Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cultura

Modero un dibattito sessista, retrogrado e inaccettabile. Volentieri

Stamane ho scoperto di moderare - il prossimo 16 settembre alle 18 all'Accademia Galli - un dibattito sessista, retrogrado e inaccettabile (per quanto aperto a tutti). Elementi già osceni in proprio ma resi poi ancora più insostenibili...

Modero un dibattito sessista, retrogrado e inaccettabile. Volentieri

Stamane ho scoperto di moderare - il prossimo 16 settembre alle 18 all'Accademia Galli - un dibattito sessista, retrogrado e inaccettabile (per quanto aperto a tutti). Elementi già osceni in proprio ma resi poi ancora più insostenibili dall'oggetto della tavola rotonda: la cultura. A muovere pubblicamente le accuse di cui sopra è Chiara Bedetti, comasca, nostra lettrice e da sempre impegnata direttamente sui temi della parità di genere e opportunità. Questa, per l'esattezza, la frase con cui ha stroncato il confronto pubblico del 16 intitolato "Con la cultura si mangia": "La cultura a Como è un affare da uomini. Un dibattito tutto al maschile è inaccettabile, al di là dei contenuti e dei relatori. Cultura e innovazione? ma per piacere!".

Da dove nasce l'affronto al mondo delle donne? Dal fatto che a dibattere saranno effettivamente soltanto uomini: l'assessore Luigi Cavadini, Pierpaolo Perretta alias Mr.Savethewall, l'architetto Michele Bollini, il giornalista e docente di storia dell'arte Angelo Crespi, l'albergatore e componenente della giunta camerale, Andrea Camesasca, Salvatore Amura, direttore della Fondazione Volta e presidente della Galli. Poi ci sono i figli discoli della famiglia Quicomo come moderatori: il sottoscritto per la pagina di Comozero e Maurizio Pratelli di QTime. Finite le presentazioni, passiamo alle considerazioni.

Nel rispetto sincero delle opinioni di Chiara Bedetti, e dopo una quindicina d'anni di "carriera" giornalista fatta anche di accuse e insulti molto ben assortiti, ammetto che quella di essere il membro di una setta sessista e cavernicola che esclude le donne da un workshop è una primizia assoluta. E la classifico senza alcun dubbio tra quelle da respingere al mittente immediatamente, senza tentennamenti, di getto. Primo motivo: per sensibilità e cultura personale, ho avuto e continuo ad avere enormi perplessità sui concetti di "quote rosa" in generale. Sorta di prelievi forzosi a cui, piuttosto, ho sempre preferito le politiche sulle pari opportunità destinate a scavare - forse lentamente ma in maniera destinata a radicarsi - nell'atteggiamento culturale delle generazioni. D'altronde, ho visto donne splendide affermarsi senza alcun bisogno di essere collocate tramite "provetta sterilizzata" all'interno di consigli di amministrazione, giunte comunali, governi, direzioni museali o redazioni giornalistiche e donne del tutto inadatte al ruolo gestire temi e organismi in maniera fantozziana. Esattamente come accade per molti uomini, nell'uno e nell'altro caso.

Questo, naturalmente, non vuole negare un'evidenza, ossia'impronta ancora senza dubbio maschilista di molti ambienti, specialmente di potere. Ma, nel contempo, anche ove le quote rose abbiano funzionato, spessissimo mi è capitato di constatare che se - poniamo - il 70% degli uomini in un determinato ambiente era più o meno palesemente incapace, anche nelle piccole quote rose la percentuale rifletteva una situazione identica. Insomma, che sia per vie naturali o che avvenga per strade "di legge", mi sono convinto negli anni che le qualità delle persone (o quelle che il sottoscritto percepisce come tale) alla fine emergano quasi sempre da sole e fuori da ogni schema di genere preconfezionato, di cui prendiamo comunque per buono il messaggio sociale.

barbara-minghettiMa dal generale e personale, andiamo un po' più nel dettaglio della giornata alla Galli. E' vero: relatori e moderatori sono tutti uomini. E allora? Al di là del fatto che l'organizzatore - l'Accademia Galli - può sempre (e ci mancherebbe) liberamente decidere chi invitare, chi garantisce che gli invitati non siano i più funzionali al dibattito previsto? In base a cosa non lo sarebbero, rovesciando il discorso? Per quali fattori determinati e preordinati ci sarebbe per forza dovuta essere una o più donne? Qual è la necessità materialmente dimostrabile, in relazione a quello specifico dibattito? O, per converso, dove sta la carenza spiegabile scientificamente?

Ma ancora: si ha la certezza che non seguiranno altri dibattiti su temi simili? Andando ancora più "larghi": sono mancati i momenti di appronfondimento sulla cultura, a Como, dove Barbara Minghetti è considerata la figura più importante da molti anni a questa parte (senza quote rosa) e con lei lavora un team in gran parte di donne? Potrei andare avanti per ore, sarebbe un errore. Anzi, sono già state un errore tutte le parole precedenti. Perché, in tutta onestà, l'accusa di partenza è così strampalata, infondata, pretestuosa e velenosa che va molto oltre ogni possibile spiegazione. Anche perché, forse, per evitarla, sarebbe stato sufficiente ipotizzare che si è voluto cogliere anche l'opportunità - almeno per quanto riguarda il sottoscritto - di tirare fuori dal pur sempre mondo impalpabile del web alcuni spunti e dar loro carne e volti. Era (quasi) tutto scritto qui.

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