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Domenica, 29 Maggio 2022
Elezioni comunali 2022

Luca Michelini: "Bisogna lottare per ottenere il reddito scolastico comunale a Como"

Intervista a Luca Michelini, docente di storia del pensiero economico all’Università di Pisa, che lancia una petizione

Nel pieno della campagna elettorale, si alza una voce autorevole, e come sempre fuori dal coro, come quella del comasco Luca Michelini. Professore ordinario di storia del pensiero economico presso l’Università di Pisa. Tra i saggi e i volumi pubblicati, si segnala il recente Critica del liberismo italiano, 1990-2020, edito da Feltrinelli. Lo abbiamo intervistato per rimettere al centro dell'attenzione una questione delicatissima, e al tempo stesso troppo spesso trascurata, svilita e svuotata, non solo economicamente, come quella della scuola. Il ruolo di Michelini, ma anche la sua sempre attenta visione sulle quesioni sociali della città, sul tema della scuola era già intervenuto su queste pagine a inizio pandemia, offrono uno sguardo molto interessante e che potrebbe anche essere da stimolo per i candidati sindaci impegnati nella conquista di Palazzo Cernezzi.  

La sua passione per la politica come si confronta con questa campagna elettorale in città?

Seguo questo inizio di campagna elettorale e confesso di trovare gli interventi di tutti i candidati sindaco irretiti dal quadro amministrativo e politico in cui l’Italia e Como sono immersi da trent’anni. Una palude soffocante. La forza egemonica del neo liberismo consiste appunto in questo: proporre ed imporre, ad ogni livello istituzionale, una grammatica economico-politica, che di fatto impedisce pensare in modo alternativo e progettare la politica in modo altrettanto alternativo. E quando intendo la politica, mi riferisco anche a quella più vicina al cittadino, come quella del Comune. Beninteso: non si tratta solo di un problema ideologico-culturale. Si tratta di una cornice normativa e amministrativa alla quale l’azione degli individui, come delle forze politiche, si devono attenere, fino a tanto che non riescono a modificarla, spesso a prezzo di dure lotte. Oggi, però, sono proprio queste lotte che sono venute a mancare, per motivi ora impossibili da richiamare. Cioè oggi non esiste quasi più una cultura alternativa a quella neoliberista, tanto a destra che a sinistra. La misura dell’egemonia neoliberista è data dal fatto che essa permea la mente di tutti quegli individue e quei ceti sociali che dalle politiche neoliberiste sono stati toccati nel vivo, perdendo diritti, posizioni sociali, possibilità di crescita.

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Il ruolo dei candidati come ne esce?

Vedo che i candidati si esercitano al gioco “disegnamo la città!”. Nonostante alcuni di essi siano portavoce di forze sociali molto consapevoli di sé, cioè si fanno portavoce di bisogni precisi, prevale una sorta di idea signorile della politica: si progetta la città un po’ come si progettasse casa propria, come se tutto si svolgesse “in famiglia”. Ora, guardiamo appunto a casa nostra, il Comune di Como.  Si fa un gran parlare della vocazione della città: turismo, terziario avanzato e quant’altro. Nessuno vede quello che da anni è già Como: la città delle scuole. Non parlo ora dell’Università. Parlo delle scuole dell’obbligo. Escludo anche gli asili, sui quali invero ci sarebbe molto da dire. Escludo anche le scuole private (a cui Regione Lombardia dedica una politica ad hoc, come noto). Rimaniamo, invece, a quella scuola che la nostra Repubblica vuole obbligatoria, vuole segnata da percorsi didattici uniformi su tutto il territorio nazionale per forgiare il cittadino italiano, vuole gratuita. La scuola pubblica dell’obbligo.

Sambra sempre che la scuola possa essere sacrificata, è così?

A Como, anno scolastico 2021-22, ci sono 2694 alunni nella scuola primaria e 1970 in quelle secondaria di primo grado. Purtroppo l’Italia non prevede l’obbligo per la scuola secondaria di secondo grado, come logica vorrebbe. Rimaniamo comunque a 4664 studenti. Come è noto, l’Italia è fanalino di coda per quanto riguarda spesa e investimenti in istruzione. Trent’anni di alternanza di governo tra centro destra e centro sinistra non hanno prodotto nulla di significativo in ambito scolastico, se non politiche di taglio di bilancio giustificate da una ideologia e una pratica amministrativo del “merito”. In sé questione importante, ma di cui abbiamo imparato a diffidare proprio perché il culto del merito, puntualmente, ha sotteso scorciatoie volte appunto a tagli di bilancio. È fresca la notizia che il governo Draghi vorrebbe diminuire la spesa in istruzione. Come da copione, perché la nascita del suo governo a questo serviva: a restaurare l’ordine costituito neoliberista messo in crisi dalla pandemia, che ha mostrato la funzione strategica della sanità pubblica e, più in generale, della spesa sociale.

