Isabella Ferrari è Fedra sul palco del Teatro Sociale di Como

La Stagione Prosa 2020 è inaugurata dalla Fedra firmata da Ghiannis Ritsos, uno dei più importanti poeti ellenici del ventesimo secolo. La poesia e il mito greco, ovvero le radici e l’essenza stessa della comune cultura e civiltà occidentale, rivivono sul palcoscenico del Teatro Sociale di Como mercoledì 28 ottobre alle ore 20.30, attraverso l’interpretazione di Isabella Ferrari, attrice amatissima dell’universo cinematografico, diretta da Maria Vittoria Bellingeri e accompagnata dalla violinista Georgia Privitera.

Da sempre la storia di Fedra, la figlia dei mitici sovrani cretesi Minosse e Pasifae, che finisce per innamorarsi del figliastro Ippolito, ha ispirato poeti tragici e non, fornendo una trama di eventi attraverso i quali esprimere in modo sempre diverso la condizione del desiderio. Anche Ritsos, come tanti drammaturghi, da Seneca a D’Annunzio, sedotto dal mito di Fedra, le dedica un’opera, concentrandosi sul suo eros proibito, sulla sua psicologia: la “sua” Fedra esplora i turbamenti contrastanti di una donna vittima delle proprie passioni e dei sensi di colpa che ne scaturiscono. La dichiarazione d’amore della Fedra di Ritsos ad Ippolito è una confessione che si svela gradualmente, sofferta, dilazionata con allusioni, rimandi, dichiarazioni indirette fino allo svelamento finale. È la rappresentazione di una storia assolutamente attuale in cui tutti possono riconoscersi, la storia di una donna che si dibatte tra passione e senso di colpa: qui

Fedra stessa, più che sottolineare la condizione incestuosa del suo dramma, evidenzia quella inconfessabile del desiderio, la sua natura multiforme e avvolgente e il valore liberatorio della parola. Un monologo di grande intensità trova nell’interpretazione di Isabella Ferrari una preziosa e intensa dimensione di poesia e di sogno, impreziosita dalle note del violino di Georgia Privitera. Poeta, scrittore e illustratore greco, Ghiannis Ritsos, era stato fortemente osteggiato durante il colpo di stato dei colonnelli del 1967 arrivando anche alla deportazione nel campo di concentramento di Partheni sull’isola di Leros. Solo in seguito ai movimenti d’opinione internazionali in suo favore, gli venne concesso il domicilio coatto ad Atene, dove morì nel 1990. Autore di numerose raccolte di poesia, completò proprio durante l’esilio la serie di monologhi d’ispirazione mitologica Quarta dimensione, di cui fa parte Fedra. Si tratta di un'operazione di attualizzazione del mito, che ha però anche un’allusione alla realtà sociale e politica. Ritsos usa le maschere dell’antica Grecia per parlare di democrazia, per far emergere le crisi sociali e quelle individuali, e infine per portare alla luce i sottili contrasti che disorientano e al tempo stesso fanno percepire con l’immediatezza della sensazione pura tutto il dolore di una vita di opposizione al regime.
 

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