Compensi di giunta e consiglieri per aiutare le famiglie? Proposta bocciata

Ieri sera è arrivata in discussione nell'aula di Palazzo Cernezzi una delibera d'indirizzo presentata dall'opposizione per chiedere all'amministrazione del sindaco Mario Lucini di "introdurre, in fase di stesura del bilancio di previsione 2013 e...

Ieri sera è arrivata in discussione nell'aula di Palazzo Cernezzi una delibera d'indirizzo presentata dall'opposizione per chiedere all'amministrazione del sindaco Mario Lucini di "introdurre, in fase di stesura del bilancio di previsione 2013 e pluriennale 2013/2015, un apposito capitolo di entrata il cui stanziamento preveda l'introito di tutte le indennità o gettoni di presenza degli organi istituzionali (sindaco, giunta, consiglio e commissioni consiliari permanenti) per la durata di anni uno, devoluti dagli amministratori". Tali soldi, secondo la delibera presentata all'aula dal consigliere Enrico Cenetiempo (Pdl) sarebbero dovuti essere destinati "esclusivamente al ripiano dei debiti di tutti gli inquilini in affitto Erp (edilizia residenziale pubblica) che ne abbiano dimostrato l'effettivo stato di bisogno, prevedendone lo stanziamento su un apposito capitolo del bilancio di previsione 2013".

La delibera è stata bocciata. Solo tre consiglieri comunali hanno votato a favore della proposta (Laura Bordoli, Anna Veronelli e Sergio Gaddi) mentre tutti gli altri presenti si sono astenuti o hanno votato contro (Cenetiempo era assente dall'aula al momento del voto). La proposta contenuta nella delibera d'indirizzo è stata giudicata da molti consiglieri di maggioranza come "demagogica". Vito De Feudis (PD) ha valutato negativamente il riferimento esclusivo agli inquilini in affitto Erp: "Ci sono tante altre tipologie di persone che hanno bisogno di aiuto". Vincenzo Sapere (Paco-Sel) ha ricordato che "il compenso dei consiglieri comunali fu stabilito secondo la modalità del gettone di presenza e non dello stipendio proprio per incentivare la partecipazione ai lavori del consiglio". Sapere ha poi aggiunto: "Non credo proprio sia possibile attraverso una delibera, ancorché votata a maggioranza, costringere un consigliere comunale a rinunciare a un suo diritto".

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