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Protesta contro la privatizzazione degli asili nido di Como: presidio davanti al Comune

Si temono dumping salariale e peggioramento della qualità del servizio

Un'altra protesta davanti al municipio di Como: nella sera del 6 luglio 2020, in concomitnza con la riunione del consiglio comunale, operatrici e operatori degli asili comunali si sono riuniti insieme ai propri rappresentanti sindacali della Cgil, Cisl e Uil per manifestare e contro la privatizzazione degli asili.

Un po' di storia

Le tre sigle sindacali hanno tenuto, in un documento diffuso prima della protesta, a ricordare che "il sistema educativo pedagogico comunale, rivolto alla prima infanzia, fu una felice intuizione del sindaco Antonio Spallino, e da allora moltissimi bambini e bambine oggi diventate/i adulti sono cresciuti con un servizio fondamentale, anche di supporto alle famiglie".

Le modifiche temute

La variazione del regolamento che il consiglio comunale si appresta a votare prevede una modifica sostanziale: la possibilità di affidare la gestione del servizio ad un soggetto esterno. Il nuovo regolamento interviene alterando la natura stessa del servizio. A tutela della tenuta dei centri comunali per la prima infanzia, nell’ottica del mantenimento dei nove asili in gestione diretta, si è deciso di organizzare una presenza nella data di convocazione del Consiglio Comunale in cui sono state discusse le integrazioni al regolamento. 

I motivi della protesta

Secondo Cgil, Cisl e Uil la gestione indiretta avrà pesanti conseguenze: 

- porterà ad una disparità di trattamento tra operatori (con conseguente dumping contrattuale).

- Nella gestione indiretta soggetti terzi esterni all’amministrazione assumeranno le decisioni con evidenti risvolti sulla qualità del servizio erogato, che non sarà più quello attuale, ricco di professionalità, competenze ed eccellenze costruite nel corso del tempo.

- La privatizzazione di alcuni nidi comporterà una modalità organizzativa diversa all’interno di ununico servizio, con una promiscuità pubblico/privato ingestibile. Già nel 2018 sono stati esternalizzati parte dei servizi di ristorazione scolastica con evidenti effetti sulle condizioni di lavoro del personale, questa modifica pone le basi per una futura esternalizzazione che va fermata.
 

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