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Como, vogliono modificare le modalità dei referendum cittadini. Ecco le ipotesi

Si chiama democrazia diretta: la possibilità per ogni cittadino di esprimere il proprio consenso o contrarietà a una decisione che l'amministrazione pubblica ha preso o vuole prendere. Nel caso del Comune di Como esiste solo il referendum di tipo...

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Si chiama democrazia diretta: la possibilità per ogni cittadino di esprimere il proprio consenso o contrarietà a una decisione che l'amministrazione pubblica ha preso o vuole prendere. Nel caso del Comune di Como esiste solo il referendum di tipo consultivo che non è vincolante per la giunta ma che dovrebbe comunque servire all'amministrazione per prendere coscienza della volontà popolare in base ai risultati della votazione. E' proprio su questo istituto - il referendum consultivo - che la commissione speciale di Palazzo Cernezzi, al lavoro in questi mesi per modificare il regolamento e lo statuto comunali, dovrà presto esprimersi. Il confronto si preannuncia serrato e vede contrapposti maggioranza e minoranza. La prima vorrebbe alzare il numero di firme necessarie per proporre il referendum e abbassare (o eliminare il quorum) mentre la seconda, la minoranza, vorrebbe semplicemente eliminare il quorum mantenendo invariato il numero di firme.

Funzionamento attuale

Attualmente per quanto riguarda il Comune di Como il referendum consultivo può essere proposto previa raccolta del 6% (circa 4.300) delle firme dei cittadini elettori. Affinché la votazione sia valida è necessario il raggiungimento del quorum, fissato al 40% degli aventi diritto al voto.

Le ipotesi al vaglio

Dalla maggioranza sono arrivate finora tre proposte. La prima: alzare il numero di firme al 10% e abbassare il quorum al 20%. La seconda: alzare il numero di firme al 15% ed eliminare il quorum. La terza: firme al 12% e nessun quorum. La minoranza, invece, in linea di massima vorrebbe mantenere le firme al 6% ed eliminare il quorum.

Il confronto politico

Sulle ipotesi ventilate dalla maggioranza l'opposizione si trova contraria ma sembra che ci sia margine (o forse necessità) di "trattativa" e di apertura per arrivare a una condivisione sul tema che, se non passasse all'unanimità in commissione potrebbe arrivare in aula per essere appositamente discusso dal consiglio comunale.

Contrario su tutta la linea è il consigliere Alessandro Rapinese (Adesso Como), presentatore di recente di un referendum per dire "no" all'opera di Libeskind sulla diga foranea (referendum che ormai seguirà le vecchie modalità anche qualora fossero approvate prima del voto le nuove modifiche). "Portare il numero di firme al 10% vorrebbe dire impedire la possibilità di presentare qualsiasi referendum. Sarebbe una pietra tombale sulla democrazia diretta in questa città. Figuriamoci il 12% o il 15%. Bisogna invece valutare come abbassare i costi dei referendum. In questo senso noi di Adesso Como avevamo proposto alcune soluzioni per risparmiare, come per esempio diminuire il numero di seggi".

La consigliera Andrée Cesareo del PD (membro della commissione insieme alla presidente Anna Veronelli di Forza Italia, Vincenzo Sapere di Paco-Sel, Luca Ceruti di M5S e Gianni Imperiali di Como Civica) spiega la necessità, condivisa nella maggioranza, di alzare il numero di firme e ridurre drasticamente il quorum: "Innanzitutto Como è una delle città già con il quorum più basso. Noi vogliamo ridurlo ulteriormente, fino ad eliminarlo, ma crediamo che si debba alzare il numero di firme necessarie per presentare il referendum. In questo modo c'è una maggiore garanzia che il referendum sia davvero voluto da un'ampia fetta di popolazione. Non è un modo per limitare l'espressione diretta dei cittadini - aggiunge inoltre Cesareo - ma è un modo per limitare eventuali abusi del referendum che causerebbero spreco di soldi per le casse comunali. Aggiungo, infine, che negli ultimi anni nessun referendum ha mai raggiunto il quorum. Con questa proposta questo non accadrebbe più".

La presidente della commissione, Anna Veronelli, si augura che "si possa trovare un'ampia condivisione su una proposta che renda questo istituto uno strumento di partecipazione efficace e utile" e spiega che "prossime settimane i gruppi di maggioranza e di minoranza valuteranno le diverse ipotesi sin qui emerse così da fornire ai commissari precise indicazioni. Se non si dovesse trovare sul tema una posizione unanimemente condivisa si porterà la discussione in aula al momento del voto sulla delibera".

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