Venerdì, 18 Giugno 2021
Politica

Sindaco di Como, il Pd ha in tasca un'altra carta: il tecnico Cosenza

Non solo Bongiasca sul tavolo dei dem cittadini

Cosenza e De Santis

Le grandi manovre di avvicanamento alle elezioni che nel giugo del 2022 consegnaranno il nuovo sindaco di Como, proseguono senza sosta nell'ombra delle stanze dei bottoni. Se il centrodestra al momento sembra sondare il terreno con più discrezione, il centrosinistra appare come sempre più scomposto. Tanto che il Pd comasco, con l'asse Gaffuri-Legnani, ha il suo bel daffare nel cercare di tenere a bada l'area progressista della sinistra cittadina, quella più temuta dalle correnti. Se la candidatura di Adria Bartolich, tuttora vista come una minaccia, ha rischiato di far saltare il banco, la prima risposta è stata quella di sondare il terreno con Bongiasca, come abbiamo anticipato ieri. 

Ben sapendo che il candidato avrebbe potuto risultare indigesto a molti, chi governa i Dem in città già sapeva di poter contare su un secondo nome di ferro: Giuseppe Cosenza. Un tecnico, con ampia esperienza amministrativa, al quale sarà più difficile dire di no. Bongiasca non vi piace? Allora mettiamoci d'accordo su un nome "neutro". Tutto questo ben sapendo - perché la politica è fatta di azzardi ma anche di calcoli - che, anche qualora non si dovesse trovare un accordo, la partita si deciderà al ballottaggio. Dove anche i "resistenti" del centrosinistra sarebbero alla fine costretti a confluire sul candidato voluto dal Pd. Ma le elezioni bisogna vincerle, arrivare secondi non serve a nulla, ed allora serve un candidato in grado di prendere Palazzo Cernezzi. Ed è per questo che non è detto che nei mesi a venire non ci siano ancora sorprese, perché la partita è ancora molto lunga. 

Va anche detto che non è nemmeno secondario il ruolo dell'area del centrosinista che ruota intorno all'esperienza di Officina Como. Se possiamo immaginare che De Santis non disdegna la candidatura di Cosenza - che peraltro non avrebbe ancora sciolto le sue riserve - e preso atto che l'esperienza Traglio può considerarsi chiusa, non ci sarebbe da meravigliarsi se uscisse proprio da qui qualche altro nome che al momento rimane in panchina. Pensare ad esempio a Barbara Minghetti è al momento improbabile ma non impossibile. 

Tuttavia c'è in corso una "silenziosa" partita a scacchi. Un gioco di forza, per non dire di potere, in cui le mosse delle pedine vanno ben oltre la questione di facciata tra destra e sinistra. Perché in mezzo, esattamente al centro della questione, ci sono gli intrecci economici della città. Che non sono solo una questione politica. Con il rischio, alla fine, che sotto scacco finisca come sempre la città. 

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