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Maroni-ponte-generazionale

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La lettera (integrale) di Maroni ai sindaci sulla questione "cantoni". E la critica al quotidiano La Provincia

Nessuna decisione è stata presa, nessun documento ufficiale è stato predisposto. Per ora sull'ipotesi di divisione della Lombardia in Cantoni esistono solo delle bozze. Quanto si legge sui giornali non è del tutto corretto. Roberto Maroni...

Nessuna decisione è stata presa, nessun documento ufficiale è stato predisposto. Per ora sull'ipotesi di divisione della Lombardia in Cantoni esistono solo delle bozze. Quanto si legge sui giornali non è del tutto corretto. Roberto Maroni, presidente di Regione Lombardia, ha inviato una lettera ai sindaci del territorio comasco per fare chiarezza ed esprimere il suo punto di vista sul vivace dibattito in corso nel Comasco a proposito della paventata divisione della provincia comasca. Nella lettera, che pubblichiamo integralmente, Maroni non risparmia una critica al quotidiano La Provincia il quale, forte dell'indiscusso successo dell'iniziativa "cartoline" per il lungolago, ha lanciato una campagna per chiedere a Maroni di non smembrare il Lago di Como e la nostra provincia. Il dibattito suscitato dalla Provincia a detta di Maroni sarebbe "non sempre intellettualmente onesto". Una cosa è certa: il dibattito è acceso e qualche effetto lo sta avendo.

Carissimi,

mi rivolgo direttamente a tutti Voi, rappresentanti delle parti istituzionali, economiche e sociali e - Vostro tramite - ai cittadini della provincia di Como per chiarire la posizione della Regione nel dibattito vivace, ma non sempre intellettualmente onesto, sugli Enti di Area Vasta suscitato da "La Provincia" di Como; dibattito che ho promosso io qualche mese fa chiedendo a tutta la Lombardia di avviare un confronto serrato sulla riforma del sistema delle Autonomie, per non arrivare impreparati di fronte agli scenari che potrebbero aprirsi se passerà il referendum costituzionale del prossimo autunno.

Contrariamente a quanto appare leggendo i giornali, la Regione non ha preso ancora alcuna decisione sui nuovi Cantoni, che per legge dovranno sostituire le attuali Province, men che meno quella di "dividere il lago di Como". Per il semplice motivo che non c'è alcuna decisione da prendere oggi: prima di ogni decisione, infatti, bisognerà attendere l'esito del referendum sulla riforma costituzionale. Se vincerà il NO (come io auspico), peraltro, la questione "nuovi Cantoni" si chiuderebbe prima ancora di aprirsi, dato che rimarrebbero in vita le attuali Province.

Sul mio tavolo ci sono alcune bozze di lavoro, predisposte come materiale per la discussione che abbiamo avuto con Anci, Upl e Unioncamere e tutti i soggetti dei Tavoli provinciali, sintesi tecnica delle osservazioni arrivate da tutti i territori, compresi Lecco, Como, Varese e la Brianza. Queste bozze di lavoro contemplano varie ipotesi, tra cui quella che riguarda Como e il suo territorio: e proprio quella del lago (come ho più volte affermato) rimane una "questione aperta", e come tale sarà indicata nel documento ufficiale che scriverò nei prossimi mesi (e che quindi ancora non c'è) e che presenterò al Consiglio Regionale,

se e quando passerà il referendum costituzionale. Ritengo che la Lombardia, per complessità e diversità, abbia necessità di un solo livello intermedio di governo tra i Comuni e la Regione. Abbiamo l'opportunità di ripensare tutto il sistema, e lo faremo nell'interesse dei cittadini in un'ottica di reale semplificazione, con chiarezza di funzioni, di risorse e di responsabilità. Sono sempre aperto al dialogo, proprio a Como ho partecipato in più occasioni a momenti di confronto anche su questo tema. Sono abituato ad ascoltare e a tener conto delle buone ragioni dei miei interlocutori, assumendomi le responsabilità delle decisioni da adottare.

Voglio continuare in questo atteggiamento di ascolto, nonostante le polemiche strumentali di questi giorni e colgo questa occasione per ringraziarVi del contributo che sin qui avete messo a disposizione di questo dibattito. Non ho altro interesse che quello di proporre una riforma delle Autonomie condivisa e che sia capace di funzionare davvero, riducendo costi e burocrazia, nell'interesse dei cittadini.

Cordiali saluti,

Roberto Maroni

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