Martedì, 22 Giugno 2021
Cultura

Andrea Parodi, quando l'America è dalla stessa parte della luna

Zabala, la bellezza delle canzoni senza confine

La cover (foto di Radoslav Lorković)

C'è, parafrasando un brano del nuovo disco di Andrea Parodi, che di recensioni non ne scrivo più. L'ho fatto per 20 anni, poi ho preferito dedicarmi più al racconto che alla critica musicale. Faccio volentieri un'eccezione perché posso dire di aver vissuto in prima persona la genesi di questo lavoro. Ad Andrea Parodi mi lega una profonda amicizia che mi ha permesso di inseguire a lungo le nostre passioni sullo stesso binario; entrambi trasportati dalla locomotiva di quel magico treno per l'America che era All'1&35circa, dove Carlo Prandini, già nella seconda metà degli anni '90, ospitava i concerti dell'indimenticabile Carlo Carlini.

E' lì, in quella fucina di cultura musicale a cui tutti dobbiamo qualcosa, che Andrea Parodi ha visto la luce, quel lampo che negli anni gli avrebbe permesso di crescere prima come cantautore e in seguito come promoter. Tuttavia, il primo amore non si scorda mai. Così, dopo anni trascorsi tra l'America e la Brianza, Andrea non si è perso. Ha riaperto quel cassetto dove nel 2013 aveva riposto le sue nuove canzoni: 12 brani inediti - anticipati nel diario che ha accompagnato l'uscita di Zabalada ieri finalmente disponibili in tutti i negozi di dischi e online. 

Il terzo album solista di Andrea Parodi, il quarto se consideriamo anche Chupadero con la Barnetti Bros Band, è il disco non solo della maturazione ma anche della decantazione. Un affinamento in legno (quello del cassetto) che ha permesso al songwriter canturino di raccogliere il meglio della sua lunga esperienza sulle vie della musica americana. Strade infinite piene di vita e musica, di racconti e note che Parodi ha fatto sue miscelando la tradizione orale della canzone d'autore italiana a quella americana.

In un contesto narrativo sermpre al confine, Parodi ci si è immerso accompagnato da una sfilata di musicisti degni di una superband: David Bromberg, Larry Campbell, David Grissom, Scarlet Rivera, David Immerglück, Steve Wycham, Carrie Rodriguez, Joe Ely, Ryan Bingham, Greg Brown, James McMurtry, Sarah Lee Guthrie. Solo per citarne alcuni, perché gli ospiti illustri sono molti di più. Così tanti che Zabala avrebbe anche potuto essere solo una giacca piena di lustrini e non, invece, un abito su misura qual è. Perché a colpire è soprattutto l'omogeneità del disco, un po' come se questi musicisti e Parodi confezionassero canzoni insieme da tutta una vita.

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E si parte infatti benissimo con Buon anno fratello, dove il risultato d'insieme, con la chitarra di Grissom a cucire il tessuto sonoro, è davvero notevole. A memoria il miglior pezzo mai scritto da Andrea Parodi. Anzi no, perché al secondo passo Andrea si è superato anche sul piano melodico (elemento spesso dimenticato nella "nuova" canzone d'autore). Elijah quando parla è un microcosmo di suoni e parole a cui non manca nulla, nemmeno la gratitudine ai padri che Andrea porta in tasca e nel cuore. 

Ma nel fodero di Andrea ci sono pistole e crocifissi, perché la propria storia non la si può nascondere. I piani del Signore è un piccolo vangelo d'autore, dove all'organo di questa chiesa sacra e profana troviamo un ispiratissimo Joel Guzman. Ma è tutto l'insieme di corde e pedali a trasportare in alto la preghiera: da Luke Jacobs ad Alex Valle fino a Larry Campbell. E poi c'è la festa di C'è, forse il Parodi che conosciamo meglio, quello capace di mettere tante voci e strumenti sullo stesso palco per dare vita a una grande giostra musicale dove tutti ballano, suonano e cantano in un infinito cortile senza muri. 

Più Claudio Lolli che Fabrizio De André, più Woody Guthrie che Bob Dylan. Più Diego Zabala che Diego Maradona, Perché Andrea Parodi ama giocare più nell'ombra che nel sole. Più nella polvere che nelle spiagge dorate. Eppure Tutti i pesci del mare è qualcosa che profuma di Faber e Bubola, di gioia e sale. Un viaggio che fino alla fine offre un panorama autentico di stazioni che si aprono alle praterie della vita. Che sono quelle dove corrono i cavalli selvaggi. E la buona musica che Andrea ci offre come una lunga tappa di questi giorni sulle onde che non conoscono frontiere. Quando l'America, riscrivendo Lucio Dalla, è più vicina: dalla stessa parte della luna. 

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