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Como: Grandi Eventi e piccole ricette obbligatorie

Comunicazione e visibilità: gli ingredienti per rendere operosa la tassa di soggiorno

L'Arena durante il Lake Como Film Festiva

Quali sono gli eventi culturali che a Como si possono definire grandi? Dimenticato The Rhythm of The Lake, che oramai appartiene alla storia, proviamo a ricordarli in ordine cronologico: Miniartextil, Parolario, Festival Como Città della Musica, Lake Como Film Festival, Festival della Luce, Noir in Festival. Quanti di questi hanno una caratura potenzialmente internazionale? Tutti. Quanti di questi sono in grado di attirare pubblico internazionale? Nessuno. I motivi sono presto spiegati e sono essenzialmente tre: il primo è riconducibile alla cronica incapacità di programmare e quindi di comunicare a inizio anno un cartellone unico dei Grandi Eventi; il secondo è invece figlio dell’incapacità di vestire a festa la città nei giorni dei suoi eventi, rendendoli così pressoché invisibili invece di trasmetterne il sapore e la gioia;  il terzo, infine, è dovuto alla mancanza di luoghi stabili, fatte rare eccezioni come l’Arena del Teatro Sociale e forse Villa Olmo quando ne rientreremo definitivamente in possesso, purtroppo senza il teatro pulsante che aveva illuminato De Santis.

Parte di questi problemi potrebbero essere risolti investendo una parte consistente della tassa di soggiorno in comunicazione: accompagnando le rassegne durante l’anno con una battage pubblicitario significativo; colorando la città in modo che il clima di un festival lo si possa respirare e quindi vivere. Se mancano questi elementi, anche la manifestazione più importante, per ospiti o contenuti, viene svilita, peccando di provincialità o, peggio, di autoreferenzialità.

E qui arriviamo a uno dei nodi, ovvero a una delle suddette manifestazioni che sta vivendo un momento di riflessione. In questi anni, dal 2013 al 2017, il Lake Como Film Festival, ha realizzato più di 200 appuntamenti, dislocati in 48 diverse location, con film provenienti da 51 diversi paesi del mondo, tra fiction, documentari e cortometraggi, che comprendono anche i 28 cortometraggi realizzati da giovani autori sul territorio locale nell’ambito del Concorso FilmLakers, prodotti dal LCFF. Al programma di proiezioni si aggiungono 2 mostre fotografiche presso il Salone del Broletto e i numerosi incontri con autori prestigiosi del panorama cinematografico internazionale, ricordiamo, tra gli altri, Giorgio Diritti, Olivier Assayas, Peter Greenaway, Nastassja Kinski, Edoardo Winspeare, Andrej Koncalovskij, Vera Gagogleva.
La prima domanda è la seguente: per quale motivo il Lake Como Film Festival - evento fortemente brandizzato, con appuntamenti calendarizzati lungo due settimane e con una storia di un lustro alle spalle - incassa un contributo decisamente inferiore a quello del Noir in Festival? Non fraintendiamoci, non è un attacco alla storica rassegna cinefila invernale da poco traghettata a Como, ma la domanda è pertinente.
Detto questo, crediamo che sul Lake Como Film Festival, che già lo scorso anno ha abbandonato l’Arena per diventare itinerante, occorra fare una riflessione per non correre il rischio, in questa fase di mutamento, che la città lo perda. Sappiamo che l’assessore al Turismo Simona Rossotti sta lavorando a una "Carta dei Grandi Eventi" che in qualche modo potranno accedere ai fondi della tassa di soggiorno; quindi, oltre ad auspicare un riequilibrio o quantomeno a un rafforzamento dei contributi, speriamo che le criticità di visibilità che abbiamo provato ad analizzare in questo articolo vengano prese in considerazione se non per l’anno in corso, visto che siamo già ad aprile, almeno per il 2019.

Sarebbe poi bello che Como provasse a trovare ogni anno un tema comune suo cui lavorare, l’interazione  tra musica, cinema e letteratura, sarebbe magnifica ma ancora tutta da costruire. Pensiamo a Parma e ai suoi investimenti in tema di cultura: Barbara Minghetti sta tornando proprio in queste ore da Londra, dove il Festival Verdi del Teatro Regio si è aggiudicato il “2018 International Opera Awards”. Un riconoscimento forte, segno di un lavoro forte. Risultato che porta a un ultima considerazione, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: va bene la tassa di soggiorno ma una città non può diventare davvero grande, anche per se stessa, senza che una amministrazione preveda un investimento di bilancio adeguato per la cultura. In questo caso  lo si deve soprattutto ai comaschi.

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