Guglielmo Tell, l’ultimo capolavoro di Rossini per la prima del Teatro Sociale di Como

Il Teatro Sociale di Como

L’ultimo capolavoro di Gioachino Rossini (1792-1868), Guglielmo Tell, opera monumentale e titanica, innovativa, ricca di arie, divenute celebri nel grande repertorio operistico, nell’edizione italiana del 1831, inaugura la Stagione 2019/ 2020 del Teatro Sociale di Como (giovedì 26 settembre 2019, ore 20.00 e sabato 28 settembre 2019, ore 20.00), per la regia di Arnaud Bernard e la direzione d’orchestra e concertazione di Carlo Goldstein, in un nuovo allestimento Teatri OperaLombardia in coproduzione con Fondazione Teatro Verdi di Pisa. 

“Come sempre il titolo inaugurale è scelto e atteso, con più di un anno di anticipo - afferma Fedora Sorrentino, Presidente Teatro Sociale di Como AsLiCo - banco di prova dei giovani cantanti lirici, che si iscrivono al Concorso AsLiCo, giunto, nell’anno in corso, alla 71sima edizione. Il doppio cast in cartellone presenta talenti, vincitori di diverse edizioni del concorso, che si avvicendano in un’opera vocalmente molto impegnativa, e di rara esecuzione. È stato un atto di coraggio inserirla nel bando del concorso, un coraggio che ha gratificato tutti i partecipanti e ha premiato una scelta artistica consapevole, congeniale e nelle corde del Teatro Sociale.  È un orgoglio inoltre poter produrre, insieme al circuito di OperaLombardia, un nuovo ed originale allestimento di questo titolo, con un team creativo internazionale: è la conferma, come il resto della stagione 2019/2020, che stiamo operando sempre più in un circuito virtuoso, attuale e proiettato al futuro, che premia sforzi non indifferenti, per presentare ogni anno nuove produzioni, in sintonia con gli altri teatri lombardi. Mi auguro il pubblico possa essere rapito dalle suggestioni musicali di Guglielmo Tell, in un’interpretazione che sarà fedele alla delicatezza della partitura, definita da molti, sublime ed ineguagliabile”.

Guillaume Tell nell’edizione francese, era stato concepito per compiacere il teatro ed il pubblico francese, un grand-opéra, molto atteso, i biglietti erano andati esauriti da mesi e si dice che gli spettatori parigini, che attendevano con ansia l’evento, avessero posticipato la villeggiatura per non perdere l’occasione.

Dopo la prima, andata in scena il 3 agosto 1829 al Théâtre de l'Académie Royale de Musique (oggi Opéra national de Paris), dove Rossini era stato nominato directeur de la musique et de la scène du Théâtre-Italien, seguirono più di 600 repliche.

Tratto dall’omonimo dramma (Wilhelm Tell) di Friedrich Schiller del 1804, solo apparentemente non vide la notorietà popolare di altri titoli rossiniani, differente da tutti gli esiti precedenti, assolutamente innovativo per Richard Wagner, che, in un famoso dialogo annotato da Edmond Michotte, lo elogia con ammirazione incondizionata (molti furono gli influssi che quest’opera esercitò sul compositore tedesco, dall’intuizione dei leitmotiv alla ricerca di strutture aperte e precise); Wagner fece esclamare a Rossini “così ho fatto musica del futuro (musique de l’avenir) senza saperlo?”.  

Arnaud Bernard - foto-2

La partitura, che mantiene il sigillo rossiniano nella delicatezza, nell’armonia, in una qualsivoglia sottile ironia, presenta uno sforzo verso una libertà e una nuova tensione formale e drammaturgica, che così viene descritta da Wagner nelle righe registrate da Michotte: “una melodia libera, indipendente. Una melodia dalla forma estremamente precisa, che possa estendersi, contrarsi, prolungarsi [… ] ne avete dato un esempio sublime in quella scena del Guillaume Tell, Sois immobile ….” .

Tutto il mondo intellettuale dell’epoca ne rimase estasiato, le critiche uscite nei giorni a seguire riportavano “è vano cercare di misurare la grandezza del genio: il suo dominio non ha confini”, così François-Joseph Fétis si espresse sulla Revue musicale; “Il primo e il terzo atto li ha scritti Rossini, il secondo atto Dio” affermò Gaetano Donizetti. “Il Guglielmo Tell fa sembrare tutta la musica contemporanea, inclusa la mia, l’opera di pigmei” esclamò Vincenzo Bellini; “Qui, a dispetto del nostro mestiere di critici, ci è in usare una fredda lama per sezionare fino al cuore la sublime creazione. Lo facciano gli altri se ne hanno il cuore. Io posso solo gridare insieme alla folla Benissimo! Superbo! Ammirevole! Appassionante!!!!” furono le parole di Hector Berlioz, nella veste di critico, tra l’altro solitamente avverso a Rossini.

L’edizione italiana venne più volte rielaborata dal cigno di Pesaro, sia per motivi di censura, sia per connotare con un’accezione più intimistica il titolo che, al Teatro del Giglio di Lucca, nel 1831, non avrebbe potuto andare in scena con i presupposti del grand-opéra francese.

La produzione del Teatro Sociale mira a recuperare, grazie al lavoro svolto da Arnaud Bernard (nella foto sopra) e Yamal das Irmich (collaboratore alla regia), Virgile Koering (scene), Carla Galleri (costumi), Fiammetta Baldiserri (luci) il carattere più delicato e raffinato dell’opera, con un taglio che porterà l’immaginazione degli spettatori a tornare all’età dell’innocenza e a rivivere così la storia leggendaria del celebre eroe ed arciere svizzero, che guidò la ribellione del popolo elvetico, contro la dominazione austriaca.

Si tratta dell’ultimo grande sforzo, che vide Rossini impegnato sul fronte teatrale; uomo legato ai classici e ai valori dell’illuminismo, si cimentò sul fronte patriottico, anche se “il contesto è politico” afferma il regista Arnaud Bernard “non si tratta di un’opera politica”. Nel corso delle diverse edizioni ottocentesche, che si susseguirono in tutta Europa, i personaggi subirono cambi di nome e la trama diverse censure, la partitura venne rivista e rielaborata più volte dall’autore.

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