Cultura

ArtUp presenta Angelo Monti, la profondità della leggerezza

I lavori in lockdown degli artisti comaschi e ticinesi con il commento di Luigi Cavadini

Uno dei lavori di Monti

I musei sono chiusi, così come le pinacoteche e le gallerie private. Un momento difficile anche per l'arte. Tuttavia, quella che stiamo vivendo è una stagione ricca di narrazione e di momenti solitari che possono anche essere stimolanti. Gli artisti, che proprio attraverso le loro opere elaborano emozioni, non hanno mai smesso di lavorare e di essere ispirati, ognuno con la propria sensibilità, dalla pandemia.

Così abbiamo pensato di offrire loro un momento in cui potersi raccontare attraverso le loro opere. Ragion per cui - anche grazie alla collaborazione con Luigi Cavadini - QuiComo ha inaugurato lo scorso novembre la galleria virtuale "ArtUp", prima con Marco Vido e poi con Adriano CaverzasioPatrizia CassinaEster NegrettiLorenza CerutiGabriela Cecilia Spector e Gin Angri

Una personale riservata di volta in volta  a tutti gli artisti comaschi e ticinesi che in questi mesi di pandemia non hanno potuto esporre le loro opere. Unica condizione, che i dipinti, le sculture e le fotografie, non siano precedenti al marzo del 2020 e che le opere siano accompagnate dal racconto dei loro autori. Proseguiamo quindi con Angelo Monti, architetto (ma non solo) comasco.

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La leggerezza non è superficialità
Angelo Monti

Se non ci fosse il trauma di questa sospensione pandemica, continuerei a definire questi miei schizzi come dei “divertissements”. Parlare di gioco e di leggerezza oggi è però sempre più difficile, di fronte alla rovina di molte certezze e al dramma di dolori che non possiamo ignorare nemmeno se non coinvolti personalmente. Eppure… Eppure, forse, dobbiamo confidare nella leggerezza comunque. Per cambiare in meglio, innanzitutto, perché questo è il tema che covid ci impone. E perché, come scrive Calvino, la leggerezza non è superficialità. Disegnare per me raccoglie questo inconscio proposito, spesso terapeutico. Non ricordo quando ho iniziato a “giocare” con la penna, sicuramente da giovanissimo e, nel tempo, questa esperienza è diventata anche strumento per il mio lavoro di architetto.

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Non sono, né mi considero artista, se non nel rapporto mediato dall’architettura, che è o dovrebbe essere anche pratica artistica, ma di un’arte civile vocata a costruire la qualità dell’ambiente fisico in cui viviamo. Mi sento più affine ad un artigiano, ma in fondo la radice etimologica è sempre “ars”. Ho sempre disegnato su comuni fogli di carta con matite e pastelli, oggi più frequentemente (da tardivo digitale) con penna elettronica su IPad, osservando la personale regola di non “ricalcare” mai immagini fotografiche e di affidare le proporzioni alla sola percezione visiva. Spesso I miei lavori sono estemporanei, sollecitati da fatti e fenomeni di attualità su cui mi piace indagare, altre volte inseguono l’idea di raccolte tematiche, come la serie che ho dedicato all’Architettura e all’Eterno Femminino.

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Le immagini sono accompagnate da un commento, un po’ chiave di lettura, un po’ traccia interlocutoria. C’è infine una costante presenza della figura femminile, a volte figure amiche, altre sconosciute, spesso prese in prestito dall’arte (quella alta, quella vera). Non è solo il mio personale amore per la donna ma il riconoscimento, al di là della retorica delle quote rosa, che il futuro non innoverà senza di loro. P.S. a proposito di leggerezza… continuerò a disegnare sul divano.

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Disegni nati da refolo di vento
Il commento di Luigi Cavadini

Raccontare con leggerezza e con garbo. Un pensiero, un fatto, una visione, un’interpretazione. Angelo Monti chiama divertissement queste sue creazioni. Sul filo dell’illustrazione, ma con un piglio che va oltre, anche se lui, architetto, rifugge dal collocarsi nel mondo degli artisti. Anche se non vi è estraneo.
Disegni, innanzitutto. A mano libera, anche se “scritti” con matita digitale su ipad, colorati e mossi mediante un’app elementare che la pratica gli permette di piegare al suo volere. Sono nati così questi sguardi dal sapore metafisico che rimandano, anche con evidenti citazioni, a De Chirico ma poi spaziano nella contemporaneità, nel tempo sospeso del lockdown in cui sono stati realizzati e in cui tutti noi ci siamo persi. 

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Immagini fresche, trasparenti come acquerelli: atmosfere calde e vibranti che dilatano gli spazi, ma anche scansioni ossessive che captano e pietrificano il silenzio in cui puoi sentire i passi dell’uomo solo.  Un uomo che comunque cerca e, pur nell’isolamento, si agita e danza e canta rivolto al cielo o ad un mare virtualmente presente anche nel chiuso di una stanza.
Il vuoto delle piazze e le facciate dei condomini sono emblemi di un tempo, così come la fuga nel vento che dissolve e libera e come la mente che non si lascia confinare nel presente prigioniero ma cerca di andare oltre…

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