Odissea lungolago di Como, 11 anni fa l'avvio del cantiere delle paratie

Secondo il cronoprogramma di Regione Lombardia il nuovo appalto verrà avviato entro settembre 2019, ma le incognite sono ancora molte

L'8 gennaio del 2008, 11 anni fa, ebbe inizio il calvario delle paratie. Una vicenda infinita che ha già visto soccombere due sindaci, Stefano Bruni e Mario Lucini, prima che Regione Lombardia decidesse di mettersi in proprio. Dunque, almeno in questo senso, Mario Landiscina vive il suo mandato con l'agilità di chi può guidare la città senza avere sulle spalle l'enorme macigno del lungolago.
Ma pur svuotato da varianti, progettazioni e promesse agli elettori, in questa vicenda ultradecennale Palazzo Cernezzi non può certo svolgere il solo ruolo di spettatore, soprattutto quando si parla di arredi, uno dei tanti nodi che restano ancora da sciogliere dopo la "spianata" di Regione Lombardia. In ogni caso, secondo il cronoprogramma illustrato lo scorso ottobre al Pirellino dall'assessore regionale Sertori, la procedura per l'appalto verrà avviata entro settembre 2019 e il completamento dell’opera ad aprile 2022. “Una tempistica giustificata - aveva specificato Sertori - dal risultato finale che verrà reso alla città, ovvero una totale riqualificazione della passeggiata e la chiusura di questo annoso cantiere”.
Viste le innumerovoli promesse precedenti, non è che queste parole facciano dormire ai comaschi sonni tranquilli. Anche perché, nella migliore delle ipotesi, quella in cui tutto filerà liscio come l'olio senza nemmeno un intoppo, il cantiere delle paratie a manovella, sarà ultimato solo dopo avere compiuto 14 anni.  Insomma, se la tempistica troverà conferma nella realtà e non solo nelle carte, i bambini nati del 2008 riusciranno a passeggiare sul nuovo lungolago prima di diventare maggiorenni.
Ci aspettano comunque almeno altri 4 anni di passione, ma non c'è dubbio che il 2019 sarà l'anno decisivo per capire se quest'opera vedrà mai la fine. La fiducia dei comaschi nei confronti della politca è ormai persa: ora si tratta solo di non fare altre figuragge le cui conseguenze, anche sull'economia della città, potrebbero essere devastanti. Sbagliare questo progetto, fallendo nuovamente l'obiettivo, vuol dire elevarlo, se già non lo fosse, al piano della tragedia. Per ora rimane a livello odissea, per parafrasare un vecchio film "2022, odissea nelle paratie". 

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