma, come è andata la vicenda della revoca di Lombardi è cosa che presenta per la minoranza ancora diversi punti oscuri che necessitano chiarezza. Da qui le domande poste al sindaco nell'interrogazione di Svolta Civica. Per esempio: "Quali sono i fatti che hanno comportato il venir meno della “convergenza in ordine alle modalità di perseguimento degli indirizzi di governo”. E ancora, una serie di chiarimenti: se è vero e per quali fatti il sindaco ha ritenuto di definire l’assessore Lombardi una cellula tumorale; se corrisponde al vero e con riferimento a quale attività istituzionale il sindaco ha ritenuto di affermare che “non ci debba essere alcuna apertura della sua lista e dei suoi membri al dialogo con la minoranza e/o con chi dissenta"; se è vero che il sindaco non intenda  confrontarsi con le legittime istanze della minoranza; se ritenga che rientri nel suo diritto di sindaco di  rifiutare, a priori,  i contributi della minoranza; se è vero che nella sua visione di democrazia il sindaco ritenga “che il successo della sindacatura sia collegato alla perfetta sterilizzazione dell’ambiente di lavoro e della cerchia amicale con compiutissima aderenza del singolo alla sua persona”.

Infine: se è vero che il sindaco pretenda che i consiglieri della sua lista e gli assessori non frequentino persone/amici che non lo abbiano votato.

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