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"Non ci si contagia a scuola, ma fuori": la mappa di aperture e chiusure

La scuola è sicura? "Sono avvilito per la mancanza di attenzione nei confronti di bambini e adolescenti. Abbiamo scritto una lettera al presidente Draghi. Speriamo che ci ascolti. Questo è il momento per investire. Se non ora, quando?" dice Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e componente del Cts

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"Contagi a scuola? In un ambiente dove si sta distanziati e si indossa la mascherina non ci si contagia. Ci si contagia fuori. Se fuori aumenta la diffusione i rischi aumentano anche nella scuola ma è l'esterno il problema non la scuola". Lo dice in un'intervista a La Stampa Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e componente del Cts.

Villani (Cts): "Non ci si contagia a scuola, ma fuori"

"Chiudere anche le primarie dove i contagi sono alti? Che i virus varino è noto, il virus fa il suo mestiere. Le varianti hanno dimostrato di essere più infettanti e quindi il contagio corre molto di più. Non è una questione di tifoseria ma di analizzare con serietà e poi fare delle scelte. Se la situazione epidemiologica è grave bisogna chiudere". "Sono avvilito per la mancanza di attenzione nei confronti di bambini e adolescenti. Abbiamo scritto una lettera al presidente Draghi. Speriamo che ci ascolti. Questo è il momento per investire. Se non ora, quando?", conclude Villani.

 1° marzo seguiranno le lezioni da casa: 800mila bambini della scuola dell'infanzia e della primaria, quasi mezzo milione delle medie e un milione e 800mila studenti delle superiori. È la stima del sito specializzato Tuttoscuola, che ha esaminato il numero degli alunni in Dad dall'Alto Adige alla Basilicata, calcolando che in tutto uno su tre degli otto milioni e mezzo di iscritti resteranno a casa. Sulla scuola c'è l'ipotesi di una stretta ulteriore nelle zone rosse e dove ci sono indici di contagio più elevati.

Scuole chiuse a marzo? La situazione nelle regioni

"Ora anche quelli che dicevano che la scuola è sicura e non è un luogo di contagio cominciano a tentennare o a ricredersi: bisogna prendere atto che, con questo quadro epidemiologico, e con l'impatto delle varianti, insistere sulle lezioni in classe è troppo rischioso", diceva ieri Pierluigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della regione Puglia, in un'intervista a La Stampa. "Anche gli esperti del Cts sembrano essersi convinti. Fosse per me, manterrei la didattica a distanza prevalente fino a fine aprile".

Ogni Regione sulle scuole aperte o chiuse deciderà in maniera autonoma. Ma in linea di massima, a meno di provvedimenti locali:

  • in zona gialla e in zona arancione: lezioni in presenza al 100% fino alla terza media e lezioni in presenza al 50% per le scuole secondarie di secondo grado;
  • in zona arancione scuro e in zona rossa: didattica a distanza.

Scuole aperte o chiuse: la situazione in Lombardia

Ecco la mappa aggiornata delle Regioni, con alcune novità locali:

Lombardia: da lunedì 1° marzo scatterà la zona arancione. Dal 23 febbraio sono invece in arancione rafforzato Brescia, la sua provincia e i comuni di Viadanica, Predore, Adrara San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro, Gandosso (BG) e Soncino (CR). Qui tutte le scuole chiuse fino al 2 marzo. Proroga della zona rossa nei Comuni di Bollate (Milano), Viggiù (Varese) e Mede (Pavia). Scuole chiuse quindi nelle zone arancioni scure nel Bresciano e in alcuni comuni del Bergamasco e del Cremonese. 

Presidi: "Normale che ci sia maggiore rigore con le varianti"

Per le scuole "l'elemento principale di novità è costituito da queste varianti che sembrano essere connotate da una maggiore contagiosità e aggressività e sembra anche che i contagi in alcune scuole stiano aumentando: è evidente quindi che un maggior rigore raccomandato dal Cts sia normale". Lo ha detto Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, ai microfoni di Radio Cusano Campus.

"Sicuramente all'interno delle scuole le regole sono state rispettate, però un conto è dover fronteggiare l'epidemia standard, altro conto è dover fronteggiare queste varianti più contagiose. Non dimentichiamo - ricorda - che nelle scuole del primo ciclo la frequenza è continuata quasi dappertutto".

Per Giannelli "certamente è stressante passare in continuazione da chiusure a riaperture, in questo senso sarebbero auspicabili degli automatismi, lasciare troppa discrezionalità agli enti locali non aiuta, poiché possono esserci comportamenti molto difformi da un ente locale all'altro e non sempre dettati dalla matematica della diffusione dell'epidemia".

Sul possibile prolungamento dell'anno scolastico, per il presidente Anp "si può pensare ad un prolungamento nella scuola primaria, ma è quasi sempre stata in presenza quindi onestamente non ne vedo una grande utilità. Sarebbe molto più utile valutare eventuali carenze formative, in modo da decidere eventuali interventi di recupero mirati. Ho proposto una rilevazione Invalsi per valutare eventuali carenze ed intervenire".

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