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Dall'Accademia Galli agli USA, Nardone (Anderson) scrive a Obama: "Vorrei incontrarla"

Sarà forse un fenomeno meteora, ma la sua scia non si è ancora spenta: dopo essere salito agli onori delle cronache internazionali per la sua falsa candidatura (sotto il finto nome di Alex Anderson) il comasco Alessandro Nardone continua a...

Sarà forse un fenomeno meteora, ma la sua scia non si è ancora spenta: dopo essere salito agli onori delle cronache internazionali per la sua falsa candidatura (sotto il finto nome di Alex Anderson) il comasco Alessandro Nardone continua a fare parlare di sé. Merito, questa volta, di una trovata che ha concretizzato questa mattina all'Accademia Galli di Como dove è intervenuto davanti a quasi un centinaio di giovani per parlare del suo caso di comunicazione/marketing che ha fatto il giro del mondo. Con lui era presente anche Pierpaolo Perretta (insegnante di Sociologia dei social media). L'incontro è stato moderato dal giornalista Davide Cantoni. Durante la mattinata Alessandro "Alex" nardone ha scritto attraverso l'apposito spazio dedicato alle lettere sul sito della Casa Bianca una lettera al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Riportiamo qui di seguito la lettera integrale tradotta in italiano:

Caro Presidente Obama,

mi chiamo Alessandro Nardone ma le scrivo come Alex Anderson, il candidato virtuale alla nomination repubblicana che qualche giorno fa ha fatto coming out rivelando la sua vera identità.

Come ho raccontato alla giornalista della BBC, quella di Alex non è la mia prima campagna elettorale ma, tra tutte, è senza dubbio la più entusiasmante della mia vita. Il perché è presto detto: immagini le diverse fasi della vita come dei fiumi, torrenti o anche piccoli corsi d'acqua che scorrono lungo canali diversi. Per anni, goccia dopo goccia, incessantemente. Fino a quando quel momento arriva, e tutti giungono a destinazione sfociando nel nello stesso, smisurato oceano.

Nel mio caso quei fiumi sono la passione per la politica, il background professionale, l'amore che provo per la mia Famiglia ed il mio Paese e la predilezione che da sempre nutro per gli Stati Uniti, ai quali mi accomunano non soltanto affinità culturali, ma anche legami sentimentali: in primis i miei zii che vivono a Los Angeles da oltre trent'anni, e la mia amata cugina Cristina che nel 2008 è tragicamente deceduta nel a Timbuktu, nel Mali, dove dirigeva un'importante operazione umanitaria per conto dei Peace Corps. Una persona unica, straordinaria, infinitamente migliore di me, che ha perso la sua vita mentre tentava di migliorare quella di persone assai meno fortunate di noi.

Ebbene, Signor Presidente, i miei fiumi sono confluiti in Alex Anderson, dando vita a un candidato venuto dalla Rete ma che, in molti casi, è stato percepito come più reale dei candidati veri. Immagino che ora si starà domandando il perché di un'affermazione tanto audace, e io la capisco, perché sono il primo a rendersi conto che una storia incredibile come quella di Alex, vista dall'esterno possa risultare paradossale; ma so anche di rivolgermi, oltre che al Presidente, al più grande innovatore della comunicazione politica 2.0.

Ne ho avuto conferma ascoltando molto attentamente il suo intervento di venerdì scorso ad Austin, e non è certamente un caso che io le stia inviando questa lettera durante un incontro con gli studenti di comunicazione multimediale dell'Accademia Aldo Galli di Como.

Come le dicevo, la performance di Alex Anderson mette in evidenza come gli utenti di Twitter apprezzino il fatto che lui, a differenza dei candidati reali, risponda e interagisca direttamente con loro. Pur essendo un candidato virtuale, Alex stabilisce con loro contatti reali, mentre i candidati in carne ed ossa si affidano ad account istituzionali gestiti da staff composti da decine di persone.

Certo, Alex non puo' stringere mani o essere votato, ma il punto è un altro: se uno strumento come il social network è concepito per abbattere le barriere che ci sono tra followed e followers, che senso ha utilizzarlo nella maniera diametralmente opposta? Volendo estremizzare il concetto è come se i candidati, anziché presentarsi di persona, agli incontri con i loro elettori mandassero dei sosia. Personalmente sono convinto che, in un momento storico difficile come quello che stiamo attraversando, in cui i populismi sembrano prevalere sulla buona politica, ogni governo di ogni nazione a vocazione democratica dovrebbe interrogarsi sulla distanza che si frappone nel rapporto con il popolo di cui è espressione.

Inoltre, sono convinto che l'esperimento di Alex sia stato accolto da molti Americani con interesse e simpatia per un motivo molto semplice, forse anche banale: Alex non ha fatto altro che esporre le proprie idee, e le ha discusse apertamente sia con chi le condivideva che con coloro che le avversavano.

Ovviamente mi rendo perfettamente conto di quanto nella Rete proliferino esempi negativi come quelli di associazioni criminali come l'Is, che la utilizzano per fare proseliti, e che questi fenomeni debbano essere combattuti senza se e senza ma; sono altresì convinto, però, che troppo spesso, in passato, si sia utilizzato un principio sacrosanto come quello del diritto alla sicurezza come pretesto per introdurre regole che hanno, di fatto, limitato la privacy e la libertà di ognuno di noi.

Da qui è nata l'idea di lanciare la provocazione della candidatura di Edward Snowden come candidato vice di Alex, per poter sfruttare l'esperimento della sua candidatura "fake" per mettere al centro del dibattito un argomento di importanza fondamentale, perché la libertà è la base su cui sono state edificate grandi democrazie come quella degli Stati Uniti d'America, che lei ha l'onore (e l'onere, me ne rendo conto) di rappresentare.

Certo, sono consapevole di non possedere alcun titolo per farlo ma, nonostante questo, le chiedo di concedermi qualche minuto del suo tempo per poterle esporre personalmente, ed in maniera approfondita, l'esperienza di Alex Anderson e per potermi confrontare con lei sull'importantissima questione relativa al diritto alla privacy ed alla libertà individuale nonché in merito alla situazione di Edward Snowden.

Grazie in anticipo per il tempo che, eventualmente, vorrà dedicarmi.

America is now!

Alessandro Nardone AKA Alex Anderson

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