Mercoledì, 22 Settembre 2021
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De André 20 anni dopo De André: intervista a Cristiano

Nel 1997 a Cernobbio con Fabrizio, ora il ricordo live a Teatro Sociale di Como

Cristiano De André

Il 17 novembre del 1997, Fabrizio De André arrivò a Cernobbio per una tappa del tour "Mi innamorava di tutto".  Con lui, come nel precedente viaggio live dedicato ad Anime Salve, l'ultimo album di inediti pubblicato da Faber nel 1997, c'era anche il figlio Cristiano. Vent'anni dopo, il 16 novembre 2017, Cristiano De André salirà sul palco del Teatro Sociale per celebrare il padre con il terzo volume della serie De André canta De André: "Me l'hanno ricordata in molti questa coincidenza, sarà quindi un motivo in più perchè questo live in duo a Como diventi un'occasione speciale".

Cristiano è reduce dai concerti trionfali a Roma e soprattutto a Genova, la sua città: "Sono stati due momenti davvero toccanti - ricorda Cristiano - Genova, si sa, non regala nulla e vedere alla fine dello show tutto il pubblico alzarsi in piedi mi ha regalato un'emozione indescrivibile, ho ancora i brividi dentro". 

Le canzoni scelte dal repertorio del padre per questo terzo omaggio portano un messaggio profondo: "Questo è un tour - continua De André - contro le guerre psicologiche, contro il nulla che pervade questo tempo, contro i depistaggi politici, contro i più furbi.  Ricordo che un giorno mio padre in camerino mi disse di aver cantato per 40 anni canzoni contro la guerra e che nulla era mai cambiato. Aveva ragione, eppure sento di avere il dovere di continuare a smuovere le coscienze, soprattutto quando vedo ai miei concerti tantissimi giovani".  

Il punto è che le canzoni di Fabrizio sono ancora tragicamente attuali, segno di una profonda visione ma anche di una sconfitta della nostra società: "I grandi artisti come mio padre - dice De André - sono atemporali, hanno la fortuna di vedere prima le cose, sono in anticipo sul tempo. Tacere oggi sarebbe un delitto. Abbiamo raschiato il fondo e per molti ragazzi le canzoni sono almeno una consolazione, un rifugio. Quelle di mio padre scelte per questo nuovo disco hanno un filo conduttore preciso; io le ho fatte solo un po' più miei vestendole con nuovi arrangiamenti". 

Il ruolo dei cantautori, una volta chiamati impegnati, si è in effetti un po' perso: "Io sento che qualcosa si sta muovendo - racconta Cristiano con quella voce che ricorda sempre di più quella del padre - c'è in giro un'energia positiva diffusa, c'è un forte bisogno di pace e amore. Di rinascita". Un impulso creativo che il prossimo anno porterà Cristiano De André a pubblicare due nuovi progetti discografici: "Sto lavorando a Storie di un impiegato, un album che mi sembra perfetto per ricordare i 50 anni del '68, anche in questo caso rivisitandone le sonorità, e a un disco di canzoni inedite". 

Per quanto siano tempi duri, come il nome della band con cui esordì nel 1982, al ricordo di quel periodo Cristiano sorride, questo è un momento che chi ha il dono della voce deve farla sentire. E quella di Cristiano, l'unico musicista che in Italia ha sia l'autorovolezza sia la classe per cantare Faber, è una delle poche armi davanti alle quali ci possiamo arrendere. 

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