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Processo 'ndrangheta a Como, M5S: "Testimoni spaventati, lasciati soli da Comune di Cantù e Regione"

Monica Forte, presidente della Commissione Regionale Antimafia: "Le istituzioni prendano coscienza che i cittadini non possono portare avanti questa battaglia contro le mafie da soli"

Il Tribunale di Como

Il Movimento 5 Stelle torna a occuparsi del caso del processo per 'ndrangheta al Tribunale di Como per un pestaggio avvenuto in piazza Garibaldi a Cantù nel 2016. Udienza concitata il 12 febbraio 2019, con il giudice costretto a sgomberare l'aula. Il caso è finito all'attenzione della Commissione Parlamentare Antimafia.

Martedì 19 febbraio la nuova udienza, con le ritrattazioni del titolare del bar di Cantù sulle abitudini dei clienti accusati di 'ndrangheta che hanno spinto Monica Forte del M5S – Presidente della Commissione Speciale Antimafia, Anticorruzione, Trasparenza e Legalità di Regione Lombardia –a invocare a gran voce una forte presenza delle istituzioni a fianco delle persone chiamate a testimoniare, spesso intimidite e impaurite di raccontare la verità.

Foto - Monica Forte, Presidente della Commissione Speciale Antimafia, Anticorruzione, Trasparenza e Legalità di Regione Lombardia

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“Quello che è successo in Tribunale è sintomo del fatto che quando il cittadino trova la forza di denunciare ma poi non trova lo Stato al suo fianco, può succedere che prevalgano il timore e la paura per la propria incolumità e per l'incolumità dei propri familiari e quindi giunga ai casi in cui si ritratta o si minimizzano i fatti realmente successi in sede di processo” , osserva. Secondo Monica Forte, si tratta di “una reazione umana, in parte comprensibile ma non giustificabile. Quindi quanto è avvenuto pone ancora una volta l'allarmante accento sull'importanza della presenza delle istituzioni in casi come questo e sulla opportunità delle stesse istituzioni di costituirsi parte civile durante i processi. Ma in questo caso il Comune di Cantù non l'ha fatto e anche la Regione non è presente al processo”.

L'articolo 31 della Legge 17 del 24 giugno 2015 prevede infatti che “la Regione può costituirsi parte civile nei processi contro la criminalità organizzata per fatti di particolare rilevanza e allarme sociale verificatisi nel proprio territorio”.
“ Se però la costituzione di parte civile non viene sollecitata dai consiglieri del territorio per stimolare Regione Lombardia a utilizzarlo, alla fine diventa uno strumento solo sulla carta – continua il Presidente della Commissione Antimafia – Quindi è arrivato il momento che le istituzioni prendano coscienza del fatto che i cittadini non possono portare avanti questa battaglia contro le mafie da soli. Certo, possono contare sull'apporto delle Forze dell'Ordine e della Magistratura. Ma non è sufficiente: è necessario che le istituzioni affianchino i cittadini. Basti pensare al processo per l'assassinio di Lea Garofalo: la figlia di Denise Cosco fu affiancata da un gruppo di studentesse che presenziarono a tutte le udienze. Un supporto che diede la forza a una ragazza ancora adolescente di fare quello che oggi molti adulti non si sentono di fare”, conclude Monica Forte.

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