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Imbarazzarsi a Como per la Pinacoteca-ambulatorio

Non viene nemmeno voglia di guardare cosa via sia dentro o di sperimentare il biglietto unico appena lanciato dal Comune di Como. Non viene voglia nemmeno sapendo - ma bisogna averlo letto da qualche altra parte, perché lì non vi è traccia...

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Non viene nemmeno voglia di guardare cosa via sia dentro o di sperimentare il biglietto unico appena lanciato dal Comune di Como. Non viene voglia nemmeno sapendo - ma bisogna averlo letto da qualche altra parte, perché lì non vi è traccia dell'informazione - che a Pasqua e a Pasquetta l'ingresso sarà gratuito (come per gli altri musei civici di Como: Tempio Voltiano e musei archeologico e storico). Non vien voglia di nulla, passando davanti alla Pinacoteca Civica di Como. Nulla, d'altronde, fa da stimolo: non un manifesto, non una bandiera, non un'insegna ben visibile, non un qualsiasi espediente legato alle mille tecnologie moderne. Niente: grandi e regolari pareti anonime, ancorché storiche e di un certo pregio, ingresso anonimo, palazzo immerso nell'anonimato. Persino la scritta "Pinacoteca Civica", austera e quasi annoiata nel suo ferreo immobilismo, sembra stufa di star lì.

Non resta che andarsene velocemente da quell'angolo muto e vagamente desolato, capace soltanto - almeno oggi, 26 marzo 2016, con una città invasa dai turisti - di far pensare quanto fosse strampalata la candidatura di Como a capitale culturale italiana, qualche boutade fa. Se poi lunedì si celebreranno i molti ingressi del weekend perché gratuiti - pesando al chilo il frutto dell'omaggio - non ci sarà da rallegrarsi. Sarà un po' come il fiore posato sul sepolcro.

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