Nek "sbanca" il Casinò: dopo il concerto Quicomo entra nel suo camerino

Un concerto di un'ora e mezza attraverso successi nuovi, meno nuovi e storici. La musica di Nek - nome d'arte di Filippo Neviani - ha mandato in visibilio il difficile pubblico del Casinò di Campione. Ma c'era da aspettarselo, non capita...

Un concerto di un'ora e mezza attraverso successi nuovi, meno nuovi e storici. La musica di Nek - nome d'arte di Filippo Neviani - ha mandato in visibilio il difficile pubblico del Casinò di Campione. Ma c'era da aspettarselo, non capita sempre che un artista ospite della casa da gioco campionesi realizzi il tutto esaurito con largo anticipo rispetto alla data in programma. Lo stesso Nek, al termine del concerto di ieri che si è svolto nel Salone delle feste del casinò di Campione, si è detto sorpreso per la straordinaria riuscita della serata: “E' stato un concerto molto particolare per me, in una situazione molto intima e tranquilla e con un tipo di pubblico forse più difficile del solito perché erano tutti seduti e con un propensione diversa dai soliti concerti, ma come sempre la musica pensa a tutti indistintamente e alla fine il pubblico si è alzato e mi è venuto vicino. Forse perché quando dall'altra parte c'è qualcuno che dà loro modo di sentirsi a proprio agio si innesca una sinergia, un gioco di squadra e alla fine abbiamo dato tutti il 100 per cento”.

Scene come quelle di ieri non capitano sempre: gli spettatori che si alzano in piedi, che ballano, che si avvicinano al palco e che acclamano l'artista, per poi mettersi in fila dopo il concerto per scattare con lui una foto o farsi fare un autografo.

Non che ce ne fosse bisogno, ma la serata di ieri ha confermato quanto Nek – al secolo Filippo Neviani – sia decisamente sempre sulla cresta dell'onda e quanto le sue canzoni piacciano e arrivino dritte al cuore di un'ampia varietà di pubblico, abbracciando davvero tutte le età.

Solo quattro elementi, oltre alla voce di Nek, erano presenti sul palco. Nell'ordine in cui il cantante li ha presentati con simpatia alla platea: la batteria di Luciano Galloni, il basso Lorenzo Poli, la chitarra solista di Chicco Gussoni e la chitarra ritmica (nonché le tastiere) di Emiliano Fantuzzi. Cinque musicisti sono bastati per creare un ritmo e un volume di suoni rock che hanno riempito di energia l'ambiente circostante attraverso ventun brani del cantautore modenese, alcuni dei quali eseguiti solo parzialmente proprio per poter ripercorrere nel tempo del concerto quasi tutti i successi che hanno costellato la carriera dell'artista.

L'apertura di concerto è stata di efficace impatto grazie al ritmo incalzante di Fatti avanti amore. Un inizio degno del seguito: Se io non avessi te, Congiunzione astrale, In te, Angeli nel ghetto. Non sono mancate nemmeno l'immortale e sempre verde Laura non c'è o l'acclamata e richiesta a gran voce La stanza 26, interpretate con un'intensità tale da fare pensare che fosse la prima volta che Nek le cantasse. Come si fa ad amare così tanto e per così tanti anni una canzone? “Impossibile non amarle anche se le canto sempre – ha spiegato Nek nel camerino dopo la performance – perché senza di loro forse non sarei nessuno, avrei fatto un concerto di mezz'ora stasera e probabilmente sarei stato fischiato”. Ma così, ovviamente, non è stato. E dopo avere coraggiosamente (vista la difficoltà vocale) tenuto per la fine Se telefonando il cantante si è ritirato nel backstage, salvo ritornare sul palco per l'acclamatissimo bis: Da qui e Lascia che io sia hanno concluso la strepitosa serata.

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