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Abusi edilizi, la casa incompiuta a Garzola diventa un caso politico

Interrogazione di Nessi (Svolta Civica)

Vittorio Nessi, Svolta Civica per Como

E’ diventato un caso politico in consiglio comunale a Como la storia dell’abitazione incompiuta a Garzola. La questione, vecchia ormai di oltre 10 anni, è stata oggetto di un’interrogazione presentata mercoledì 10 gennaio 2018 dal consigliere comunale Vittorio Nessi, capogruppo di Svolta Civica per Como.

L’immobile

Al centro dell’attenzione una casa costruita a Garzola ma mai portata a termine per presunte irregolarità riscontrate nell’edificazione dell’edificio. I lavori erano stati sospesi con un’ordinanza dell’allora dirigente del settore Edilizia privata del Comune con riferimento ad alcune opere non previste nel permesso di costruire. Sempre secondo quanto scritto nell’interrogazione, successivamente era stato permesso di costruire in sanatoria alcune parti.
“Inspiegabilmente”, secondo Nessi, nulla veniva detto sulla distanza dal confine ritenuta inferiore ai 5 metri previsti per legge. “La realizzazione dell’opera è rimasta sospesa – si legge nell’interrogazione- e non sono state inoltrate né l’autorizzazione paesaggistica né il permesso di costruire. Da oltre otto anni l’immobile risulta non finito e si trova in evidenti condizioni di deterioramento. Dato il tempo trascorso e la decadenza del permesso di costruire – prosegue il documento- l’intera costruzione si presenta oggi in condizioni di evidente degrado, venendo a costituire elemento di pericolo per la pubblica incolumità e igiene, oltre che pregiudicare il decoro complessivo di una delle zone paesaggisticamente più pregiate di Como”.

Le sanzioni

Nessi afferma che fino al novembre 2017 nessun provvedimento è stato adottato dal Comune di Como, pur essendo risultato che il Consiglio di Stato con sentenza del 2010 aveva respinto il ricorso presentato dal proprietario contro l’ordinanza di demolizione delle opere ritenute abusive. Solo il 9 novembre 2018, “a seguito di sollecitazione del sottoscritto – scrive Nessi -il dirigente del Settore Urbanistica notificava alla nuova proprietà l’avvio del procedimento sanzionatorio edilizio” riferito a due parti specifiche dell’edificio. “L’amministrazione non ha adottato invece alcun provvedimento – prosegue il capogruppo di Svolta civica- circa la destinazione di una struttura edilizia incompleta e abbandonata, priva ormai da quasi dieci anni di un legittimo titolo di costruzione e per di più edificata senza il rispetto della distanza dalla strada pubblica, nonché l’altezza massima consentita”.

La distanza dalla strada

Proprio la distanza della costruzione dalla strada pubblica è uno dei nodi cruciali della vicenda: “Noi pensiamo – spiega Nessi – che esistano buoni motivi per ritenere che il calcolo delle distanze di questo edificio dalla strada non sia regolare anche se a suo tempo è stato assentito in questi termini. Non sussiste la distanza minima prevista per legge”.

Le richieste

L’interrogazione, infine, chiede al sindaco e alla giunta di Como se siano previste iniziative volte ad eliminare concretamente le irregolarità esistenti secondo Svolta Civica. In particolare Nessi chiede “se l’amministrazione intenda procedere con la dichiarazione di decadenza della concessione ed emettere provvedimento di demolizione dell’intero manufatto, incompleto e abbandonato, anche per motivi di pubblica sicurezza, igiene, decoro e di rispetto del paesaggio”. Infine il documento chiede di conoscere le tempistiche ipotizzate per portare a termine le procedure sanzionatorie indicate e che l’interrogazione venga inserita nell’ordine del giorno della prima seduta e “discussa con urgenza, trattandosi di una situazione di illegalità non più tollerabile”.
“Se non ci fossimo fatti vivi noi- conclude Nessi- la controparte non si sarebbe mossa a eliminare le difformità: la nuova proprietà si è impegnata a eliminare una delle irregolarità: controlleremo che ciò avvenga”. I

La situazione a Como

Intanto l’Ufficio Edilizia Privata del Comune di Como, su richiesta dell’assessore competente Marco Butti, ha esaminato lo stato delle ordinanze di demolizione inottemperate.
“Si tratta di una risposta a una richiesta preliminare di Nessi – ha spiegato Butti – da cui ho colto lo spunto per fornire un quadro della situazione. Voglio ringraziare per questo gli uffici che hanno lavorato in maniera precisa e dettagliata, un lavoro mastodontico”.
Il documento fotografa le ordinanze di demolizione e gli abusi riscontrati a Como dal 2007 al 2017, concentrandosi su quelli che si sono conclusi e su quelli ancora in essere.
1095 i provvedimenti sanzionatori attivati dal settore Edilizia Privata dopo i sopralluoghi effettuati dalla polizia locale per infrazioni paesaggistiche o edilizie. Di questi provvedimenti, 1042 risultano conclusi a seguito di rilascio di sanatorie o demolizione o pagamento delle sanzioni.
31 risultano ancora pendenti per il 2017: “Significa – ha spiegato Butti – che non sono ancora stati conclusi perché non è ancora stata fatta una valutazione degli uffici”.
Rimangono 22 situazioni di abusivismo verso le quali sono state emanate ordinanze di demolizione o di ripristino della situazione precedente che però non sono state ottemperate.
“È un quadro importante con numeri importanti – ha concluso Butti- da monitorare costantemente con attenzione”.

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