Chiude la palestra della scuola Rebbio di Como: gli studenti restano in classe

La preside: "Il Comune è proprietario e percepisce i canoni, ma non dà nessuna collaborazione"

La palestra dell’Istituto Comprensivo Como Rebbio è chiusa. Un altro grande impianto comunale che diventa inagibile, altri cittadini che non possono usufruire di un servizio. La palestra della scuola di via Cuzzi, non viene utilizzata soltanto dagli studenti, ma anche da altre realtà: ora tutti a casa. Ma chi ha deciso? E perché? Formalmente la decisione è in mano alla dottoressa Daniela De Fazio, dirigente scolastica del plesso, ma arriva "come misura indispensabile rispetto a una serie di mancate certezze, nonché reali disfunzioni, legate alla sicurezza". 20 giorni fa la preside spedisce al Comune, proprietario dell'immobile, la richiesta di rimettere in funzionamento le luci di emergenza della palestra grande, che non funzionano, e di fare un'ispezione e un eventuale messa in sicurezza dei finestroni nella parte alta dello stabile. Non avendo riscontro, la dirigente minaccia la chiusura dell'impianto con il risultato di sentirsi rispondere dalla pubblica amministrazione che è sua facoltà farlo.

Il problema è molto complesso, perché è vero che il decreto 81 del 2008 indica i dirigenti come “datori di lavoro”, ma è anche vero che non avendo né l'autonomia per agire né i capitolati di spesa per affrontare dei lavori, di fatto i presidi nulla possono per mantenere in salute lo stabile. Ci si aspetta allora che a farsi carico di esigenze come quella di questo momento sia il Comune, proprietario degli immobili “e che percepisce i canoni relativi alle attività extrascolastiche”.  E continua la professoressa De Fazio, “È un problema che riguarda tutte le palestre delle scuole di Como, specialmente della parte nord, è un antico problema di cattiva gestione dell'edilizia scolastica, che non nasce né con questa amministrazione né con la precedente, ma di cui di fatto si raccolgono oggi i peggiori frutti. Ma è pur vero che è il Comune che dà concessione, che percepisce i canoni e mi aspetterei quindi quantomeno una forma di collaborazione".

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"Mi aspettavo anche una risposta più istituzionale dalla Giunta alle mie stanze, l'ideale sarebbe stato “ha ragione, ora vediamo come attuare un programma di restyling delle palestre comasche”, invece non soltanto questa collaborazione non mi è stata offerta, ma mi è stato chiaramente detto che potevo tranquillamente chiudere senza pensieri. C’è da domandarsi se un programma vero di ristrutturazione delle palestre di Como esista. Come dicevo, il problema si trascina veramente da anni, sia io che i miei colleghi nella stessa situazione in altre scuole siamo andati avanti a tenere le palestre aperte per senso di responsabilità nei confronti delle famiglie, ma oggi siamo arrivati a una situazione che mette a rischio la sicurezza e quindi non abbiamo veramente alcun’altra carta che la chiusura. Siamo dei Capri espiatori, nominalmente chiamati a gestire queste strutture, ma di fatto ben lontani dalla possibilità di farlo."
Al di là delle competenze, resta il rammarico per l'ennesima struttura sportiva chiusa nel comasco, dopo l'incresciosa vicenda della piscina di Muggiò, le cui serrande abbassate stanno dando tanti pensieri alle società sportive comasche di vasca.

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