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Sindacati italiani e svizzeri uniti contro l'Inps: "Basta spremere i frontalieri"

I sindacati italiani e svizzeri che tutelano i frontalieri si sono uniti nella battaglia contro l'Inps e il governo per chiedere che l'indennità dei frontalieri non venga assimilata a quella ordinaria. Infatti, dallo scorso settembre l'Inps ha...

I sindacati italiani e svizzeri che tutelano i frontalieri si sono uniti nella battaglia contro l'Inps e il governo per chiedere che l'indennità dei frontalieri non venga assimilata a quella ordinaria. Infatti, dallo scorso settembre l'Inps ha assimilato la loro indennità a quella ordinaria adeguandola alla normativa comunitaria che prevede che l’indennità di un lavoratore disoccupato sia quella ordinaria del suo Stato di residenza. I frontalieri, quindi, non beneficiano più dal primo settembre della cosiddetta indennità speciale e ora percepiscono il 25% dello stipendio anziché il 50%.

Nella conferenza stampa di questa mattina i rappresentanti dei frontalieri Cgil, Cisl, Uil, Acl, Unia e Ocst hanno presentato una serie di iniziative, a partire dalla raccolta firme che sarà consegnata all'Inps e al governo. Nella petizione - il cui slogan è "Basta spremere i frontalaieri" - le organizzazioni sindacali italiane e svizzere considerano la scelta dell'Inps "sbagliata e fortemente scorretta nei confronti dei frontalieri" ricordando che "il fondo speciale per la disoccupazione dei frontalieri giacente ammonta a circa 300 milioni di euro e quella somma è l'esclusivo risultato dei contributi che i frontalieri hanno versato tramite le loro buste paga all'Inps".

Inoltre, il 23 novembre è previsto il primo di una serie di convegni "contro lo scippo della disoccupazione speciale per i lavoratori frontalieri". Il convegno si terrà a Uggiate Trevano (Comune di frontiera) alle 20.30 nella Sala Coop di Palazzo Meridiana. Anche per il convegno lo slogan della locandina è "Basta spremere i frontalieri": l'immagine raffigura la mano dell'Inps che stritola un lavoratore facendo uscire soldi che vanno a finire nella mano del governo italiano.

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