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La Como (non) capitale culturale e Villa Olmo deserta, tra allegri deretani e qualche domanda

Nemmeno due mesi fa a Bergamo si concludeva la grande mostra dedicata dalla GAMeC - dove comunque vi è un'offerta multipla e continua e di grande raffinatezza culturale - a Kazimir Malevič. Il 26 febbraio scorso, alla Scuderie del Castello...

Questo al 20 marzo 2016, con i tavolini che sgusciano fuori dai locali di ogni angolo del centro per accogliere i primi deretani germanici o a stelle e strisce per il cappuccino dopo le cotiche. Ma della grande o piccola mostra, a una settimana dalle vacanze di Pasqua, a un mese dal Ponte del 25 Aprile seguito da quello del Primo Maggio, non si può sapere nulla. O almeno non ne sappiamo nulla noi, e per una volta saremmo lieti di poter leggere altrove - la buttiamo là: su "La Provincia" - l'indiscrezione, la conferma, la notizia sull'evento per i prossimi mesi. Tecnicamente sarebbe un "buco giornalistico", ma quando una cosa non si riesce a fare ma sta a cuore a prescindere, ben venga la concorrenza capace di fare meglio. Basta, però, che ora un nome, un titolo o un quadro particolare della prossima mostra primaveril-estiva-semiautunnale destinata a riempire le rimbombanti sale vuote di Villa Olmo esca, in qualsiasi modo.

cavadini-sfiduciaAnche perché, in caso contrario, il dubbio già più o meno strisciante che per il 2016 ancora si navighi ancora a vista dopo la bocciatura corale della prima ipotesi (una rassegna ancora legata ai temi di Expo e basata sui laghi lombardi nella pittura) comincerebbe a farsi forte, visto che dallo scorso inverno non si è più percepito alcunché rispetto alle possibili alternative in campo. Un silenzio gelido che però non può nemmeno lontanamente far ipotizzare che quest'anno Como - ripetiamo: la città che competeva per essere capitale culturale italiana - non ospiti una rassegna di livello nazionale se non, e sarebbe ora, internazionale. Non è pensabile, non sarebbe accettabile sotto alcun profilo (nemmeno politico per una giunta, nell'anno pre-elettorale). E poi il danno di privare per scelta già da un biennio la città di un evento culturale vero, solido, di riferimento e di richiamo nel periodo primaverile, con i suoi ponti e le sue festività, per spostarlo tra agosto e il periodo dei Morti, sembra già abbastanza. Inoltre, giunti ormai a fine marzo, ormai sono i dati di fatto a dire che difficilmente - qualsiasi cosa sia destinata ad approdare nella dimora del Cantoni - le prime visite potranno avvenire prima dell'estate visto che il metodo a cui si è vincolato l'assessore per la scelta degli organizzatori prevede la selezione pubblica con i suoi tempi e le sue procedure.

palazzo-cernezzi-2In febbrile attesa che il miracolo dell'annunciazione si compia da qui a brevissimo, resta comunque un nodo da sciogliere per il futuro. Ruota attorno ad alcune domande: con le (più o meno giustificate) ambizioni culturali di Como, è logico che quello che è ritenuto l'evento centrale del calendario culturale cittadino (la mostra annuale a Villa Olmo, appunto) sia ancora patrimonio esclusivo di un assessore (prima Sergio Gaddi, ora Luigi Cavadini), delle sue idee, delle sue proposte e al massimo di un confronto comunque rinchiuso nelle logiche politiche di una giunta municipale? Non sarebbe forse ora che questa città si interrogasse sulla necessità di iniziare a sottrarre al dispotismo delle anguste salette comunali ciò che peraltro, per natura, esprime un anelito massimo di libertà, ovvero l'arte? Davvero non si è ancora in grado di ipotizzare qualcosa che vada al di là del confronto tra una manciata di commercialisti, avvocati e funzionari per porre le basi di un disegno culturale di maggior respiro? Non sarebbe ora di affiancare alla politica - in termini dialettici ma autonomi - un laboratorio culturale diverso, meno soffocato da logiche personalistiche o di mero tatticismo politico, magari dotato di un comitato scientifico competente, per provare sul serio a uscire dai vacui slogan delle capitali culturali e cominciare a far di Como almeno il capoluogo (veramente) culturale di un intero territorio? Ipotesi, dubbi buttati là, naturalmente. Eppure riesce così difficile credere che una mostra, oggi, sul "lago più bello del mondo", possa coincidere ancora con un timbro su una delibera.

redazione@comozero.it

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