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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cultura

78 giri quasi d'amore, la variante umana

Intervista all'autore Maurizio Pratelli che giovedì 18 febbraio presenterà il suo libro allo Spazio Parini di Como

Intervistare un collega è sempre una cosa difficile. Si rischia di scivolare nell'autocelebrazione. Intervistare un collega che non si è mai incontrato dal vivo, a causa della pandemia, su un libro sulla pandemia, è quasi paradossale. Posso dire di aver visto nascere questo volume, 78 giri quasi d'amore: Al riparo da un futuro invadente (edito da Arcana, ottobre 2020), giorno per giorno. 

Un diario musicale dove l'esperienza del primo lockdown, delle "chiusure" imposte e dell'incertezza accompagnano sia lo scrittore che il lettore. È un libro che si trasforma a seconda del momento che si vive interiormente, a seconda delle restrizioni o degli allentamenti.

Ma è soprattutto un libro che è tenuto insieme da parole, immagini e musica che hanno la stessa importanza e non possono prescindere l'uno dall'altro. Al centro di tutto il fattore umano. Quello che ultimamente latita e che è ben imprigionato negli sguardi dietro le mascherine. L'intervista all'autore, Maurizio Pratelli, è un pò surreale. È la persona con cui lavoro tutti i giorni, con cui mi confronto, a volte battibecco. La persona che però, sebbene mai incontrata, è riuscita a rendere umana anche questa redazione virtuale. Il cuore non manca, nemmeno in 78 giri quasi d'amore. Non manca nelle frasi e nelle risposte ruvide. E per me che lo immagino sempre con l'espressione del suo gatto, è un grande piacere scoprire quacosa di più su questo scrittore che sa usare bene le parole che ama condire con musica, immagini e vino. 

78 giri quasi d’amore: Al riparo da un futuro invadente. i riferimenti musicali sono subito forti. È un diario della pandemia, che oltre ad essere letto si ascolta (ogni capitolo suggerisci una canzone) e si canta nella testa. La musica è stata compagna o accompagnatrice di questo libro?

Le canzoni in questo caso mi hanno letteralmente preso per mano. Non solo hanno avuto un effetto consolatorio ma in qualche modo mi hanno indicato la via. Sono state il respiro del silenzio che ci ha avvolto in quei giorni e una fonte di ispirazione fondamentale. A iniziare dal titolo.

Il diario musicale, così mi piace definirlo, della pandemia è nato giorno per giorno. Forse all’inizio non lo sapevi neanche tu che sarebbe diventato un libro. Quando hai sentito l’esigenza di raccogliere i pensieri?

Io ho sempre l’esigenza di scrivere, di raccogliere i pensieri che si depositano di notte. Più che mai nei giorni della pandemia la scrittura è stata la mia medicina. Non mi ero dato obiettivi se non quello di fissare i mesi del lockdown senza filtri letterari. Al libro ho iniziato a pensarci dopo che alcune persone di cui ho grande stima mi hanno incoraggiato in questo senso. Per fortuna gli scritti sono piaciuti anche al mio editore, Arcana, che ha deciso di pubblicarli. Insieme abbiamo poi deciso di aggiungere la traduzione della canzoni e un commento ad ognuna.

Rileggendo le prime parti di 78 giri quasi d’amore, si evince la spontaneità del momento, l’essere sbigottito ma ancora fiducioso. Fiducia che poi, mano a mano (neanche troppo lentamente) si sgretola. Quando è stato il momento della disillusione?

Mi sono trovato come tutti immerso in una bolla che alla fine si è trasformata in una lavatrice mediatica. Ho cercato di uscire da questa sorta di centrifuga ideologica rimettendo al centro il pensiero, provando a dare voce alla variante umana che l’emergenza sanitaria stava completamente ignorato. E ti assicuro che andare “controcorrente” non è stato facile. Non tutti hanno capito e alla fine la disillusione è nata più dalle persone che non dalla pandemia.