E in città cosa si dovrebbe fare per l'istruzione pubblica?

Credo che una iniziativa inderogabile per il Comune di Como sia quello di dare un reddito scolastico a tutte, ripeto: tutte, le famiglie. Nonostante la lettera e lo spirito della nostra Costituzione, che prevede la gratuità della scuola dell’obbligo, le famiglie sono invece costrette a pagare gran parte di ciò che è indispensabile per frequentare la scuola: libri, trasporto pubblico/privato, vestiti, attività ricreative, materiale scolastico.  Naturalmente si dovrebbe approfondire il tema degli investimenti nelle strutture scolastiche, che non sono pertinenza del Comune. Tralascio questo argomento, anche se è noto che non è raro che le famiglie siano chiamate a contribuire alle spese di manutenzione o di servizio delle scuole (imbiancatura, cosmesi per i servizi ecc.). Insisto: tutte le famiglie, indipendentemente dalla loro condizione sociale.

Aiuti per le famiglie, un dovere?

La gratuità implica che il costo del sistema scolastico sia soddisfatto dalla fiscalità generale, che nel nostro paese è progressiva. Purtroppo questo non accade e il Comune deve supplire. Ma deve farlo senza cadere nelle trappole del “merito”. Perdersi, come sempre accade, in criteri di eleggibilità fondati sull’ISEE, lo troverei sbagliato per numerosi motivi. Anzitutto è noto come nel nostro paese l’evasione fiscale sia circa del 30%. In secondo luogo, in ogni classe, di fatto, si svilupperebbe una discussione velenosa su chi paga e chi no, divenendo il centro di quel processo decisionale che invece deve essere fatto a livello centrale. In terzo luogo possiamo finalmente parlare di individualismo, non più fondato sull’origine famigliare: il contributo va alla famiglia, ma a favore di chi va a scuola, in quanto individuo. Le famiglie benestanti potrebbero rinunciare volontariamente al contributo, che andrebbe in un fondo apposito da destinare alla politica scolastica. Lo destinerei a creare in città un auditorium dedicato esclusivamente alle scuole, di ogni grado, dove gli studenti posso tenere i loro consigli e dove ogni scuola può sviluppare, gratuitamente (senza pagare affitto, dunque) proprie iniziative.

Come si realizza tutto questo?

Naturalmente si tratta di organizzare una carta-scuola utilizzabile solo per determinate spese, appunto quelle scolastiche.  Certo: il tema è problematico, per numerosi motivi. Basti pensare ai libri di testo. Sul piano prettamente tecnico-scientifico, essi sono del tutto superati, nel senso che gli insegnati potrebbero farne tranquillamente a meno: cioè potrebbero confezionarli essi stessi. Passare per l’adozione di un libro che ha un costo monetario ed è prodotto da un’industria privata è infatti una convenzione economica oggi resa del tutto superflua sia dalla tecnologia, sia dalla preparazione degli insegnanti. Naturalmente rimane il tema dell’approccio alla lettura di un testo, di un libro: che merita una cura a parte, tuttavia. Stante la notevole arretratezza del nostro paese in questa materia (Ma come!? Niente abecedario?!), includiamo comunque i libri di testo. Millecinquecento euro per studente: significa poco meno di 7 milioni di euro all’anno. Naturalmente i trasporti pubblici per gli studenti e i loro accompagnatori devono essere gratuiti nelle fasce orarie utili per raggiungere la scuola. Qui ci scontreremo, ovviamente, con il decreto concorrenza di Draghi e con l’aziendalizzazione dei trasporti. Si dovrà e si potrà trovare una soluzione. 
Per il bilancio del Comune di Como questa scelta è possibile, anche se sposterebbe l’asse strategico in modo netto. Sarebbe tuttavia anche una politica di aiuto alla famiglia senza precedenti. 

Eppure...

La famiglia: questa sconosciuta per ciò che rimane dl nostro “stato sociale”. Siamo in un paese che si dice cattolico e incentrato sulla famiglia eppure la famiglia è sistematicamente osteggiata. Proviamo a cominciare ad invertire la rotta. Proviamo a raggiungere in modo concreto circa 4000 famiglie. Proviamo a ricostruire una idea e una pratica di comunità, di nazione.

Nota

Chi fosse interessato a sostenere l'idea di un reddito scolastico può scrivere qui: luca.michelini66@gmail.com. Oppure firmare la petizione online qui.

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