Acceso dibattito sul centro commerciale di Camerlata previsto nel nuovo Pgt di Como

La discussione per l'approvazione della delibera di adozione del Pgt di Como (dopo l'adozione bisognerà approvarlo in via definitiva) è stata incentrata su un tema che si è rivelato caldo e che ha visto opinioni contrastanti anche all'interno...

La discussione per l'approvazione della delibera di adozione del Pgt di Como (dopo l'adozione bisognerà approvarlo in via definitiva) è stata incentrata su un tema che si è rivelato caldo e che ha visto opinioni contrastanti anche all'interno della maggioranza. Vale a dire i centri commerciali.

Infatti, il Pgt, così come approvato, contine la possibilità di realizzare nuove grandi distribuzioni di vendita che potrebbero trasformarsi in centri commerciali. A tenere banco nella discussione è stato, innanzitutto, il supermercato Esselunga di via Paoli (sull'area ex Trevitex a Camerlata) sul quale la discussione è stata molto serrata. Vediamo, in sintesi, il perché, cercando di fare chiarezza su una complicata vicenda che ha appassionato il dibattito politico durante le 8 ore di consiglio comunale a cavallo tra il 20 e il 21 dicembre 2012.

Nella passata amministrazione Bruni, Esselunga ha realizzato un supermecato sull'aerea ex Trevitex. Poiché non c'era l'autorizzazione a creare una superficie di grande distribuzione, sono state realizzate due superfici di media distribuzione separate da un muro. Inoltre, sono stati realizzati piccoli negozi al dettaglio nella stessa struttura e un cinama multisala da oltre 1400 posti. Piccoli negozi e cinema avrebbero dato origine, insieme a una grande distribuzione alimentare, a un vero e proprio centro commerciale. Ma il requisito affinché venga autorizzato un centro commerciale è l'esistenza di una grande distribuzione, cosa ben diversa dall'esistenza di due medie superfici di vendita (ancorché attigue e separate da un muro). Quindi negozi e cinema non hanno più potuto aprire e funzionare poiché non è stata data l'autorizzazione a una grande distribuzione. La proprietà del supermercato ha chiesto l'autorizzazione ad accorpare le due medie superfici e creare una grande distribuzione così da avviare il centro commerciale. Ma l'amministrazione Bruni non ha autorizzato questo accorpamento. La stessa minoranza di allora si era battuta per non dare l'autorizzazione. Infatti, in molti non digerivano il fatto che Esselunga avesse creato due medie superfici di vendita convinta di ottenere in seguito l'autorizzazione ad unificarle. Nel costruire il complesso commerciale con le due medie superfici di vendita la proprietà dell'area aveva garantito, per mezzo di una convenzione, alcune opere pubbliche da destinare alla colletività. Alcune di ueste opere non sono mai state completate. Per esempio il sovrapasso di via Badone.

La proprietà del supermercato fece ricorso legale contro l'allora dirigente comunale al Commercio e contro l'amministrazione. Ricorso, come ha ricordato il consigliere Vincenzo Sapere, sostanzialmente perso nei tre gradi di giudizio.

Luca Ceruti (M5S) ha proposto l'emendamento che, se approvato, avrebbe stralciato dal Pgt la possibilità per Esselunga di accorpare le due medie superfici. L'emendamento, però, è stato bocciato e adesso esistono i presupposti affinché Esselunga possa chiedere (attraverso la procedura dell'accordo di programma) di unificare le due medie distribuzioni, così da potere avviare il centro commerciale. La discussione, quindi, si è incentrata su due aspetti della vicenda.

Primo aspetto: è giusto dare questa possibilità ad Esselunga premiando la sua "strategia" di realizzare fisicamente un centro commerciale ancora prima di ottenere l'autorizzazione ad avviarlo?

Secondo aspetto: autorizzare il centro commerciale comporterà delle conseguenze per la vivibilità del quartiere di Camerlata? Quali saranno le conseguenze per la viabilità e quali per i piccoli commercianti del quartiere?

Ceruti con il suo emendamento non solo chiedeva che non fosse consentito il grande supermercato, ma anche che si esigesse dalla proprietà del supermercato il completamento delle opere pubbliche che spettavano al Comune come oneri di urbanizzazione. "Nel bocciare l'emendamento - ha commentato Ceruti - stiamo autorizzando un condono, premiando quindi lo stesso atteggiamento e modo di operare condotto a suo tempo al Dadone. Inoltre, sono convinto che il quartiere andrà in stress e sofferenza a causa di un nuovo grande centro commerciale che porterà un sovraccarico di traffico".

Alessandro Rapinese (Adesso Como) ha ricordato quando anche l'attuale maggioranza si oppeneva al centro commerciale di via Paoli: "Ma adesso, grazie alla giunta Lucini, Esselunga ha cambiato passo. E pure fatturato".

Il consigliere di maggioranza Vincenzo Sapere (Paco-Sel) ha votato a favore dell'emendamento di Ceruti sia per motivazioni "sul piano etico e morale" sia perché "il quartiere sarà penalizzato dal nuovo grande centro commerciale".

Anche un altro consigliere di maggioranza, Marco Servettini (Amo la mia città) si è detto contrario al centro commerciale di Camerlata e nella votazione dell'emendamento di Ceruti si è astenuto insieme ai colleghi di maggioranza Italo Nessi (Como Civica), Luigi Nessi (Paco-Sel), Guido Rovi (PD). Per Servettini il centro commerciale a Camerlata non favorirà l'occupazione, ma la diminuirà e la peggiorerà dal punto di vista qualitativo, con ripercussioni sul commercio cosiddetto "di prossimità". abbassando la qualità di vita della zona.

l sindaco Mario Lucini (guarda all'ora 2.53.05 il video Consiglio comunale discussione e approvazione Pgt) ha affermato che "questa è certamente una delle situazioni più delicate che ci troviamo ad affrontare" e ha ammsso che "quanto detto e ricordato da Ceruti e Rapinese è sicuramente vero, la procedura del Pir (Piano integrato di intervento, ndr) fu molto discutibile". Però Lucini ha assicurato che prevedere la possibilità di realizzare un centro commerciale non equivale ad autorizzarlo. La proprietà dell'area sta ora seguendo l'iter dell'accordo di programma che prevede che debba ancora esprimersi il consiglio comunale. Sarà allora, secondo Lucini, che si potrà valutare se concedere l'autorizzazione, anche e soprattutto in base alle opere compensative che la proprietà realizzerà cederà alla collettività.

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