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Caso Battisti, intervista a Torregiani: "Ero in guerra e non lo sapevo"

Folto pubblico ieri nella sala della biblioteca di Como per l'incontro organizzato dall'associazione Futuro. Ospite Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 da una banda di tre malviventi appartenenti ai Proletari Armati per il...

Folto pubblico ieri nella sala della biblioteca di Como per l'incontro organizzato dall'associazione Futuro. Ospite Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 da una banda di tre malviventi appartenenti ai Proletari Armati per il Comunismo. Di quell'assassinio fu riconosciuto e condannato come mandante e terrorista Cesare Battisti. A distanza di tanti anni il caso di Battisti, fuggito in Brasile e mai estradato, fa ancora discutere. Torregiani, figlio adottivo di Pierluigi, continua a portare avanti la sua lotta per vedere estradato in Italia e incarcerato Cesare Battisti. Nonostante la disabilità permanente (nell'agguato al padre fu ferito alla colonna verebrale e rimase paraplegico) la sua lotta continua con la convinzione e forza di sempre. Ai microfoni di QuiComo ha raccontato in sintensi il perché del suo libro "Ero in guerra e non lo sapevo".

Nell'incontro di ieri - introdotto da Matteo Borghi (presidente dlel'associazione Futuro) e dal consigliere comunale del Pdl, Marco Butti - è stato moderato dal giornalista del Corriere di Como Emanuele Caso e ha visto la partecipazione del senatore Alessio Butti (Pdl) che ha dialogato con Torregiani.

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