I ricordi della tua vita e adolescenza in 78 giri quasi d’amore sono frammenti malinconici, il lockdown li ha fatti riemergere perché ti ha dato tempo di farlo?

Il lockdown mi ha dato la forza di mettermi in discussione, di raccontarmi senza filtri. Un po’ come se fossi stato sotto l’effetto infinito di un primo bicchiere di vino Quelle legate alla mia adolescenza sono le parti del libro a cui tengo di più insieme al “Fuori onda” dedicato al lago di Como. L’adolescenza mi riporta momenti di dolore ma anche di malinconia. In passato sono stato spinto a scriverne e questo libro è stata un’occasione per capire se chi lo aveva fatto aveva ragione. Io ancora non lo so, ma se ci sarà un altro libro di certo sarà un romanzo dedicato ai "miei" anni ‘70.

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Ho letto il sottotitolo del tuo libro cantando. “Un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei schiacciato con la fantasia". In che modo influisce per te l’età nel modo di affrontare la pandemia?

Questa è una domanda a cui davvero non so rispondere. Posso azzardare, per la mia esperienza, che possa avere un effetto più impattante su chi ha un vissuto non ancora completamente plasmato dalla tecnologia digitale. Ma il progresso in sé non è il demonio. Piuttosto non possiamo permetterci di subire senza conoscere. Occorre consapevolezza in ogni scelta. Non è facile ma non farlo rischia di limitare la nostra capacità di critica e reazione.

Nel libro parli spesso di dopo emergenza. Esiste ancora il dopo emergenza? Oppure, se potessi, aggiungeresti un capitolo?

Il dopo emergenza dipende solo da noi, dalla nostra voglia di vivere. Se dovessi aggiungere un capitolo lo userei per dire che essere grati alla vita vuol dire consumare ogni goccia di bellezza che ci offre. Spesso i muri sono solo nella nostra testa, anche in questo momento in cui ogni libertà ci sembra impossibile.

Anche le foto, in 78 giri quasi d'amore hanno un peso fortissimo. Impattano e si uniscono alle canzoni, alle frasi e ai ricordi. Raccontaci della parte iconografica del libro.

Io amo la fotografia, è un’arte incredibile. Ho la fortuna di avere molti amici fotografi che hanno contribuito con il loro prezioso lavoro a fissare una stagione incredibile. Alcuni loro scatti sono nel libro perché spesso una fotografia dice più di mille parole. In copertina ho voluto invece una mia foto che mi sembra riassuma tutto quello che abbiamo vissuto.

"E un futuro invadente fossi stato un po’ più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciato con la fantasia.” Se avessi avuto 20 anni sarebbe stato davvero così?

Se avessi avuto 20 anni sarei impazzito. Ma ho come l’impressione che il futuro sia più invadente per noi che viviamo di ricordi che per i più giovani.

Fattore umano, non pervenuto. Alcune foto del libro sono quasi spietate. Come si può combattere questa mancanza?

Con la parola, con il racconto, con la testimonianza. Non rassegnandoci al fatto che la socialità e la condivisione siano beni secondari. Riaffermando che la salute delle persone non passa solo dalla cura del corpo.

L’ironia può ancora salvarci? E il vino?

Essere ironici, soprattutto con se stessi, è fondamentale. L’importante è non essere mai banali. Il vino è come la musica, va scelto con cura. Ma più di tutto conta il cuore, senza la sua spinta emotiva non ci sarebbero stati nemmeno questi 78 giri quasi d’amore.

Giovedì 18 febbraio allo Spazio Parini di Como l'autore presenterà il suo libro e sarà occasione per parlare del periodo che stiamo vivendo. Io non ci sarò. Sono in quarantena. Potrò continuare ad immaginarlo in questa dimensione surreale con l'espressione uguale a quella del suo gatto. 

Musica consigliata per la lettura:

Alice

Francesco De Gregori

Alice guarda i gatti
E i gatti guardano nel sole
Mentre il mondo sta girando senza fretta

Anno 1973, album Alice non lo sa

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