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La dichiarazione di guerra di Gaddi al "bel mondo" della cultura a Como. Con nomi e cognomi

La dichiarazione di guerra di Gaddi al "bel mondo" della cultura a Como. Con nomi e cognomi

Mostra ferma a quota 14mila, la sfida di Gaddi: "Si spieghi alla città la distruzione di Villa Olmo"

Ha atteso una settimana circa. Poi, evidentemente, l'ex assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi e "inventore" delle grandi mostre di Villa Olmo, Sergio Gaddi, oggi capogruppo di Forza Italia in Comune, non ce l'ha più fatta. E così, tra una...

Ha atteso una settimana circa. Poi, evidentemente, l'ex assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi e "inventore" delle grandi mostre di Villa Olmo, Sergio Gaddi, oggi capogruppo di Forza Italia in Comune, non ce l'ha più fatta. E così, tra una visita guidata per la stampa internazionale alla mostra romana su Jacques Tissot e altre conferenze tra Catania, Verona e Bologna per altrettanti eventi d'arte, oggi è sbottato. E - dapprima tramite social network, poi contattato al telefono - Gaddi, come non raramente accade, punta come un toro furioso due obiettivi: il suo successore in Comune, Luigi Cavadini, le sue mostre e la parte politica che lo sostiene; e poi, su un altro versante, essenzialmente la Fondazione Volta che aveva proposto e sostenuto la candidatura di Como come capitale culturale italiana per il 2016 o il 2017 ma che, almeno per la prima annualità, è stata scartata a favore di Mantova.

"Como ha perso l'occasione di diventare città della cultura - esordisce subito in un post velenoso - Ed è giusto così. Sono contento, perché la candidatura presentata da chi ha ucciso la cultura in città suonava come un azzardo provocatorio. Come se il pilota prima sgonfiasse le ruote della macchina, per poi pretendere di vincere il gran premio". Pesanti gli attacchi al programma messo a punto per la candidatura a capitale della cultura, con critiche "alla pochezza del progetto e del dossier Se Como avesse vinto, quindi, sarebbe stata una palese ingiustizia. Ma questa volta, incredibilmente, non me la prendo solo con la triste giunta o con il sindaco, ma con pure con quei "privati" o pseudo tali che spesso sono anche peggio, con quel costoso carrozzone della Fondazione Volta, con i tavoli, gli amici vari, gli "enti del territorio" (ahahah), con la corte di nani e ballerine e con una nutrita schiera di soggetti improbabili che hanno gravitato nell'orbita della candidatura". Insomma, parole tombali e furenti come spesso accade nelle invettive di Gaddi. Il quale, peraltro, ha poi aggiunto in un secondo momento una vera e propria sfida all'assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, alla giunta e alla maggioranza di centrosinistra rispetto ai numeri della mostra in corso a Villa Olmo "Com'è viva la città" (14mila visitatori a 25 giorni dalla chisura, rispetto ai 23mila del 2014 ndr) e, in generale, agli esiti del trittico di eventi organizzati dal 2013 a oggi e dedicati al tema delle città.

mostra-22ago15-6"I numeri in sé non hanno bisogno di commenti - attacca - Siamo, oggettivamente, sotto la soglia dell'esistenza. Ma è per questo che chiedo pubblicamente che mi si venga a spiegare quali benefici culturali, turistici, economici, scientifici e di immagine per la città abbiamo conseguito in questi 3 anni con le mostre di Villa Olmo della giunta di sinistra. Vorrei davvero ascoltare le spiegazioni da chi ha sostenuto e avvalorato la distruzione di Villa Olmo dopo i nove anni con eventi di risonanza internazionale arrivati a richiamare in città anche 100mila visitatori. Mi si dica, ma soprattutto si dica ai comaschi che non meritavano questa punizione, cosa abbiamo guadagnato dalla cancellazione accanita di nove anni di grandi eventi per sostituirvi piccoli eventi velleitari e di fatto in larghissima parte ignorati dal pubblico. Il tutto, sempre a fronte di sponsorizzazioni per centinaia di migliaia di euro che abbiamo lasciato in eredità e che oggi sono appannaggio diretto del privato al quale spetterebbero investimenti di pari valore ma che io, con tutta franchezza, non sono riuscito davvero a percepire. La verità è una sola: non bastano ambizione e una fondazione qualsiasi per fare cultura, servono capacità e competenza. Non aggiungo altro".

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