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Como, l'agricoltura paga cara la bufera di vento

Molti i danni alle strutture nel triangolo lariano e nell'erbese

Le raffiche di vento degli scorsi giorni, che hanno sfiorato gli 80km/h, nel comasco e nell'erbese non hanno generato danni solo in città ma anche e soprattutto nelle zone adibite alle coltivazioni agricole e agli allevamenti. 

Le testimonianze si  susseguono dalla Brianza Lecchese a Caslino d’Erba, dove un’azienda conta danni a quattro zeri, anche qui con stalla e magazzino scoperchiati dalle forti raffiche.

“E’ un riflesso evidente del cambiamento del clima in atto, in un anno che ha visto 673 tempeste di vento colpire l’Italia con un aumento del 44% rispetto al periodo precedente, con danni ai campi, agli alberi e alle strutture agricole” rileva Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco, nel ricordare come “lo scorso anno, l’agricoltura lariana abbia pagato a carissimo prezzo gli effetti di un clima impazzito. Basti pensare alle disastrose bombe d’acqua alternate a lunghe fasi siccitose, e alle repentine inversioni termiche che si fanno ancor più marcate nelle nostre zone a ridosso della catena alpina. Ricordiamo tutti, poi, quanto accaduto la scorsa estate in Valsassina, quando il territorio fu martoriato da frane e esondazioni. I timori per il 2020? Ci sono, e questo inizio d’anno non induce certamente all’ottimismo”.

Un doppio danno per l'agricoltura: non solo tetti scoperchiati, animali spaventati e danni alle cose, ma anche il crollo delle temperature, che nei giorni della merla erano state decisamente sopra la media, con una "falsa primavera" ha creato danni anche alle coltivazioni. 

“L’agricoltura – conclude Trezzi – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali”

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